Quando la tv racconta le persone, più dei personaggi. Succede al Grande Fratello e in genere in tuti i reality show. Arriva sempre un momento in cui, nel Gf e non solo, le telecamere sembrano sparire, le difese (e gli artifizi) venir meno, soppiantati dalla necessità di condividere pensieri, intimità e scorci di vita vissuta. Lo abbiamo visto nelle scorse ore con Paola Caruso, concorrente del reality di Canale 5 con alle spalle una storia umana importante.

Paola Caruso al Grande Fratello Vip ha parlato con chiarezza del motivo per cui è entrata nella casa più spiata d'Italia. Non è qui solo per il gioco o per la notorietà, ma unicamente per suo figlio Michele. Confidandosi con alcune compagne di gioco, ha raccontato di dover lavorare e guadagnare per affrontare le cure necessarie a tutela del figlio. Momenti difficili e complicati che hanno fatto sentire Caruso sola in questa responsabilità (a causa di un intervento medico sbagliato durante una vacanza in Egitto, il bambino ha subito lesioni permanenti al nervo sciatico).



La scelta del GF Vip: un gesto d’amore concreto

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Nei primi giorni nella casa, Paola si è lasciata andare a confessioni delicate, spiegando ai compagni di dover partecipare al reality per motivi concreti. «A maggio devo andare in America per operarlo di nuovo. Per questo voglio restare qui, perché devo lavorare, devo guadagnare. Che devo fare?! Devo andare a rubare?! In tutto questo, il padre… niente. Io sono sola. Neanche una telefonata», ha fatto sapere tra le lacrime.

Rispondendo a una domanda di Alessandra Mussolini sul coinvolgimento del padre del figlio, Paola ha aggiunto: «Io lo informo tramite l’avvocato, perché non voglio che un domani mio figlio mi possa dire: 'Mamma, tu hai sbagliato'. Anche ora che sono qui al Grande Fratello gli ho detto che può prendere il bambino, ma non risponde. Dice sempre che lo disturbo, che ho il mio carattere… ma niente. L’anno scorso mio figlio ha fatto un intervento lungo e io ero sola con lui, neanche una telefonata».

Paola Caruso, la forza di una madre

Paola ha anche raccontato alcuni momenti delicati legati alla salute del figlio, senza entrare nei dettagli medici più traumatici, ma sottolineando la difficoltà emotiva e pratica che ha affrontato. Ha descritto un episodio doloroso: «Questo medico arriva in camera e lo visita (…) dice che per far abbassare la febbre poteva fargli una puntura. Io ero contraria. Dato che era un dottore, però, mi sono fidata e mi sono fatta convincere. Non lo avessi mai fatto. Facendogli questa puntura, non si sa di cosa, il bambino ha gridato fortissimo (…) Passa mezz’ora, dico a mio figlio: 'Amore vieni, vediamo se è scesa la febbre', visto che il dottore aveva detto che sarebbe scesa subito. Mio figlio si alza dal letto e cade a terra. Non sentiva più la gamba, non la muoveva più». Per poi aggiungere: «Io sono impazzita, mi si è spento il cervello, non ho capito niente. Da quel giorno, dal 21 novembre, la nostra vita è cambiata totalmente. Siamo andati subito in ospedale. Lo hanno visitato quattro medici, poi è arrivata una neurologa, i dottori hanno capito che con la puntura era stato lesionato il nervo sciatico».

Paola ha spiegato come da allora il figlio abbia affrontato interventi e percorsi di riabilitazione, e come lei abbia dovuto gestire tutto in prima persona, spesso sentendosi sola: «Ogni scelta, ogni operazione, ogni momento di riabilitazione l’ho affrontato io, da sola, senza aiuto. Non è stato facile, ma dovevo farlo per lui».

Una forza che solo una mamma, in situazioni come queste, può avere. Negli ultimi anni Paola Caruso ha affrontato lutti profondi e sfide importanti. Ha perso entrambe le madri: la madre Wanda, malata da tempo, e successivamente anche la madre adottiva, lasciandola a gestire da sola il peso della famiglia.