L'intelligenza artificiale è davvero una minaccia per chi sviluppa videogiochi oppure è semplicemente l'evoluzione di una tecnologia che esiste da oltre quarant'anni?

Secondo l’enciclopedia Treccani, l’intelligenza artificiale è la “disciplina che studia se e in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l'uso di un computer”.

Dalle discussioni online al mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale è ormai un argomento con cui tutti noi, in qualche modo, dobbiamo rapportarci. Non fa eccezione il mondo dei videogiochi, sia tripla-A sia indie. Se da un lato alcuni sostengono che l’IA sia uno strumento utile per lo sviluppo e la produzione di giochi, dall’altra parte molti (tra editors, artisti e singoli fruitori) argomentano che l’IA generativa non abbia posto in un campo fortemente artistico quale la produzione di videogiochi.

Dunque, come definiamo la situazione in un panorama così frammentato? In questo articolo delineeremo la storia dell’IA nei videogiochi fino ai giorni nostri, e descriveremo come la scena dei videogiochi indie si relaziona con l’introduzione dell’IA generativa nel circuito di produzione.

L'intelligenza artificiale è sempre stata nei videogiochi

La storia dell'IA nei videogiochi risale a prima di quanto si potrebbe credere. Già nel 1980, con l’uscita di Pac-man assistiamo a un primo esempio di intelligenza artificiale nei videogiochi. I fantasmini contro cui Pac-man si ritrova, infatti, non sono dei semplici bersagli da colpire: hanno strategie e comportamenti difficili da prevenire; qualcosa di mai visto prima di allora!

Questi particolari comportamenti sono dovuti ad algoritmi che al giorno d’oggi possono sembrare semplici. Negli anni ‘80-’90 infatti si usava un modello di calcolo specifico: la Finite State Machine (FSM, o in italiano macchina a stati finiti), che permetteva ai personaggi non giocanti di reagire a determinate condizioni ambientali, o secondo la logica della macchina, di cambiare di stato in base a determinati input.

Da qui i videogiochi hanno puntato sullo sviluppo di queste tecnologie, avvalendosi di mezzi sempre più avanzati come il Machine Learning (in italiano “apprendimento automatico”), ossia lo sviluppo e lo studio di algoritmi che, attraverso il consumo di dati, imparano a riconoscere pattern e informazioni applicabili a dati inediti, per svolgere mansioni in game senza essere esplicitamente programmati.

Durante gli anni 2000-2010 questa tecnologia cambia completamente lo sviluppo dei videogiochi: un programma può infatti cambiare determinati elementi all’interno del gioco per far fronte alle tattiche del giocatore, ma grazie al Machine Learning le istruzioni impartite alla macchina (cioè la “programmazione” del programma) hanno avuto una drastica semplificazione.

Come è cambiato il ruolo dell'IA nello sviluppo dei videogiochi

Ma al giorno d’oggi, che posto trova l’IA nelle sue nuove manifestazioni nello sviluppo di videogiochi indie?

Stando ai discorsi online, chiunque parli di IA nei videogiochi tende a fare, almeno in parte, una differenza tra i modi in cui essa viene usata. A un’IA strettamente tecnologica, com’è stata usata finora, per affinare modelli e tecnologie che permettono di snellire la programmazione, ma anche di arricchire l’esperienza dell’utente; se ne contrappone una generativa, che va a introdursi nello spazio puramente creativo dello sviluppo, come per esempio l’uso di voci sintetiche o i segnaposto per le textures prima della fase finale di editing.

Secondo il capo di Playstation Production, in un’intervista del 2024, la tecnologia ha il potenziale di “democratizzare lo storytelling”, ossia di poter rendere partecipi della narrazione anche chi ha meno strumenti, e utilizzare i mezzi usati nel campo dei videogiochi per sviluppare anche altri settori artistici, come nel caso dei film live-action (in cui è possibile usare gli stessi asset dei videogiochi): permettendo quindi di concentrarsi sul raccontare storie, invece di preoccuparsi di questioni logistiche.

Facendo riferimento a questa logica, si sostiene che l’IA possa permettere di implementare una modalità di gioco più personalizzata sulle azioni del giocatore, per esempion ell’interazione con gli NPC (sono passi da gigante rispetto ai fantasmini di Pac-Man!). Questa visione mette al centro la personalizzazione come valore fondamentale per le nuove generazioni, così come fanno molte altre aziende che usano l’IA per esempio per rendere gli NPC più attivi nell’ambiente e reattivi alle azioni del giocatore, per rendere il mondo più vivo.

Perché l'IA generativa divide gli sviluppatori indie

Ma non tutti sono d’accordo con queste previsioni: l’azienda Hooded Horse (insieme a molti altri publisher indie) ha infatti manifestato il suo dissenso nei confronti dell’uso dell’IA, sottolineando le implicazioni etiche dell’uso di essa e inserendo nei contratti una clausola che ne impedisca l’uso in qualsiasi fase della produzione, persino come elementi riempitivi per le textures (per quanto sia difficile assicurarne il rispetto effettivo, resta comunque una presa di posizione chiarissima).

Secondo questa linea di pensiero, l’utilizzo di IA sarebbe visto come un tradimento verso il lato creativo dell’industria: infatti gli asset generati con essa si basano sul lavoro di artisti non retribuito e usato senza il loro consenso.

Prendendo come esempio una specifica fase di sviluppo, spesso capita che venga immesso sul mercato un prodotto che contiene asset IA, usati provvisoriamente per le texture di elementi grafici (come “segnaposto”), i quali andrebbero poi cambiati nelle fasi finali di sviluppo. Prima dell’implementazione di questi strumenti, si utilizzava una texture apposita particolarmente vistosa e antiestetica per segnalare di rimuoverla. Ora, per via degli asset IA, che sono meno pratici da rilevare ed eliminare una volta che il prodotto è pronto per essere rifinito, può capitare che per errore venga immesso sul mercato un gioco con ancora gli asset provvisori. Questo lo rende meno apprezzabile e toglie all’immersione del giocatore (oltre ché, secondo alcuni, alla credibilità del publisher!).

Inoltre, l’uso dell’IA costituirebbe motivo di ansie anche pratiche: preoccupazioni per la privacy, costi di implementazione, conseguenze ambientali potenzialmente disastrose (non soltanto per i singoli Paesi, ma per il mondo intero), sono alcune delle problematiche che più premono la questione, sia dal punto di vista delle aziende che dei consumatori.

Il futuro dei videogiochi sarà davvero scritto dall'intelligenza artificiale?

Il futuro dei videogiochi sarà davvero scritto dall'intelligenza artificiale?

L’uso dell’intelligenza artificiale non è cosa nuova nel mondo dei videogiochi, anzi, si può dire che l’industria videoludica ne sia stata pioniera. Ma ora che l’IA generativa si fa strada nella vita quotidiana, le opinioni divergono radicalmente tra chi ne sostiene l’uso e chi lo vieta. Prevedibilmente, questo strumento non si sostituirà agli esseri umani, ma cambierà per certo il modo di sviluppare i videogiochi, indie e non, nel prossimo futuro.

La domanda non è più se l'IA entrerà nello sviluppo dei videogiochi. Lo ha già fatto quarant'anni fa. Oggi la vera sfida è decidere quanto spazio siamo disposti a concederle nella creatività umana.