Creator, imprenditrice e mente creativa dietro Mulac Milano, Cindy Sold – conosciuta dal suo pubblico come LaCindina – è tra le prime in Italia ad aver trasformato una passione per il make-up in un brand di successo. Un percorso costruito nel tempo, partendo dai social fino ad arrivare allo sviluppo di prodotti iconici, capaci di unire performance, ricerca e identità, come Lash Ceo, il nuovo mascara 3-in-1 che promette volume, curvatura e definizione in un solo gesto. Con Mulac, Cindy da anni va oltre i confini del beauty, portando avanti una visione sempre più orientata all’innovazione e alla funzionalità. Con lei abbiamo parlato di questo nuovo capitolo, della filosofia dietro la linea Ceo, ma anche del suo percorso creativo, personale e imprenditoriale.

Avete lanciato Lash Ceo, un nuovo prodotto della vostra linea di punta. Cosa significa per Mulac essere “ceo” del proprio look e della propria identità?

«I prodotti Ceo nascono da un trend social, soprattutto TikTok, in cui le persone dicevano con autoironia: «Sono ceo di…», associandolo magari a qualcosa di buffo o molto personale, era un modo leggero per raccontare una propria peculiarità, una caratteristica unica. Noi abbiamo tradotto questo concetto nei prodotti: i ceo sono i leader della loro categoria, sono pensati per essere i migliori, ma anche per raccontare l’unicità loro e di chi li usa. Non devono mai essere prodotti che fanno una sola cosa o che parlano a una sola tipologia di consumatore, devono essere trasversali, performanti, inclusivi e capaci di rispondere a più esigenze».

Come nasce un prodotto della linea Ceo?

«I prodotti Ceo nascono sempre da un’esigenza molto concreta. Noi di Mulac prima ancora che da tecnici, partiamo da consumatori: ci chiediamo "cosa vorremmo trovare sul mercato e cosa ancora non esiste?". Nel caso di Brow Ceo e Lip Ceo, per esempio, abbiamo sviluppato formule ad hoc, nate da brief interni e da anni di lavoro. Brow Ceo è una cera liquida per sopracciglia molto performante, con un applicatore specifico; mentre Lip Ceo è un olio labbra plumping, ph reagente, con una formula pensata per unire comfort, volume e colore personalizzato. Nessuno di questi prodotti esisteva prima, e a dire il vero non esiste nemmeno ora. Esistono olii labbra, esistono prodotti a ph reagenti ma mai tutto insieme. Noi abbiamo voluto fare l'extra e anche con Lash Ceo abbiamo fatto lo stesso ragionamento. Il mascara è un prodotto estremamente soggettivo che dipende molto dalle esigenze del consumatore: c’è chi cerca volume, chi curvatura e chi definizione. Noi volevamo un prodotto che riunisse tutti questi aspetti in un solo gesto, aggiungendo anche una parte trattamento grazie agli attivi presenti in formula».

Qual è la sfida più grande nello sviluppare un Ceo?

«La difficoltà principale è che un Ceo non deve limitarsi a seguire il trend del momento, piuttosto deve saperlo dettare. Per noi questi prodotti sono le icone del marchio, quindi devono funzionare oggi ma anche tra dieci anni, non possono essere legati a una moda passeggera. Devono essere prodotti riconoscibili, performanti e capaci di durare nel tempo. Per questo lo sviluppo di un Ceo richiede investimenti lunghi, anche dai due ai quattro anni».

Con Lash Ceo avete fatto un investimento importante anche nel pack, che è studiato da designer professionisti per essere bello e anche ergonomico. Quanto conta il packaging ora nel beauty?

«Oggi il mercato beauty è estremamente saturo: ci sono sempre più brand, sempre più competitor e prodotti mediamente molto buoni. Se dieci anni fa era facile trovare formule poco performanti e per essere competitivi bastava avere un buon prodotto; oggi, invece, quasi tutti si affidano a fornitori con un know-how altissimo e quindi il prodotto ottimo non basta più. Per questo bisogna distinguersi anche attraverso il design, con un linguaggio visivo specifico che dia un'identità riconoscibile all'articolo. Nel caso di Lash Ceo abbiamo lavorato sul pack a 360 gradi perché fosse bello esteticamente ed ergonomico, ma sopratutto perché fosse riconoscibile – sempre perché per noi è un'icona del marchio. L’obiettivo è che, vedendo quella shape, le persone pensino subito a Mulac».

È venuto fuori spesso il ruolo della linea Ceo nella crescita di Mulac, in cosa consiste esattamente?

«I Ceo sono fondamentali perché rappresentano le icone del brand e in questo modo trainano anche il resto della gamma, spesso avvicinando nuovi consumatori a Mulac. Nella storia del beauty ci sono stati tanti brand resi famosi da un singolo prodotto, una shade o una texture, che spesso sono però rimasti riconoscibili solo per quello. Noi volevamo costruire icone più trasversali, capaci di raccontare davvero il dna del marchio e di adattarsi a più persone possibili. Per questo i prodotti Ceo non hanno mai una caratteristica troppo soggettiva o limitante: devono parlare a un pubblico ampio, mantenendo però una forte identità».

Come si bilanciano creatività e responsabilità imprenditoriale?

«È molto complicato, devo ammetterlo. La mia anima creativa e quella commerciale sono due ruote che devono guardarsi e procedere insieme, ma non sempre si incontrano facilmente. Per un creativo può essere difficile gestire anche la parte amministrativa o commerciale, e in passato questo mi ha portato a momenti di vero down. A un certo punto, però, bisogna capire qual è il proprio ruolo. Oggi io mi occupo soprattutto della parte creativa, dello sviluppo prodotto e della visione del brand, mentre di tutta l'amministrazione si occupano altri collaboratori. Credo che in un’azienda tutte le aree vadano ascoltate, ma un brand deve anche saper fare il brand: deve vendere, certo, ma senza perdere i propri valori, il proprio dna e il motivo per cui è nata. Per questo per me era importante rimanere più concentrata sulla parte creativa. Ad oggi quasi tutti i brand sono uguali e seguono il mercato, noi stiamo cercando invece di tornare alle nostre origini. Vi posso dire che da Mulac vedrete delle cose belle prossimamente, ci sono novità in arrivo».

Cosa ti spinge dopo tutti questi anni a essere ancora così felice del tuo lavoro?

«Il fatto è che io amo profondamente il make-up, per me è uno strumento psicologico, creativo, personale. È bellezza, sfogo, trasformazione. È qualcosa che mi accompagna da quando sono piccola e che continua a farmi venire voglia di creare, tant'è che passo ancora le mie serate a truccarmi da Michael Jackson alle due di notte. Per me il make up è un terzo braccio, quel qualcosa in più che veramente mi permette di essere».

LASH CEO - MASCARA 3 in 1 VOLUMIZZANTE, ALLUNGANTE E INCURVANTE

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Credit: Courtesy of Ufficio Stampa

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Headshot of Eleonora Boin

Cresciuta tra la pianura, le colline e le valli venete, ho studiato relazioni internazionali a Trento e poi giornalismo a Bologna. Dopo un’esperienza da video giornalista nelle istituzioni europee, ho scritto di politica italiana e internazionale, mantenendo sempre uno sguardo alla dimensione culturale, soprattutto nell'ambito musicale. Mi interessa osservare ciò che succede quando politica, cultura pop e linguaggi digitali si incontrano, tra trend, narrazioni e cambiamenti sociali. Curiosa per natura, credo nelle storie che aiutano a capire il mondo - e magari anche a leggerlo con uno sguardo un po’ più critico.