Quando arriviamo da Lala, il ristorante di San Juan, a Porto Rico, di cui Bad Bunny è socio e che si trova all'interno di un centro commerciale, veniamo subito circondati da una folla di ragazzi e ragazze poco più che ventenni, vestiti con capi streetwear oversize. Sono abbastanza sicura che molti di loro darebbero qualsiasi cosa pur di scambiare due parole con Benito Antonio Martínez Ocasio. Ma quella sera, a giudicare dalle urla entusiaste e dai fazzoletti annodati sotto i cappelli a secchiello coordinati,¹ stanno aspettando qualcuno che susciti lo stesso entusiasmo: la star Young Miko. O, come mi chiede lei stessa appena ci presentiamo, «chiamami semplicemente Miko».
1. Un dettaglio ormai distintivo del suo stile. Questa sera indossa pantaloni oversize di Comme des Garçons e un top corto firmato AAA Studio, giovane brand emergente spagnolo. Il profumo irresistibile, confessa, è invece merito di Yves Saint Laurent.
Miko mi accompagna verso un tavolo appartato e ordina per entrambe, mentre il suo numeroso team rimane in un'altra sala. La velocità con cui è diventata famosa le hanno reso necessario circondarsi di collaboratori e imparare anche a passare inosservata. Mentre iniziamo a parlare dell'imminente esibizione di Bad Bunny durante l'halftime show del Super Bowl, le chiedo se sarà presente alla partita. Mi risponde di no. Due settimane più tardi, però, le immagini la mostrano in prima fila a ballare durante la performance di Bad Bunny accanto a Pedro Pascal e Cardi B, al centro di uno degli eventi televisivi più seguiti della storia americana. Ciò che colpisce di Miko - all'anagrafe María Victoria Ramírez de Arellano Cardona - non è soltanto la velocità con cui è diventata una star, ma il fatto che sia arrivata sotto i riflettori con un'identità artistica già perfettamente definita.
La svolta arriva nel 2021 con "105 Freestyle". Nel giro di appena due anni entra nella Billboard Hot 100, apre i concerti di Karol G e sale sul palco insieme a Bad Bunny. Il suo album di debutto, Att., pubblicato nel 2024, entra nella top 10 della classifica Billboard dedicata agli album latini. Poco dopo apre i concerti di Billie Eilish, registra il tutto esaurito al Coliseo de Puerto Rico di San Juan, riceve una candidatura ai Grammy e collabora con artisti come Central Cee, J Balvin e Feid. Quest'anno è anche il volto delle campagne in lingua spagnola di marchi globali come Gap². Tutto questo essendo una donna apertamente queer in un settore musicale che, storicamente, non ha mai lasciato molto spazio a persone come lei.
2. Nel marzo scorso Young Miko è diventata la prima artista latina apertamente queer a essere protagonista di una campagna Gap. Per l'occasione il suo brano "Wassup" è stato riarrangiato e ribattezzato "Sweats Like Us".
Ed è proprio qui che sta il punto. I testi di Miko, provocatori e ambigui sul piano sessuale - «Tu jeva que no me llame / Si no, la meto en un trío» («La tua ragazza farebbe meglio a non chiamarmi, altrimenti finisce in un ménage à trois») - scardinano dall'interno un immaginario costruito per decenni sul dominio maschile e sul desiderio eterosessuale. Nel mondo del rap, del reggaetón e della Latin trap - i generi che cita come principali fonti d'ispirazione - gli artisti apertamente queer sono ancora pochissimi.³ Ma questo non le ha mai impedito di fare la propria strada. È conosciuta per rappare con assoluta naturalezza del sesso tra donne, per salire sul palco con la bandiera Pride sulle spalle come fosse un mantello e per esporsi pubblicamente a favore dei diritti delle persone transgender. «Le donne trans sono donne. Gli uomini trans sono uomini. E le persone non binarie sono persone non binarie», dice, scandendo ogni parola con le mani.
3. Quando Ricky Martin fece coming out nel 2010 fu considerato un momento storico. Aveva però già conquistato il successo mondiale con canzoni che raccontavano relazioni eterosessuali. La maggior parte degli altri artisti queer di questa scena musicale, invece, è rimasta confinata nell'ambiente underground del neoperreo.
«Sono proprio una gold star lesbian», dice parlando del proprio orientamento sessuale. Su QueerTok i fan imparano a memoria le sue strofe, si tatuano versi delle sue canzoni, analizzano ogni sua foto spontanea e cercano indizi sulla sua vita sentimentale.
