In una società che misura il valore di una persona in base al numero di follower e spesso (purtroppo) ai propri guadagni, l'idea che il successo risolva ogni problema rimane una convinzione diffusa. A smontare questa narrazione è Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, 33 anni, una delle voci più autentiche del rap italiano. Dopo un passato segnato dalla provincia di Varese e dall'esperienza del carcere, il rapper ha raggiunto i vertici delle classifiche e collezionato sold-out. Cresciuto tra la Sicilia e Brebbia, in provincia di Varese, il suo è stato un percorso d'impatto e di rottura. Con l'album di debutto Scialla Semper (2019) ha conquistato il pubblico con un racconto crudo e senza filtri. Da lì sono arrivati i primi posti in classifica FIMI con i dischi Solo Tutto e Le cose cambiano, le collaborazioni con i grandi nomi della musica italiana e il traguardo del sold-out al Forum di Assago. Eppure, proprio al culmine della popolarità, l'artista ha sperimentato un benessere materiale che purtroppo non coincide automaticamente con la serenità interiore. In un'intervista a Il Corriere della Sera, l'artista riflette sul peso della fama e condivide un messaggio chiaro sulla ricerca di ciò che conta per lui oggi davvero nella vita.



Massimo Pericolo, la (nuova) ricerca dell'essenziale

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I traguardi raggiunti e le luci dei palazzetti pieni non hanno cancellato le fragilità dell'artista. Anzi, proprio mentre toccava il punto più alto della sua carriera, Massimo Pericolo si è scontrato con una vertigine emotiva spiazzante, dove il successo ha lasciato spazio a un'inaspettata sensazione di solitudine: «Quando sono arrivato in cima alla montagna, mi è sembrato di avere sotto non la roccia, ma il vuoto. Mi ricordo la sera del debutto al Forum di Assago: un trionfo, un delirio, ma poi un senso di vuoto: cercavo qualcosa da postare sui social e non trovavo nulla». Il raggiungimento della ricchezza e della notorietà non ha risolto le sue insicurezze originarie. La fame di rivalsa che lo aveva spinto fin lì si è trasformata in un nuovo tipo di ansia, legata alla paura di veder svanire ciò che aveva faticosamente conquistato: «Prima ero disperato perché non avevo nulla, poi lo ero perché avevo l'impressione che ciò che avevo conquistato potesse sfuggirmi dalle mani in un attimo. Ho capito che dovevo concentrarmi sull'essenziale, e mi sono accorto che in realtà lo avevo già prima». Proprio da questa presa di coscienza nasce l'insegnamento più grande che il rapper vuole trasmettere oggi a chi lo ascolta e lo prende come punto di riferimento: «È successo in varie tappe: innanzitutto, ho capito una cosa: successo e soldi non danno la felicità. È la cosa che ripeto più spesso ai giovani che incontro».

Dal carcere al buddhismo, la sua nuova vita

Per superare la paura di perdere tutto e ritrovare la stabilità, Alessandro Vanetti ha dovuto cambiare radicalmente prospettiva. Questo percorso di ricerca interiore ha radici lontane e risale proprio al periodo più buio della sua vita, quando si trovava in detenzione: «Don Marco, il prete del carcere, veniva a trovarmi, non sapeva niente di rap. Io stavo già andando verso il buddhismo, ma ci univa il desiderio di essere felici, di trovare ciò che dura e che non illude». Quella ricerca di senso ha preso oggi la forma di una routine rigorosa e distante dagli eccessi tipici dello star system, fondata sull'equilibrio tra mente e corpo: «Mi sveglio presto, curo il corpo con un'alimentazione sana ed esercizio fisico, palestra e arti marziali. Curo la mente con la meditazione buddhista, cerco di evitare qualunque negatività». A dimostrazione che i traguardi discografici e la fama non bastano a colmare la vita, Massimo Pericolo individua nella sincerità delle relazioni umane l'unica reale ancora di salvezza: «L'amicizia: con Chicco e Mohamed, con Giada, la mia compagna. È questo che regge».