«Questa mattina, con grande gioia, mi è arrivata una tua lettera». Così, nel 1909, Virginia Woolf scriveva all'amata sorella Vanessa Bell. Che la cassetta delle lettere possa diventare contenitore di gioia e non solo di volantini, pubblicità o raccomandate è una realtà che, nell'era della messaggistica istantanea e dell'iperconnessione, sembra ormai poco realistica. Eppure qualche mese fa ho non solo acquistato ma anche scritto e spedito dei biglietti ad alcune amiche lontane. Non mi aspettavo che mi rispondessero con lo stesso mezzo, ma piuttosto di vedermi arrivare su Whatsapp una foto della busta per ringraziarmi. Invece dopo alcune settimane avevo due buste colorate da aprire, con grande gioia.

Pare che, secondo una ricerca statunitense di Stamps.com, i ragazzi della Gen Z stiano riscoprendo la posta tradizionale, le snail mail, per usare il termine inglese che comprende già l'aspetto determinante della lentezza.

la gen z spedisce ancora lettere secondo alcuni sondaggi sìpinterest
Foto di Tommaso Pecchioli su Unsplash

La Gen Z sta riscoprendo le lettere scritte a mano

Secondo il sondaggio, il 65% delle persone invia ancora lettere e pacchi mensilmente. Parlando della Generazione Z, il 48% spedisce buste di qualche tipo (e non contano i pacchi Vinted) da una a due volte al mese. A incuriosire i più giovani sembrano essere proprio i tempi dilatati delle poste, il rituale che include carta da lettere e penne colorate ma anche l'attesa come elemento essenziale della meraviglia. Tra gli intervistati, il 37% afferma che il tocco personale è l'aspetto preferito delle lettere via posta ed evidenzia il legame emotivo che si crea nel ricevere una lettera scritta a mano o un pacco personalizzato. Ma gioca un ruolo anche l'elemento nostalgico soprattutto sulla Gen Z, la generazione che ha riscoperto le tempistiche anacronisctiche dei telefoni senza internet e dei rullini analogici da sviluppare come forma di resistenza.

«Non sorprende che la Generazione Z utilizzi la posta cartacea», ha dichiarato a Newsweek Bryan Driscoll, consulente delle risorse umane specializzato in differenze generazionali, «È un sottile atto di ribellione contro la loro educazione digitale e la loro attuale vita lavorativa, che sfrutta costantemente la loro attenzione e i loro dati. Sono cresciuti guardando le generazioni precedenti annegare in un mare infinito di email, notifiche e schermi che li lasciavano esauriti e più disconnessi che mai». Scrivere lettere è un modo di comunicare intimo che apre e chiude uno spazio di relazione delimitato dal foglio di carta, ma è anche qualcosa, come spiega Driscoll «che non può essere monetizzato o sfruttato dalle grandi aziende tecnologiche».

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Foto di Brina Blum su Unsplash
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Foto di Anastasiia Shyrokykh su Unsplash

L'arte di scrivere lettere

Secondo Virginia Woolf, una lettera «dovrebbe essere una pellicola di cera su cui si ricalcano le sporgenze e le incavature della mente», «dovrebbe essere limpida come una pietra preziosa, uniforme come un guscio d’uovo, e trasparente come vetro». Mi è tornata voglia di scrivere lettere leggendo Se vedi una luce danzare sull'acqua, testo curato da Liliana Rampello che raccoglie la corrispondenza tra la scrittrice e sua sorella, dal 1904 alla sua morte nel 1941. A scambiarsi lettere non sono la scrittrice Virginia Woolf e la pittrice Vanessa Bell, ma «Mia Diletta o, meglio, Tenebroso Demonio», «Mi carissima scimmia», «Vombato mio», «Billie» la Capra, e un intero bestiario di creature. Le lettere tengono il filo della vita quotidiana, riempiono gli spazi quando le due sono lontane («Vorrei che tu non fossi tornata a Londra», scrive Bell, «ma che fossi qui ad annusare tutti i buoni profumi con il tuo nasino nero») e ricamano attorno alle loro giornate creando un universo affettuoso, ironico, gioiosamente infantile. «Nelle tue lettere riesci a mettere qualcosa che è al di là della mia portata», scrive Woolf, «Qualcosa d’inatteso, come quando si gira l’angolo in un roseto e si scopre che è ancora giorno».

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Foto di Sergi Dolcet Escrig su Unsplash

Durante la pandemia, nel 2020, la scrittrice Per Syme ha pubblicato una richiesta di corrispondenza sui suoi account social. Centinaia di persone hanno risposto, un numero impossibile da gestire per una sola persona. Così Syme ha allargato la rete mettendo in contatto amici di penna da tutto il mondo tramite Elfster, un sito web originariamente pensato per coordinare gli scambi di regali di Secret Santa. È nato così Penpalooza, un progetto epistolare che ha coinvolto più di 15.000 persone.

Secondo Syme, che ha pubblicato il libro Syme's Letter Writer: A Guide to Modern Correspondence che si ispira ironicamente ai libri di consigli dell'età vittoriana, iniziare a scrivere lettere è facile: si può parlare del tempo («Molti dei biglietti che ricevo includono splendide descrizioni di tramonti e temporali»), si può cercare ispirazione nelle stagioni, allegare una ricetta, un fiore pressato (nel libro spiega tutti i passaggi), dei glitter, una bustina di tè. Il punto è, in fin dei conti, riscoprire l'intimità che passa attraverso le cose tangibili e fatte con la cura che richiede prendersi tempo. «Accetta il fatto che, nonostante le tue serie intenzioni, stai essenzialmente facendo qualcosa di un po' sciocco, un po' anacronistico e un po' melodrammatico», consiglia Syme. «Ma sappi anche», aggiunge, «che la tua lettera, a prescindere dalla sua leggibilità o coerenza, sarà accolta con assoluto entusiasmo».