Ha detto ai suoi fan che non importa in quale momento della vita ci si trovi, bisogna godersi le cose piccole della vita: cantare, ballare, sorridere, se serve piangere. Non so se il concerto di Bud Bunny sia considerabile una «cosa piccola» della vita, sicuramente la folla di 80 mila spettatori che era al concerto per la sua prima tappa all'Ippodromo di Milano se l'è goduta al massimo. Noi eravamo lì e, in attesa del secondo concerto di questa sera, vi raccontiamo che cosa ha reso indimenticabile la serata.

Il rapporto con i fan

Fin dal primo minuto Benito ha fatto sentire il pubblico parte dello show, non semplice spettatore. Si è scusato più volte, in spagnolo, di non riuscire a esprimersi in italiano, ma il messaggio è arrivato comunque forte e chiaro: stasera si balla, si canta, ci si diverte e ci si emoziona insieme. Ha passato il microfono ai fan sotto il palco, si è affacciato per salutare chi era più lontano, ha scelto volti tra la folla per portarli con sé. Una vicinanza che ha reso gli 80 mila dell'Ippodromo una specie di enorme festa di quartiere, sensazione ulteriormente amplificata dai casermoni della periferia Est di Milano sullo sfondo.

L'orchestra

Ad accompagnare Bad Bunny sul palco principale c'erano i Los Sobrinos, l'orchestra di salsa portoricana composta da tredici musicisti, tutti under 25, guidati da "Big" Jay Anthony Núñez e diretti da Julito Gastón. Con lui anche i Los Pleneros de la Cresta, per un impianto sonoro che intreccia salsa, plena e tradizione caraibica alla base del reggaeton. Il risultato è un primo blocco di show con fiati, percussioni e cori dal vivo che restituiscono peso e storia a brani come "Nuevayol" e "Baile Inolvidable".

L'omaggio a Modugno

Uno dei momenti più sorprendenti della serata è arrivato quando uno dei musicisti della band ha imbracciato il cuatro, il tradizionale strumento a corde portoricano, per intonare le note di "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno. Tutti insieme abbiamo cantato «volareeee» in coro, in un cortocircuito culturale che ha unito la melodia italiana per eccellenza alle sonorità caraibiche del reggaeton. Un omaggio breve ma che ha lasciato il segno, dimostrando quanto Bad Bunny curi i dettagli quando porta il suo show in un nuovo paese.

L'energia nella casita

Questa volta la casita, la riproduzione della tradizionale abitazione portoricana già vista al Super Bowl, non era posizionata sul palco ma in mezzo al prato, tra il pubblico. Una scelta che da un lato ha spiazzato chi aveva acquistato un biglietto gold pit aspettandosi di restare più vicino all'azione, dall'altro ha reso l'esperienza più democratica: più della metà del concerto si è svolta lì, con Bad Bunny circondato dai ballerini come in una vera festa di quartiere. Il momento più emozionante è arrivato quando ha scelto una ragazza tra la folla e l'ha abbracciata.

Il climax musicale al tramonto

Dal reggaeton in grande stile con l'orchestra si è passati, con l'arrivo della casita, a un registro più intimo e clubbing, tra Diles, Tití Me Preguntó e Yo Perreo Sola. Il picco è arrivato con Mónaco, l'unico brano tratto da Nadie Sabe Lo Que Va a Pasar Mañana rimasto in scaletta: proprio mentre il sole calava sull'Ippodromo, il pubblico ha ballato come non mai, chiudendo il cerchio di una serata che aveva unito radici e presente, orchestra e club, Porto Rico e Milano.