Il cinema italiano ha fatto centro su Netflix con un film che sta commuovendo tutti, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Il titolo è Non abbiam bisogno di parole - di cui vi avevamo già parlato - e in pochissimi giorni è diventato il terzo film più visto a livello globale sulla piattaforma.

Al centro di questo grande successo c'è il debutto come attrice di Sarah Toscano, la giovane vincitrice di Amici che ha dimostrato di avere un talento naturale anche davanti alla macchina da presa. Il film racconta una storia dolce e difficile allo stesso tempo, riuscendo a trattare temi delicati senza mai diventare pesante.

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Sarah Toscano: un debutto naturale e molto credibile. Ecco qual è il segreto del suo successo

Molti si chiedevano se Sarah Toscano sarebbe stata all'altezza di un ruolo così importante, e la risposta è stata un deciso sì. Sarah interpreta Eletta, una ragazza di sedici anni che vive una situazione molto particolare: è l'unica persona udente in una famiglia di persone sorde. Per prepararsi a questa parte, la cantante ha studiato per mesi la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e il risultato è sorprendentemente naturale. Non sembra mai che stia recitando una parte imparata a memoria. I suoi gesti e i suoi sguardi comunicano un'emozione vera.

Quello che ci piace così tanto della sua interpretazione è la semplicità. Sarah non esagera mai, non cerca di essere drammatica a tutti i costi. Riesce a trasmettere perfettamente il senso di responsabilità di una ragazza che deve fare da ponte tra i suoi genitori e il resto del mondo.

Una delle sfide più curiose per lei è stata quella di dover cantare peggio del solito nelle prime scene, per far capire che il suo personaggio sta ancora scoprendo la propria voce. Accanto a un'attrice esperta come Serena Rossi, Sarah non scompare affatto, anzi, brilla di luce propria. La sua crescita nel film, che passa dal silenzio della fattoria al sogno della musica fino al singolo inedito "Atlantide", è credibile e fa emozionare il pubblico dal primo all'ultimo minuto.

Una storia di famiglia e coraggio oltre le etichette

Non abbiam bisogno di parole, diretto da Luca Ribuoli, è l'adattamento italiano del famoso film francese La famiglia Bélier. Molti lo ricorderanno anche per la versione americana CODA, che ha vinto tre premi Oscar. La versione italiana ha però una marcia in più: per la prima volta nel nostro Paese, i ruoli dei genitori e del fratello sono interpretati da attori sordi veri. Questo dettaglio rende tutto molto più autentico. Si vede che non c'è finzione nel modo in cui la famiglia comunica, e questo aiuta il pubblico a entrare davvero nel loro mondo.

Il film affronta il tema della disabilità in modo moderno e coraggioso. Per ben due volte, i protagonisti rifiutano l'etichetta di "handicap". Questo è un messaggio molto forte: la loro non è una mancanza, ma semplicemente un modo diverso di vivere e di amarsi. La trama mischia bene il disagio tipico degli adolescenti, che si sentono sempre fuori posto, con una storia d'amore leggera e pulita.

Il film funziona perché è sincero e perché, come dice il titolo preso dalla famosa canzone di Ron, dimostra che per volersi bene davvero non servono per forza le parole.

Eletta si trova di fronte a una scelta difficile: restare con la famiglia che ha bisogno di lei per comunicare con gli altri, o partire per Torino per inseguire il suo sogno di diventare una cantante. È un racconto sulla maturità e sul coraggio di diventare grandi, anche quando questo significa far soffrire le persone che amiamo.