La prima immagine che ho di Yemaneberhan Crippa, meglio noto semplicemente come Yeman, quando entra nella nostra riunione su Google Meet è quella di lui, in t-shirt, seduto davanti a una parete senza niente intorno. È un’immagine chiara, senza fronzoli eppure distinta nella sua semplicità, che nel corso della nostra chiacchierata si allinea perfettamente con ciò che traspare di lui e della sua personalità: limpida, pragmatica, focus, determinata. Il motivo dell’incontro è il suo ingresso nella squadra di atleti di élite rappresentati da On, brand di sportswear svizzero di cui il mezzofondista e maratoneta classe 1996 diventa, di conseguenza, il nuovo volto.
Attuale detentore dei record italiani nei 3000, 5000 e 10000 metri e nella mezza maratona, nonché campione europeo e secondo italiano più veloce di sempre sulla distanza della maratona, Crippa entra ufficialmente a far parte del team On: «Yeman è un atleta eccezionale con una straordinaria etica del lavoro e una vera passione per lo sport», dichiara Niklas Bühner, Athlete Manager del marchio, «La sua dedizione all’eccellenza si allinea perfettamente con i valori di On e siamo sicuri che sarà una fantastica aggiunta alla nostra squadra. Non vediamo l’ora di supportarlo nel suo percorso e sognare insieme».
Il debutto ufficiale di Crippa con On è previsto per il 16 febbraio, durante la Edreams Half Marathon di Barcellona. Nell’attesa lo abbiamo raggiunto virtualmente in Portogallo, dove si trovava in ritiro, per parlare della sua nuova avventura, di sport, insegnamenti, ispirazioni e sogni nel cassetto.
Come ti senti per questa collaborazione con On?
«Sono entusiasta, non vedo l'ora di iniziare a testare le scarpe in gara. Ho già cominciato a usarle in allenamento e sono molto emozionato di intraprendere questa nuova avventura. È un'azienda che sta facendo del materiale di qualità e delle scarpe da prestazioni di alto livello, quindi non vedo l'ora di metterle ai piedi e iniziare a fare anch'io delle gare di alto livello».
Qual è la lezione più grande che lo sport può dare?
«La verità. Con lo sport è difficile imbrogliare perché parla il risultato. Quello che vali è quello che dicono i risultati, che sia negativo o positivo a un certo punto ti arriva il reso conto. Potrai anche mentire a te stesso, ma alla fine arriva un momento in cui devi essere onesto e accettare la verità».
Cosa rende un capo perfetto per fare sport?
«Deve essere veramente utile per quello che si vuole fare. Per esempio, una giacca anti-vento o anti-pioggia deve davvero servire a proteggerti e a non farti bagnare, deve essere perfetta per quello. Quando ci si concentra sullo stile si tende a trascurare l'utilità, ma per me la cosa importante è che se è una giacca si presenta come anti-vento o anti-pioggia risponda a quella funzione specifica. Secondo me questo è anche ciò che la gente cerca adesso, mentre magari qualche anno fa si faceva la gara a chi aveva l'anti-vento più figa nonostante non fosse davvero utile rispetto a quella che era la sua funzionalità».
In che modo essere un atleta influenza il tuo modo di vestire nella vita di tutti i giorni?
«Sei vestito quasi tutti i giorni in modo sportivo, perché sei abituato a usare la tuta per il riscaldamento e poi per andare al campo e alla fine entra a far parte della tua routine. I jeans li usi veramente poco perché non esci molto per fare una passeggiata o andare al ristorante. Nel caso di noi mezzofondisti, correndo due volte al giorno tutti i giorni è più facile vederci in tuta, piuttosto che in jeans o con un vestito elegante».
Un capo che per te è indispensabile?
«Sicuramente la calzamaglia».
Un personaggio a cui ti ispiri?
«Se penso all'atleta che vorrei diventare la mia fonte di ispirazione è il maratoneta keniano Eliud Kipchoge. In lui vedo tranquillità, pazienza, capacità di gestire le proprie emozioni, sicurezza in sé stessi: in lui vedo una persona e un atleta perfetto a cui guardare per la distanza che andrò a fare, che è la maratona».
A che punto siamo, secondo te, con l'inclusività nel settore dello sport?
«Secondo me siamo a un buon punto, sicuramente meglio che nella vita normale. Lo sport ci mette tutti sullo stesso piano perché alla fine quello che parla è il risultato. Quando abbiamo tutti gli stessi mezzi per correre vince quello che suda di più, quello che fa più sacrifici. Nello sport partiamo tutti dallo stesso livello lì vince solo chi lavora sodo. A volte mi chiedono della nazionale, dove siamo in molti a essere nati in Africa, ma per me siamo tutti uguali e credo che sia così anche per tutti i miei colleghi».
Un consiglio che daresti a chi sogna di diventare un atleta.
«Di iniziare per divertimento, perché quando arrivano i momenti di crisi se pensi solo a diventare un campione non sarà facile superarli».
Qual è invece il tuo sogno nel cassetto?
«Da alcuni anni il mio sogno nel cassetto è riuscire a vincere una medaglia olimpica, speriamo quella di Los Angeles nel 2028. Questo è il mio sogno più grande, ma ho tantissimi altri sogni nel cassetto: vincere una major [da World Marathon Majors, circuito di maratone di alto livello e prestigio, nda] come Londra, Tokyo o Berlino, o anche semplicemente un mondiale. A oggi ho detto la mia in Europa, ma mi manca una medaglia a livello mondiale o vincere una grande maratona».


