Una comunità che Miko sente profondamente sua e alla quale riconosce un ruolo fondamentale nella propria crescita. «Mi sento fortunata», racconta. «La mia identità queer ha dato forza anche alla mia carriera. Oggi rappresento qualcosa che è più grande di me.» Eppure, aggiunge subito dopo, «la comunità più importante resta quella di casa». Vuole che tutti si innamorino di Porto Rico. Mentre sorseggia un whiskey, il ristorante sembra improvvisamente farsi più silenzioso. Mi racconta dei suoi locali LGBTQIA+ preferiti sull'isola, delle spiagge più nascoste, dei suoi fratelli Carlos e Juan e del matrimonio lungo e felice dei suoi genitori. Quando lascio Porto Rico, qualche giorno dopo, ho conosciuto anche Naila, il suo cane, e ho trascorso del tempo con Mariana – Mari –, la sua migliore amica e manager. Ho la sensazione che, ormai, saprei riconoscere molte delle persone a cui vuole bene anche in mezzo a una folla. Young Miko è un'artista globale che ha scelto di non lasciare mai davvero la propria casa. Preferisce invitare gli altri a entrarci, condividendone i luoghi, gli affetti e, poco a poco, anche le parti più intime di sé.
Tua madre collezionava riviste quando eri piccola. Leggevi Cosmopolitan?
«Sì. E adesso ha ricominciato ad accumulare riviste, ma questa volta sono tutte le copertine che ho fatto io. È una cosa davvero dolcissima».
Prima delle copertine e del successo, giocavi a calcio a livello nazionale e avevi avviato un'attività come tatuatrice. Poi hai detto ai tuoi genitori che volevi fare musica. Come l'hanno presa?
«Erano preoccupati. Poi ricordo che mio fratello più piccolo si avvicinò a mia madre e le disse: "Perché sei in ansia? Quando ha detto che voleva giocare a calcio è arrivata in Nazionale. Quando ha detto che voleva fare tatuaggi era a un passo dall'avere il suo studio. Adesso dice che vuole fare musica. Farà il giro del mondo". Hai presente quei meme che dicono: «Avrò successo perché sono completamente fuori di testa»? Ecco, quella sono io».
Le mie sorelle minori sono tue grandissime fan. Mi piace che abbiano una persona come te a cui ispirarsi, soprattutto perché gli artisti queer sono stati a lungo ignorati dalle grandi case discografiche. Come hai fatto a evitare che succedesse anche a te?
«Grazie a Mari, la mia manager. Siamo insieme dal primo giorno. Ha lasciato il suo lavoro in un negozio di cannabis legale per seguirmi, senza aver mai fatto questo mestiere prima».
Su TikTok tutti adorano il vostro rapporto. Perché pensi che il vostro legame arrivi in modo così diretto alle persone?
«Ci siamo conosciute all'università e giocavamo nella stessa squadra di calcio. È lì che le ho raccontato che il mio sogno era fare musica. Lei conosceva Angelo Torres⁴ e gli ha fatto ascoltare cinque miei freestyle. Lui ha capito subito che c'era qualcosa di speciale. Così siamo andati a Miami e ho conosciuto il suo team. Un anno dopo è uscito "105 Freestyle". Ricordo che avevo talmente tanta ansia che mi veniva da vomitare. Poi abbiamo pubblicato "Riri", per Trap Kitty. Quello stesso anno Bad Bunny stava facendo i suoi concerti qui a Porto Rico e mi ha invitata sul palco con lui».
4. Angelo Torres è uno dei fondatori di The Wave Music Group, etichetta affiliata a Capitol Records.
Ti ha scritto lui in privato?
«Ha scritto a Mari! Da quel momento abbiamo capito che stava succedendo davvero qualcosa di importante».
Che ricordo hai del vostro primo incontro?
«È stato bellissimo. Era sceso sotto il palco per bere un po' d'acqua o cambiarsi la maglietta. A un certo punto sento qualcuno dire: «Miko». Alzo lo sguardo e lui è proprio davanti a me. Sembrava un bambino per quanto fosse entusiasta. Mi ha detto: «Grazie per essere venuta. Sei fortissima».
L'anno dopo hai pubblicato venti canzoni e hai aperto gli show negli stadi del Mañana Será Bonito Tour di Karol G. Tutto questo prima ancora di pubblicare il tuo primo album o di fare un tour da headliner. Come ci sei riuscita?
«È il motivo per cui è fondamentale avere intorno persone genuine. E Benito è una persona vera. Ogni volta che ci vediamo mi abbraccia con un affetto incredibile. Si ricorda il nome dei miei fratelli. Chiede sempre come sta Mari. È una persona con i piedi per terra, davvero. Di una gentilezza disarmante».
