Dobbiamo ricordarlo sempre, ripeterlo se necessario: i cosmetici sono sicuri. Sempre, in ogni circostanza, senza ombra di dubbio. Le aziende, infatti, sono obbligate a immettere sul mercato solo e unicamente prodotti finiti privi di sostanze tossiche o dannose. Questo viene garantito non solo dagli ingredienti scelti per i cosmetici, dalle proprietà fisiche, chimiche e microbiologiche della formulazione e dal metodo di fabbricazione, ma anche dal PFI o Product Information File. Si tratta di una sorta di "carta d'identità" del cosmetico, che testimonia cosa contiene, una valutazione di sicurezza, la descrizione del metodo di produzione e le prove degli effetti se i test cosmetici dichiarati in etichetta ne impongono la comunicazione. Non solo: prima di essere immesso sul mercato, il prodotto deve essere notificato al portale europeo dei prodotti cosmetici CPNP e persino confezionato rispettando requisiti specifici di sicurezza.

Test cosmetici: quattro fasi per garantire la sicurezza

I metodi che devono essere utilizzati per testare i cosmetici sono stabiliti dalle farmacopee ufficiali. Generalmente, i principali sono tre:

  • Stabilità del prodotto
  • Challenge Test
  • Test In-Use

Come si eseguono le verifiche sulla stabilità del prodotto

Con stabilità del prodotto si intende la capacità della formula di mantenersi inalterata nel tempo, dal punto di vista chimico, fisico, funzionale e microbiologico. Allo scopo, la formulazione viene sottoposta ad alterazioni della temperatura per monitorare eventuali cambiamenti di colore, odore, texture. I protocolli sono, ovviamente, molto rigidi: è fondale, infatti, che la formula si mantenga stabile per poterla definire sicura per la pelle.


Il Challenge Test contro la contaminazione batteriologica

Si tratta di uno dei test cosmetici più importanti, in quanto verifica l'eventuale aggressione e contaminazione batteriologica dei prodotti in fase di fabbricazione, stoccaggio o durante l'utilizzo. Un test obbligatorio per tutti i cosmetici, tranne per quelli considerati a basso rischio come, ad esempio, i prodotti a base alcolica o quelli con pH basici come i saponi (l'assenza del test, però, deve essere giustificata). Come funziona il test? Semplicemente, la formulazione viene "contaminata" con dei microrganismi per verificarne la sopravvivenza nel tempo, verificando quindi il sistema conservante.

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Anna Efetova//Getty Images
I test cosmetici assicurano la stabilità della formula e la sua sicurezza

Il Test In-Use

Quando i prodotti cosmetici non hanno un sistema conservante, è possibile valutare il rischio di contaminazione con quello che viene chiamato In-Use Test. In questo caso, si tratta di un test che simula il reale utilizzo del prodotto coinvolgendo alcuni consumatori che dovranno testarlo. Dopo il periodo di utilizzo, i prodotti verranno testati dal punto di per verificare se i valori microbiologici rientrano nei parametri.


I test cosmetici facoltativi

Oltre a quelli obbligatori per legge, è possibile sottoporre i cosmetici a ulteriori test, al fine di certificarne altre caratteristiche e proprietà. Il Patch Test, ad esempio, si esegue su un gruppo di soggetti volontari e permette di verificare la tollerabilità dei prodotti ed evitare il rischio di dermatite allergica da contatto. Lo stesso test, poi, può essere eseguito su soggetti con pelle sensibile per garantire la tollerabilità anche per persone con problematiche cutanee. Per garantire l'assenza di metalli pesanti viene effettuato un test apposito, che determina la presenza di Nichel, Piombo, Cromo e Cobalto. Noto come Nickel Test non può garantire l'assenza totale di questo elemento perché spesso presente nell'ambiente o nei processi produttivi. In ogni caso, è importante che il Nichel sia presente a concentrazioni bassissime, tanto da non provocare alcuna reazione. Tra i test clinici più frequenti ci sono quello di comedogenicità — che permette di verificare se il prodotto ha effetti collaterali e, in particolare, se provoca la comparsa di comedoni — e quelli oftalmologici, che permettono di controllare eventuali irritazioni agli occhi.

Headshot of Beatrice Zocchi

Beauty addicted per vocazione, ho trasformato la mia laurea in Lettere in un lavoro che mi appassiona, almeno quanto la ricerca della skincare perfetta.