«Ne sto facendo uno proprio ora», mi dice Lucia Seneca quando la sento per farmi raccontare tutto sui gender-affirming tattoos. «Che coincidenza, non capita spesso di fare questo tipo di lavori, e invece eccoci qui». Non è facilissimo infatti per me trovare un professionista del settore che pratichi questo tipo di servizi in ambito di affermazione di genere ma, infine, mi viene girato il suo contatto.



Su Instagram si chiama @lucisenecapmu ed è una dermopigmentista con base a Como. Specializzata in trucco permanente (PMU) e sopracciglia iper realistiche, esegue giornalmente anche trattamenti di dermopigmentazione della mucosa labiale, occhi e facial hair tattoos, come barba e baffi. In studio con lei c'è Stefano (@ste.9721), ragazzo ventottenne che sta affrontando il percorso di transizione di genere e ha aperto un Gofundme per poterne sostenere i costi. «Questo tatuaggio per me significa davvero molto, mi ha aiutato ad avvicinarmi quanto più possibile all'immagine che percepisco di me, mi ha dato un senso di serenità e affermazione – mi dice –. In passato la mia salute e il mio benessere sono stati messi a dura prova a causa della discordanza tra il mio corpo e la mia identità di genere. Infatti, è molto più di un semplice tatuaggio».

PMU è l'acronimo di Permanent Make-Up, una tecnica che consiste nell'inserire pigmenti colorati negli strati più superficiali della pelle attraverso aghi molto sottili, con lo scopo di riprodurre l'effetto del trucco tradizionale. È utilizzato per definire le sopracciglia, ad esempio attraverso microblading o shading, il contorno delle labbra aggiungendo colore (lip blushing), e per valorizzare lo sguardo con un tratto simile all'eyeliner. Può servire a camuffare cicatrici, a ricostruire l'areola mammaria dopo interventi chirurgici, per simulare la presenza di peli sul viso della barba o dei baffi. Chiamato anche tatuaggio cosmetico, viene utilizzato in un contesto di affermazione di genere per persone trans e non binarie praticamente fin dalla sua nascita, ma non sempre da professionisti con un un background consapevole. Se quello per riprodurre tratti culturalmente riconosciuti come più femminili sembra essere comunque abbastanza diffuso nei centri estetici specializzati, lo stesso non si può dire di quello per ottenere i cosiddetti facial hair. È infatti un servizio più raro, come sottolinea Allure in un articolo di giugno 2024 anche negli Stati Uniti, ma per il magazine si tratta della nuova frontiera del gender-affirming care.

Con questo termine, si intende l'insieme di pratiche, dei percorsi medici, psicologici, sociali ed estetici che hanno lo scopo di sostenere una persona nel vivere pienamente e serenamente la propria identità di genere. Non si tratta di un processo unico, uguale per tutti, ma di un percorso individuale che può includere, oppure no, trattamenti ormonali, interventi chirurgici, modifiche estetiche come il trucco permanente, il cambio del nome o dei documenti, il coming out con amici e familiari o l'adozione di abiti e comportamenti in linea con il proprio vissuto di genere. Un'assistenza che, come ampiamente dimostrato dalla ricerca, apporta benefici emotivi e psicologici alle persone che non si riconoscono nel genere binario assegnato alla nascita.

Il concetto di tatuare i peli sul viso, in realtà, non è niente di nuovo. Il microblading viene utilizzato da anni per aiutare gli uomini a rinforzare l'attaccatura della barba e dei capelli; anche se si tratta di servizi già rari in generale, lo sono ancora di più nei contesti di affermazione di genere. «La barba è un sogno che rincorro da anni, solo con le terapie qualcosa mi è cresciuto ma il mio obbiettivo rimaneva lontano. Oggi sono molto felice perché questo trattamento mi ha aiutato ad alleggerire la sensazione di dissociazione che provo costantemente mentre mi guardo allo specchio», racconta ancora Stefano.

In questo contesto sta nascendo però un nuovo approccio ai PMU: uno che esaudisca le richieste di clienti trans e non-binary, che potrebbero non essere in grado di farli crescere esattamente come desiderano, oppure a cui il servizio potrebbe essere negato perché non li hanno naturalmente. Negli Stati Uniti si chiama Miche Reeve (@michereevetattoo) il tatuatore di riferimento, che ha adattato i suoi servizi a clienti LGBTQ+ che già li utilizzavano per allineare aspetto e propria identità: «Ho sviluppato tecniche che possono alterare il viso attraverso la mascolinizzazione, la femminilizzazione o una combinazione delle due. Avevo in mente questo servizio da un po', soprattutto per la mia clientela transmasc che potrebbe non avere accesso alla terapia ormonale sostitutiva o che non ha ottenuto i risultati desiderati», ha dichiarato ad Allure. Oltre a Xenith Collective, il suo negozio aperto a Richmond, Virginia, nel 2023, Reeve ha fondato con il collega Sam Guthrie PMU in Transition, una coalizione educativa che offre corsi di formazione, workshop e consulenza incentrati sull'affermazione di genere e sull'inclusività per artisti PMU o imprenditori. «Io ho avuto la fortuna di incontrare Lucia, un'esperta nel settore della dermopigmentazione in generale, consigliata da varie persone che si sono affidate a lei per il trucco permanente – aggiunge Stefano –. Parlando con lei sono riuscito a sentirmi in libertà di affrontare il tema della mia disforia di genere e insieme siamo arrivati a programmare questo facial hair tattoo. Ho cercato e trovato uno studio che mi permettesse di esprimermi liberamente e nel quale potessi sentirmi davvero sereno senza temere alcun tipo di pregiudizio». Con lei, abbiamo quindi approfondito la questione.

