Millennial e Gen Z non sono mai stati così vicini. A unirli, questa volta, non è un trend o un social, ma una storia scritta quasi tremila anni fa. I riflettori infatti sono puntati sull'arrivo nelle sale cinematografiche di Odissea. Il mondo è come se si fosse fermato, sospeso nel riflesso di un mare antico (che non è mai stato così vicino). Ma perché una storia così antica ci interessa ancora, e cos'hanno da dirci e da insegnarci le vicissitudini di Ulisse?

Lo scopriremo il 16 luglio, quando nelle sale cinematografiche italiane arriverà il nuovo attesissimo film di Christopher Nolan. Mentre le tappe del press tour mondiale stanno infiammando le metropoli (da Mumbai a Tokyo, fino a ieri sera con Londra) pare abbastanza chiaro che non ci troviamo di fronte al solito blockbuster estivo, ma a un evento culturale di cui parleremo a lungo.



Il mare dell'ansia e il bisogno di perdersi: Ulisse siamo noi

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Ulisse siamo noi. È la prima frase che mi è venuta in mente quando questa mattina in fase di rassegna abbiamo parlato di questo film. E in effetti, se ci pensate, è proprio così. Perché, secondo voi, i ventenni si stanno appassionando così tanto a un re dell'età del bronzo? La risposta fa quasi male per quanto è reale. In un'epoca decisamente fluida (chissà come sarebbe Ulisse nel 2026!), segnata dall'ansia per il futuro, dal peso soffocante delle aspettative, dalla solitudine perenne e da una sensazione quasi soffocante di burnout, il viaggio di Ulisse cessa di essere una lezione di scuola e diventa per noi uno specchio in cui forse ritrovarci.

Il regista Christopher Nolan, girando interamente con rivoluzionarie telecamere IMAX per catturare la vastità dell'isolamento, non ci mostra un eroe di marmo. L'Ulisse di Matt Damon è un uomo fragile, costretto a navigare a vista in un mondo caotico dove le coordinate cambiano continuamente. I mostri che affronta, le Sirene, potrebbero essere interpretate come le metafore perfette delle dipendenze digitali, delle distrazioni che ci allontanano dai nostri obiettivi e della paura costante di non essere "abbastanza" (per chi, poi?). Un re con cui entrare in empatia, che piange sulle spiagge deserte, lontano da casa. Forse, come anticipato, ci riconosciamo nella solitudine di Ulisse. Non importa quanti muscoli abbiamo, la mascolinità tossica non fa più parte del nostro oggi. Mostrarsi fragili è la chiave giusta per normalizzare un concetto che il film ci regala. Un vero e proprio insegnamento immenso e liberatorio: perdersi fa parte del percorso. Odissea ci ricorda che ci si può mettere anche dieci anni a trovare la propria Itaca. Che fallire, naufragare, rischiare di annegare ed essere ridotti a "Nessuno" è a volte l'unico modo per capire chi siamo davvero.

Il cast e il trailer di Odissea

Un cast stellare, che entra di diritto nella storia (per rimanere in tema): Matt Damon presta il volto a un Ulisse spezzato e umano, Anne Hathaway è una Penelope di una maestosità dolorosa, Tom Holland interpreta un Telemaco che urla il peso delle assenze paterne, affiancati da icone generazionali come Zendaya, Robert Pattinson e Lupita Nyong'o. In questo progetto c'è un filo invisibile e potentissimo che lega una storia scritta millenni fa ai cuori (spesso sovraccarichi) dei giovani di oggi.

Forse è proprio per questo che Odissea continua a parlarci: perché ogni generazione finisce per ritrovare se stessa nel viaggio di Ulisse.

L'Odissea ci ricorda il valore dell'attesa

C'è poi un secondo cuore pulsante che sta facendo battere i social, ed è la riscrittura della resistenza emotiva a Itaca. La Penelope di Anne Hathaway e il Telemaco di Tom Holland incarnano il dramma di chi resta a terra fermo a guardare l'orizzonte, combattendo guerre invisibili (ma altrettanto devastanti). E il cinema, in questo, aiuterà parecchio rispetto alla proiezione streaming. Un viaggio in tutti i sensi, che si prepara a stupirci nelle sale italiane.


Odissea, dove vederlo

Al Cinema Ideal Cityplex di Torino (giusto per citarne uno in rappresentanza) il 16 luglio sarà allestita una vera e propria mostra tematica con le tappe dell’Odissea, i character poster del film e dei personaggi e una maestosa photo opportunity scenografica ispirata alla storia di Ulisse. Non solo: all'ingresso sarà presente anche la Tela di Penelope. Qui un'attrice vestirà i panni della moglie devota di Ulisse e accoglierà gli ospiti accanto a un telaio ispirato al film, dove gli spettatori saranno invitati a lasciare un loro pensiero rispondendo a due domande importanti: "Chi aspetteresti per tutta una vita?" e "Chi vorresti ritrovare dopo tanto tempo?". E prima di entrare in sala ogni persona riceverà due gadgets ricordo con la mappa del viaggio di Ulisse e le frasi più iconiche del poema epico con un momento di approfondimento culturale. L'introduzione sarà a cura infatti della Dottoressa Francesca Papasergi, storica ed esperta dei poemi omerici. In tempi di "ghosting" e relazioni usa e getta, la scelta di Penelope è un atto di ribellione femminista e assoluta fedeltà a se stessa. Ecco perché Odissea fa parte di ognuno di noi. Questa storia ci appassiona perché parla la lingua dei legami che sfidano il tempo. Insomma, il vero miracolo di questo kolossal è aver preso in prestito (un po' come un Blockbuster dei sentimenti) la solitudine di un mito antico per farci sentire, finalmente, tutti un po' meno soli. Insieme.