Hai aperto anche i concerti di Billie Eilish⁵. Che differenza c'è tra i fan di Billie e quelli di Bad Bunny?
«I fan di Benito sono davvero intensi. Soprattutto qui a Porto Rico. Lo amano profondamente e lo ammirano tantissimo. E si merita tutto questo entusiasmo. Con quelli di Billie, però, mi sono sentita molto vicina perché li ho visti da vicino per tantissimi concerti. Ho potuto osservare come si vestivano, il modo in cui vivevano il concerto e tutto quello che poi pubblicavano su di me online».
5. Parlando di Billie Eilish, Miko dice semplicemente: «Alla fine è davvero solo una ragazza».
Billie ha raccontato in un'intervista di aver perso più di 100.000 follower su Instagram dopo aver pubblicato la sua prima canzone apertamente queer, Lunch. Pensi che scrivere di sesso tra donne abbia mai rappresentato un ostacolo per la tua carriera?
«Onestamente no. Anzi, credo sia successo esattamente il contrario. Ho sempre saputo di essere lesbica. Ho avuto la mia prima fidanzata quando ero molto giovane. Mia madre mi diceva: "Con questa ragazza ti comporti in modo diverso rispetto a tutte le altre". Se n'era accorta lei prima ancora che lo facessi io. Alla fine è stata praticamente lei a farmi fare coming out».
Ho letto che all'inizio tua madre ha fatto fatica ad accettare la tua omosessualità. Dev'essere stato difficile, soprattutto visto il rapporto così stretto che avete.
«I miei genitori, all'inizio, hanno provato a portarmi in chiesa e poi in terapia. Pensavano fossi troppo giovane e confusa. Alla fine siamo andati in terapia insieme e lì ho capito una cosa fondamentale: ero perfettamente normale. Mia madre voleva soltanto che fossi felice. Non era colpa sua se era cresciuta con l'idea che la mia identità non fosse giusta. Ha dovuto mettere in discussione tutto quello che aveva imparato per ricominciare da capo. È stato un periodo lungo, delicato e molto faticoso, sia per loro sia per me. Qualche anno dopo anche mio fratello ha fatto coming out e la loro reazione è stata completamente diversa da quella che avevano avuto con me. Gli hanno detto: "Ti vogliamo bene, qualunque cosa accada. Sarai sempre nostro figlio. Non cambierà mai, indipendentemente da come ti identifichi". È stato davvero bellissimo vederli crescere e cambiare».
È stato anche un modo per guarire da quello che avevi vissuto? Immagino che, allo stesso tempo, possa essere stato complicato.
«Ho pianto quando ho visto la reazione di mia madre. Le ho detto che ero orgogliosa di lei. Anche lei si è messa a piangere e mi ha risposto: "Grazie. Spero di fare la cosa giusta. Voglio solo che voi siate felici, che troviate l'amore e possiate provare quello che io provo per vostro padre". Sono cresciuta vedendo ogni giorno cosa significa essere amati e quale tipo di amore una persona merita.
Vedere i tuoi genitori scegliere di accettarti invece di rischiare di perderti, cosa ti ha insegnato sull'amore?
«È davvero difficile quando una persona a cui vuoi bene non ti sostiene. Però credo che, alla fine, l'amore riesca sempre a vincere. Io sono stata fortunata. I miei genitori hanno deciso che l'amore che provavano per me era più grande di qualsiasi cosa non riuscissero a capire. Ho amici che, invece, hanno perso completamente il rapporto con la propria famiglia. Ed è una cosa che mi spezza il cuore».
Che rapporto hanno i tuoi genitori con le tue canzoni, soprattutto quelle più esplicite?
«Ovviamente non sono loro le persone a cui penso quando scrivo certi testi. Poi però succede che siamo in macchina, stiamo andando a cena e loro mi dicono: "Dai, metti quella nuova". E io rispondo: "Va bene... però prima di premere play vi chiedo già scusa". Ma la prendono sul ridere. Ci facciamo una risata insieme».
Quando hai dato il tuo primo bacio?
«Al liceo. Ricordo di aver sentito come se l'anima mi stesse uscendo dal corpo. Mi sono detta: "Okay... sei proprio gay". Era come avere tutto il corpo in fiamme. Non avevo mai provato niente di simile. Mi sono chiesta: È questo l'amore?».
Che forma ha l'amore per te oggi?