Cosa sono i tatuaggi per l'affermazione di genere e i facial hair tattoos, l'intervista alla dermopigmentista

Come funzionano gender-affirming tattoos?

«I gender-affirming tattoos sono trattamenti di dermopigmentazione pensati per aiutare la persona a sentirsi più in sintonia con il proprio corpo e con la propria identità. Nello specifico il facial hair tattoo simula otticamente la presenza di barba o baffi. Lo realizzo con un ago super sottile, depositando pigmento nella pelle con una tecnica puntinata o a micro-tratti, per ricreare l'effetto realistico della rasatura. Si lavora molto sulla direzione, sulla densità e soprattutto sul colore, perché dev'essere perfettamente in armonia con il viso e la carnagione. Potrebbe sembrare un lavoro banale da eseguire, ma in realtà per un risultato ottimale serve davvero tanto studio e tanta pazienza».

Come aiutano i clienti?

«Non parliamo solo di estetica, ma di identità. I gender-affirming tattoos permettono, per esempio, ad una persona trans o non binaria di vedersi finalmente in modo coerente con quello che ha sempre sentito. Che sia una barba tatuata, delle sopracciglia più marcate o femminili, o la ridefinizione delle labbra, ogni dettaglio può fare una differenza enorme. In questi casi la dermopigmentazione non è solo un trattamento: è un modo per affermare chi sei, senza più chiedere il permesso».

Siete in tanti a fornire il servizio per quanto riguarda i facial hair (barba e baffi)? Secondo te dovrebbero essere più comuni?

«Non sono molti i colleghi che conosco che eseguono questa tipologia di trattamenti. Sarebbe bello se diventasse più conosciuto e accessibile. Più professionisti preparati significa offrire a chi ne ha bisogno un accesso più facile a servizi di qualità, sicuri e rispettosi. In più, avere più specialisti del settore aiuta anche a normalizzare e diffondere la consapevolezza intorno a questi temi, facendo crescere rispetto e inclusione nella società. Detto questo, credo sia importante che chi si avvicina a questo mondo lo faccia con la giusta professionalità e preparazione. Come succede con il trucco permanente in generale, se non fatto bene può fare più danni che altro, quindi non è un servizio da improvvisare o banalizzare. La cura, l'esperienza e il rispetto per la persona devono sempre essere al primo posto».

Che differenza c'è nel tatuare un PMU "classico" e un PMU in ambito di gender-affirming care, sia tecnicamente che emotivamente?

«Il trucco permanente, sia in ambito "classico" che nel gender-affirming care, è un’arte che richiede precisione, tecnica e una grande attenzione al dettaglio. Dal punto di vista tecnico, gli strumenti utilizzati sono pressoché identici e per entrambi i trattamenti aghi e colori sono personalizzabili a seconda dell'obbiettivo da raggiungere. In entrambi i casi si tratta di valorizzare la bellezza e la sicurezza di chi si affida a noi, ma nel gender-affirming care il lavoro spesso si intreccia con percorsi profondi di identità e riconoscimento di sé. Questo richiede ancora più empatia, ascolto e rispetto, perché il trattamento può rappresentare un momento molto importante nel percorso personale di ogni individuo. Detto questo, credo che ogni trattamento di PMU, a prescindere dal contesto, meriti la stessa cura e dedizione, perché dietro ogni persona c'è una storia, un desiderio di prendersi cura di sé e di sentirsi bene nella propria pelle».

Come secondo te un professionista dovrebbe approcciare il PMU nei casi di gender-affirming care? Come può renderlo un safe space per le persone che richiedono questo servizio?

«Credo che il primo passo fondamentale sia l'ascolto: ogni persona arriva con una storia, un percorso e delle emozioni uniche, quindi il professionista deve creare uno spazio accogliente e senza giudizi, dove chi si siede sulla poltrona si senta libero di esprimersi davvero. In sostanza, il "safe space" si costruisce con rispetto, empatia, competenza e attenzione a ogni dettaglio. Conosco professionisti di ogni settore che svolgono lavori tecnicamente a regola d'arte ma che peccano di empatia. Questa mancanza penalizza sia loro stessi che chi si affida a loro. Con me i clienti parlano davvero di qualsiasi cosa, si aprono senza vergogna e senza difficoltà. Sono una persona di base molto aperta e curiosa e mi lascio affascinare dalle storie e dai vissuti delle persone. E poi, empatizzo molto con chi decide di affidarsi alle mie mani».

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.