Siamo arrivati al giorno della finalissima della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo. In occasione della conferenza stampa di presentazione dell'ultima serata, Laura Pausini ha espresso il desiderio di incontrare la stampa per fare un bilancio di questa esperienza alla conduzione (dopo Eurovision Song Contest e eventi internazionali). Una certezza, su tutte: Laura se l'è cavata molto bene. Non deve essere stato semplice restare in focus sulle prove e nel frattempo sapere che nelle ultime settimane un'ondata di odio (immotivata, per giunta) aveva colpito i suoi social. A causa di questo Pausini ha cominciato un detox social, tanto che anche durante la kermesse non ha seguito personalmente i suoi account con aggiornamenti e post. Oggi però Laura Pausini è tanto emozionata, consapevole che questo ruolo potrebbe diventare presto qualcosa di certo nel suo futuro. P.s. E dateci un po' l'energia di Laura: stasera termina la conduzione del Festival di Sanremo e stanotte vola in Francia per lavori di promozione del nuovo album Io Canto 2!
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Pausini e l'occhio di riguardo per i giovani artisti
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L'autenticità di Laura non può essere messa in discussione, ecco perché è lei la vera vincitrice morale di questa edizione. Nel suo intervento parte dal racconto artistico del Festival, definendolo «il racconto di più generi musicali, nei suoni e negli arrangiamenti», sottolineando come la musica italiana stia vivendo una fase di dialogo continuo tra passato e presente. Secondo Pausini, proprio i giovani artisti hanno dimostrato quanto il pop tradizionale continui a influenzare le nuove generazioni. Cita Nicolò Filippucci e Angelica Bove come esempi di un ritorno consapevole a sonorità del passato, mentre le cover hanno rappresentato un ponte diretto con la storia musicale del Paese. Pausini si dimostra soddisfatta del fatto che molti concorrenti hanno scelto brani appartenenti ad altri tempi e questo, per lei, è stato uno degli elementi più emozionanti. Si sofferma in particolare sull’esibizione di Chiello, spiegando di aver apprezzato molto la sua scelta di interpretare una canzone uscita quando probabilmente lui non era ancora nato. «Arrendersi non è giusto», dice, riassumendo così il senso di un Festival che continua a rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici. Nel tracciare un bilancio personale, Pausini collega questa esperienza ai momenti più importanti della sua carriera: l’Eurovision resta uno dei ricordi più belli, ma ammette che non pensava di vivere emozioni così forti anche qui. E ora che Sanremo sta per finire confessa una nostalgia inattesa e aggiunge sorridendo che Carlo Conti gli manca già, segno di un clima di lavoro che l’ha fatta sentire parte di qualcosa di speciale.
Laura Pausini, un nuovo inizio
Nel secondo momento dell’incontro emerge il lato più personale, quello che ha contribuito a rafforzare ulteriormente il legame con spettatori e stampa. Pausini racconta che questo Festival le ha permesso di avvicinarsi ai giornalisti «in un modo diverso». Tiene a precisare che non si sente cambiata: «Non sono cambiata, sono con qualche ruga in più», rivendicando però un percorso umano e artistico costruito nel tempo. La distanza dai social, scelta consapevole, non le impedisce di percepire il rispetto maturato nei suoi confronti dopo queste settimane, anche da parte di chi inizialmente aveva espresso dubbi. Emozionandosi, Laura ha ringraziato per essere stata così rispettata durante questa settimana del Festival dalla gente. Ripercorrendo la propria storia torna a Io canto, ricordando come quel progetto l’abbia portata fino al palco di San Siro e abbia segnato un passaggio decisivo nella sua crescita. Da allora ha capito di voler smettere di raccontarsi solo attraverso la fragilità: «Io non sono fragile», afferma, spiegando di aver imparato a diventare più forte come donna e come interprete. La ricerca continua resta la sua vera spinta creativa: dice di stare bene quando impara qualcosa di nuovo e ammette senza esitazioni che la noia è ciò che teme di più. «Carlo mi ha fatto fare pace con questa città che amo e odio. Condurrei sempre, ora sto avendo meno paura di affrontare quel palco». Per poi aggiungere: «Finché io per voi io sarò la cantante che va a cantare in Sud America, non una cantante che usa la propria voce per lanciare messaggi e comunicare, non riuscirò mai a soddisfare le proprie aspettative», ha replicato Pausini ai giornalisti.La riflessione finale diventa quasi una dichiarazione di maturità artistica e personale: se non si conosce l’odio non si può comprendere davvero l’amore. E oggi, dopo quanto accaduto in Iran, siamo tutti più consapevoli di questo.




