Le immagini di Ariana Grande durante il tour di Eternal Sunshine hanno riacceso una conversazione che sembrava essersi affievolita negli ultimi anni. Da settimane, social network, giornali e forum discutono del suo aspetto fisico, tra chi esprime preoccupazione e chi, invece, celebra apertamente la sua estrema magrezza come nuovo ideale estetico. Ariana non è l'unica. Negli ultimi mesi anche attrici come Demi Moore e cantanti come Arisa ed Emma sono finite al centro di osservazioni simili, alimentando una domanda che va ben oltre le singole celebrity: stiamo assistendo al ritorno di un modello corporeo che credevamo di aver superato?
Parlare del corpo delle donne non è mai semplice. Eppure ignorare completamente ciò che accade davanti ai nostri occhi non lo è di meno. Perché il tema non riguarda una persona in particolare, ma il contesto culturale che rende certi corpi più desiderabili di altri.
- Ancora una volta, Emma ci insegna che dobbiamo smetterla di commentare i corpi altrui
- Essere body positive non significa restare uguali: la rinascita di BigMama oltre le etichette
- Lizzo stupisce in bikini bianco: la lezione della popstar sulla libertà di cambiare e volersi bene
La body positivity non ha cancellato la pressione estetica
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un'importante apertura verso la diversità corporea. Campagne pubblicitarie, influencer e movimenti social hanno contribuito a mettere in discussione gli standard di bellezza irrealistici che per decenni hanno dominato moda e intrattenimento. Ma quella rivoluzione è stata davvero completa?
Secondo Laura Alberola Osorio, psicologa sanitaria specializzata nei disturbi del comportamento alimentare, probabilmente no. «Abbiamo aperto una breccia per mettere in discussione ideali di bellezza impossibili e per sottolineare che il problema non erano i nostri corpi, ma i modelli culturali che li attraversavano. La grassofobia però era ancora lì, latente. Forse l'unica cosa che siamo riusciti a fare è stata abbassare il volume dell'altoparlante, perché la pressione estetica e la paura di ingrassare non sono mai scomparse».
Negli ultimi anni, inoltre, è cambiato il contesto. Oggi la conversazione sulla perdita di peso passa sempre più spesso attraverso farmaci dimagranti e nuove soluzioni mediche.
L'effetto Ozempic e il ritorno della magrezza come ideale
Secondo Alberola Osorio, l'arrivo dei farmaci per la perdita di peso ha modificato profondamente il dibattito pubblico «Quando metti insieme l'ossessione storica per la magrezza e l'enorme potere dell'industria farmaceutica, il risultato è una tempesta perfetta».
La psicologa sottolinea come questi farmaci siano stati percepiti da molte donne come la risposta che aspettavano da sempre. «Chi non ha mai fantasticato di dimagrire con delle garanzie? Chi non si è mai rallegrata dopo una gastroenterite perché aveva perso due chili? Qualsiasi cosa ci facesse perdere peso in modo tangibile era desiderabile. Non è una novità. La storia della cultura della dieta è piena di autentiche barbarie».
Secondo l'esperta, la differenza rispetto al passato è che oggi il dimagrimento viene presentato come innovazione medica. «Non ci vendono più una dieta, ma la promessa che, questa volta sì, la soluzione definitiva è arrivata. E ce la prescrive una figura percepita come autorevole, il che la rende automaticamente più credibile».
I social hanno cambiato le regole del gioco
Se negli Anni Novanta l'ideale della heroin chic arrivava dalle copertine delle riviste, oggi la pressione estetica passa attraverso una quantità infinita di contenuti digitali.
Jorge Buenavida, psicologo di Blua de Sanitas, spiega che i social non si limitano a riflettere le tendenze ma le amplificano. «Gli ideali estetici non sono statici. Rispondono a dinamiche culturali, economiche e mediatiche. In questo contesto i social network giocano un ruolo determinante, perché non si limitano a mostrare le tendenze: le accelerano a una velocità senza precedenti».
L'esposizione costante a corpi estremamente magri, unita alla popolarità dei farmaci dimagranti e alla visibilità di celebrity e influencer, ha contribuito a riportare questo modello corporeo al centro dell'immaginario collettivo.
Quando il peso diventa un metro di giudizio
Le conseguenze di questa cultura emergono chiaramente anche nelle esperienze di molte figure pubbliche.
Negli ultimi mesi creator spagnole molto famose come Laura Escanes e Sara Baceiredo hanno raccontato di aver ricevuto critiche per essere ingrassate di pochi chili, nonostante conducano una vita sana e attiva. Escanes ha risposto pubblicamente: «Sì, sono ingrassata. Ma sono sana, mentalmente tranquilla, stabile, senza ansia, senza soffrire e felice. Prima di giudicare qualcuno per il suo peso senza conoscerne la storia, è meglio risparmiarselo».
Secondo la sociologa Begoña García Castilla, il problema nasce anche dalla mancanza di rappresentazioni diverse. «Se tutto ciò che vedi sui social, nelle serie o sulle passerelle sono corpi che non assomigliano al tuo, la tua testa arriva a una conclusione profondamente ingiusta: il problema sono io».
L'impatto sulle nuove generazioni
La questione diventa ancora più delicata quando si parla di adolescenti.
Mireia Hurtado, psicologa e dietista specializzata in comportamento alimentare, sottolinea che i giovani stanno crescendo in un ambiente in cui il confronto con immagini idealizzate è costante e sempre più precoce. «I disturbi del comportamento alimentare rappresentano uno dei problemi di salute mentale più frequenti tra adolescenti e giovani. Si stima che tra il 4% e il 6% degli adolescenti svilupperà un disturbo alimentare clinico nel corso della vita, ma l'insoddisfazione corporea riguarda una percentuale molto più ampia».
La preoccupazione principale riguarda il fatto che la magrezza venga nuovamente associata alla salute. «Il peso corporeo non ci permette di conoscere né le abitudini, né il benessere psicologico, né lo stato di salute di una persona. Abbiamo bisogno di offrire alle nuove generazioni riferimenti più diversi e messaggi più ampi sul concetto di cura di sé».
Il problema non è la magrezza, ma l'ideale unico
Tutti gli esperti concordano su un punto: il problema non è la magrezza in sé. Come ricorda Alberola Osorio:«Esistono persone naturalmente magre e perfettamente sane. Il problema compare quando un unico tipo di corpo torna a diventare il modello a cui tutte le donne sentono di dover aspirare».
Forse allora la domanda non è se la magrezza estrema stia tornando di moda.
La domanda è perché continuiamo a considerare il corpo femminile un progetto da correggere.
Perché, come conclude Alberola Osorio:«A volte mi chiedo se ciò che davvero vogliono non sia soltanto che non sentiamo fame, ma che non sentiamo più nulla. Una donna occupata a controllare costantemente il proprio corpo, ciò che mangia e la versione più piccola di sé stessa ha meno tempo, meno energia e meno spazio per mettere in discussione il sistema che le ha insegnato a odiarsi».











