Leggendo l'INCI di una crema, un siero o un rossetto, vi è forse capitato di leggere tra gli ingredienti anche un nome curioso, che subito fa pensare ai grandi predatori marini. Si tratta dello squalane, una sostanza pregiata utilizzata nella cosmesi per i suoi effetti emollienti, capace di occludere i pori e diminuire la secchezza della pelle. Vero è che lo squalane non è che un derivato dello squalene, nonché uno dei principali componenti del sebo, simile alla paraffina per composizione (sono entrambi idrocarburi) ma diversa per fonte d'origine (la paraffina deriva dal petrolio, lo squalene ha origine vegetale). Spesso i due termini vengono confusi, ma è importante fare chiarezza e comprendere cos'è l'uno e cos'è l'altro.

Lo squalene

Come accennato, lo squalene è uno dei principali componenti del sebo, fluido viscoso composto di idrogeno e carbonio che, attraverso il follicoli filo-sebaci, raggiunge lo strato più superficiale della pelle e forma una sorta di pellicola (film idrolipidico) atta a prevenire l'evaporazione dell'acqua presente nei sottostrati, assicurando la corretta idratazione e lubrificazione del viso. Una ricerca pubblicata dal National Center for Biotechnology Information afferma che lo squalene ha importanti proprietà fotoprotettive e antiossidanti nei confronti dell'esposizione della pelle ai raggi UV. In altre parole, si tratta di un olio che protegge gli altri componenti della cute, ossidandosi al posto loro. Ma proprio questa predisposizione all'ossidazione, da cui derivano la produzione dei cheratinociti e delle infiammazioni, rende questo componente una delle possibili cause della comparsa di acne. Un'alta concetrazione di squalene nel proprio sebo corrisponde a un'alta probabilità di avere brufoili, poiché l'ossidazione favorisce la formazione di comedoni e provoca carenza di ossigeno nei pori.

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Iryna Veklich//Getty Images

Lo squalane

Simili ma non uguali, questi due termini non sono interscambiabili come molti erroneamente pensano. Lo squalane è molto usato in cosmetica perché, a differenza dello squalene, non presenta doppi legami nella sua struttura chimica e, per questo, propone una versione idrogenata dello stesso. Eliminato il rischio di ossidazione, ne consegue però una carenza dal punto di vista delle proprietà antiossidanti e dunque della capacità di proteggere la cute dall'azione nociva dei raggi UV. In ogni caso, questa sostanza rimane la più indicata nel mondo del beauty, sia per le sue capacità emollienti, sia perché non altera l'equilibrio lipidico prevenendo tanto l'ossidazione, come l'infiammazione e la comparsa di brufoli.

Ma cosa c'entrano gli squali?

Squalene e squalane derivano sia etimologicamente che storicamente dagli squali. In passato, la sostanza nella sua versione più pura veniva estratta direttamente dal fegato degli squali. Ciò ha causato negli anni, insieme ad altre pratiche atroci tra cui soprattutto il finning (la pesca delle pinne di squalo, considerate una prelibatezza in molti paesi), una mattanza periodica di questi animali, stimata tra i 63 e i 273 milioni dall'IUCN Shark Specialist. Oggi il mondo della cosmetica predilige i prodotti di origine vegetale, come le olive e la canna di zucchero. Risalire all'origine dello squalane attraverso l'INCI non è però possibile se non dichiarato in modo esplicito dal produttore. L'unica garanzia che si tratti di un prodotto ottenuto da fonti vegetali e responsabili sono le certificazioni vegan ed eco-friendly.

Olio di bakuchiol + Squalene d'oliva per il viso

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Purobio- fondotinta con squalano vegetale

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Natural Beauty Elixir Olio con olio di oliva idrogenato

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