«Mi è capitato di frequentare persone che magari andavano al ristorante e non ringraziavano il cameriere. Non sto dicendo che sia successo davvero... ma hai capito cosa intendo. Ho bisogno di stare accanto a qualcuno che abbia empatia. Una persona capace di accorgersi delle piccole cose, proprio come faccio io».
Quando è stata l'ultima volta che ti sei innamorata?
«Non molto tempo fa. E dopo una rottura ho bisogno di chiudere completamente i contatti. Quando amo, amo davvero fino in fondo, quindi il no contact è l'unico modo che conosco per riuscire ad andare avanti».
Che cosa amavi di quella persona?
«Se riesci a farmi ridere, hai già vinto. Dell'aspetto fisico mi importa davvero poco. Certo, ci sono caratteristiche che possono colpirti a prima vista, ma alla fine quello che conta è tutto ciò che non si vede: i gesti, il modo di pensare, il cuore che hai, il modo in cui guardi il mondo. Se mi fai ridere, se hai empatia, se sei intelligente e curioso, per me è incredibilmente attraente. E se sai esprimerti bene, se hai eloquenza, quello è davvero sexy».
Ti piacerebbe sposarti?
«Credo che la persona giusta riuscirà a farmi desiderare il matrimonio».
Diresti di essere una persona tendenzialmente monogama?
«Sì, credo che la monogamia sia ciò che mi viene più naturale. Ho già la sensazione che una parte enorme della mia vita appartenga al mondo intero, quindi mi piace che esistano cose che siano soltanto mie, che appartengano esclusivamente a me».
Potresti mai innamorarti di una fan o di una persona che non è famosa?
«Certo. Non mi interessa se una persona è famosa oppure no, se ha milioni di follower, se non usa nemmeno i social o se ha tanti soldi oppure no. Non me ne frega assolutamente niente. Quando mi sveglio accanto a qualcuno, quello che conta è poter avere una conversazione profonda con quella persona. È questo che vedrò ogni mattina, non il resto.
Ma uscire con qualcuno quando sei famoso fa anche paura. Mi chiedo spesso: "Questa persona tiene davvero a me? Vuole davvero conoscermi?". La mia vita cambia a una velocità assurda. Oggi penso di essere qui e domani qualcuno mi dice: "Abbiamo appena confermato questo progetto in Corea. Si parte domani"».
Ti senti sola, a volte, in questo momento della tua vita?
«A volte sì. A volte no».
I tuoi concerti sono diventati luoghi in cui i fan si sentono al sicuro e, forse, anche meno soli. Come fai a proteggerli, soprattutto nei Paesi in cui essere apertamente queer può essere pericoloso?
«Durante ogni concerto c'è un momento dedicato alla mia famiglia e ai miei amici trans. Sul maxi schermo compare la scritta Protect the Dolls e una donna trans diventa la protagonista assoluta di quel momento. E se questa cosa dà fastidio a qualcuno, pazienza. Ci è capitato di esibirci in luoghi dove ci hanno detto che non potevamo esporre le bandiere. Abbiamo quella lesbica, quella trans, le abbiamo tutte. Il mio team mi chiede: "Quindi... le tiriamo fuori lo stesso?". E io rispondo: "Certo che sì. Le tiriamo fuori"».⁶
6. Miko definisce la bandiera Pride il suo «mantello da supereroina».
Soprattutto in questo momento storico è importante avere luoghi come i tuoi concerti, dove le persone possano sentirsi al sicuro e rappresentate.
«Quando ero in quarta elementare mio padre mi disse: "Non sei ancora famosa soltanto perché nessuno ti ha ancora scoperta". Non aveva idea dell'effetto che quella frase avrebbe avuto su di me. Ha alimentato la mia follia. Mi sono detta: se mio padre è convinto che diventerò famosa e i miei genitori credono davvero che posso farcela, perché dovrei dare anche solo un minimo peso a quello che pensano gli altri? Alla fine dipende da noi. Da persone come me e te.⁷ Siamo noi che dobbiamo cambiare le cose».
7. Mentre lo dice indica prima me e poi se stessa, brindando ai nostri look coordinati ispirati al menswear e all'impegno condiviso a favore della comunità queer.
Prima immagine: Costume, Miu Miu. Boxer e collana, The Society Archive. Anelli, Hirotaka. Collana, Hannah Blount.
Cover in cover: Vestito, Burberry. Anello, Hirotaka. Collana, Don’t Let Disco.
Makeup, Jonuel Nader Lopez. Hair, Christian Alexis. Producer, Once : Once. DP, Rachel Batashvili. SI ringrazia, Vintage Garage PR. Scattto all'Hotel El Convento su Hotels.com.
























