Love Me Love Me non è solo uno di quei film che si guardano e si archiviano. È uno di quelli che finiscono e ti lasciano addosso una sensazione precisa: manca qualcosa. Non perché il film non funzioni, ma perché alcune scelte narrative (consapevoli, strategiche) sembrano fatte apposta per aprire porte invece che chiuderle.
Iscriviti al canale WhatsApp di Cosmopolitan Italia
- Michelangelo Vizzini e il suo Love Me Love Me
- La nuova serie di Dove Cameron
- I triangoli amorosi sono il sale dei teen drama
Il primo capitolo cinematografico dell’universo creato da Stefania S. (in streaming su Prime Video) prende le distanze dal romanzo in più punti: semplifica, taglia, riorganizza. Ma proprio in questo processo lascia sul tavolo una serie di questioni irrisolte che gridano una sola cosa: questa storia non è finita! E no, non stiamo parlando solo di June e James.
Ecco cinque elementi rimasti volutamente (o dolorosamente) in sospeso che rendono il sequel di Love Me Love Me non solo auspicabile, ma necessario.
Che cosa è successo davvero a Will?
Tra libro e film le differenze su Will Cooper sono evidenti, ma ce n’è una che pesa più delle altre: nel film manca la chiave di lettura del suo comportamento. Nel romanzo, Will è bipolare. I suoi sbalzi d’umore, le contraddizioni emotive e l’ambiguità nei confronti di June sono legati a una condizione precisa, che rende il personaggio complesso ma anche comprensibile.
Nel film, invece, Will sembra costantemente sul punto di nascondere qualcosa. Ha un passato irrisolto con Ari, una relazione interrotta bruscamente ma mai davvero chiusa. I loro sguardi, le tensioni non dette e quel senso di incompiuto restano lì, sospesi. Ari sta con Brian anche nella versione cinematografica? Chi ha messo fine davvero a quella storia?
E poi c’è quella scena: le convulsioni. Un momento forte, inquietante, che sembra suggerire una patologia mai spiegata. È una scelta narrativa precisa, e proprio per questo inquietante. Se non è una dimenticanza, allora è una promessa. E noi vogliamo sapere mantenuta.
Perché James farebbe davvero tutto per Will?
“Lo faccio per Will” è diventata una frase iconica, quasi ironica. Ma a forza di ripeterla, smette di essere solo una battuta e diventa una domanda seria.
Nel romanzo, il legame tra James e Will è sostenuto da eventi molto più duri e da sottotrame che coinvolgono figure adulte, autorità e situazioni estreme. Il film sceglie di eliminare tutto questo, probabilmente per ragioni di tempo e credibilità narrativa. Ma il risultato è che resta l’effetto senza la causa.
James protegge Will a ogni costo, si espone, rischia, arriva persino a non colpirlo durante lo scontro sul ring. Un gesto che dice molto più di mille dialoghi. Ma cosa li lega davvero? Che cosa hanno vissuto insieme per rendere questo rapporto così assoluto? Un sequel potrebbe finalmente raccontare quel passato che il primo film ha solo accennato.
I personaggi che esistono… ma non li abbiamo ancora visti
Uno degli aspetti più evidenti dell’adattamento cinematografico è l’assenza di alcuni personaggi chiave del romanzo. Taylor, Tiffany, Marvin, Poppy: nel film non compaiono, ma questo non significa che non esistano nell’universo narrativo.
La scelta è comprensibile. In meno di due ore sarebbe stato impossibile introdurre e sviluppare tutte le storyline senza sacrificare coerenza. Meglio togliere che lasciare figure sullo sfondo senza identità. Ma proprio per questo, il sequel diventa lo spazio perfetto per ampliare il mondo di Love Me Love Me.
Brian, ad esempio, viene almeno nominato da Amelia. Un dettaglio che sembra tutt’altro che casuale. Se c’è un seguito, è difficile immaginare che resti fuori scena ancora a lungo.
Perché Amelia odia così tanto June?
Amelia è la villain. Nel film come nel libro. Ma mentre nel romanzo il suo comportamento è avvolto da un mistero più stratificato, sullo schermo resta una sensazione netta: Amelia agisce per un motivo preciso, solo che non ci viene detto quale.
Il suo accanimento contro June, il modo in cui manipola le situazioni e rovina la sua immagine pubblica e sentimentale non sembrano frutto di semplice gelosia o cattiveria. C’è qualcosa di più. Un passato, forse legato a James, forse a Will, forse alla famiglia Hood.
Il film semina indizi ma non raccoglie. Ed è una scelta che funziona solo se c’è l’intenzione di tornare su quei nodi. Perché Amelia non è solo “cattiva”: è una mina narrativa ancora inesplosa.
Blaze e Jackson: cosa c’è davvero tra loro?
Nel romanzo, la relazione tra Blaze e Jackson è fatta di sfumature, esitazioni e tempi diversi. Blaze è pronto, Jackson no. Nel film, questa dinamica viene semplificata, lasciando spazio soprattutto a una chimica evidente ma trattenuta, quasi clandestina.
Manca un elemento chiave del libro: entrambi sono persi per James. Una scelta narrativa che il film elimina, probabilmente per mantenere il focus sulla coppia centrale e ridurre le relazioni sentimentali secondarie di James. Una decisione sensata, ma che lascia Blaze e Jackson in una zona grigia.
Sono solo spalle? O c’è spazio per raccontarli meglio, magari lontano dall’ombra di James? Un sequel potrebbe finalmente dare loro una dimensione più definita.
Love Me Love Me non è un film incompleto. È un film aperto. E proprio per questo lascia una sensazione chiara: questa storia ha ancora molto da dire.
Se non l’avete ancora visto, è il momento di recuperarlo su Prime Video. Io il sequel lo voglio adesso. E voi?














