La maggior parte di noi ha scoperto Paul Mescal nella miniserie Normal People, il gioiellino per la tv creato da Lenny Abrahamson e tratto dalle pagine scritte dell’omonimo romanzo del fenomeno letterario Sally Rooney. Quello che non potevamo aspettarci è che anche Ridley Scott scoprisse Paul Mescal nello stesso modo e decidesse di scritturarlo per il suo sequel del Gladiatore. «Ero alla ricerca di un telefilm leggero e relativamente breve, che mi facesse passare del tempo senza troppi pensieri. Dopo il primo episodio di Normal People non sono più riuscito a fermarmi e ho dovuto finirlo subito. L’ho guardato letteralmente per otto ore di fila».

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Dopo aver visto Paul Mescal recitare, Ridley Scott ha capito subito di avere davanti l’attore perfetto per il suo nuovo film: «Mi sembrava che fosse una specie di Richard Harris che incontra un giovanissimo Albert Finney», ha dichiarato il regista in un’intervista. E da quel momento ha deciso che non poteva proporre quel ruolo a nessun altro.

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Connell e Marianne: chi sono i protagonisti di Normal People?

Ad accompagnare Paul Mescal in questo viaggio temporale nell’amore è Daisy Edgar-Jones, anche lei incredibile rivelazione della sua generazione. Insieme, Paul e Daisy sono Connell e Marianne, due ragazzi irlandesi che si conoscono, si scoprono e si innamorano di nascosto durante l’adolescenza, salvo poi perdersi e ritrovarsi diverse volte negli anni a venire. Se Connell è un ragazzo popolare e molto amato a scuola, Marianne è una vera e propria outsider, un pesce fuor d’acqua. E se è vero che gli opposti si attraggono, è altrettanto vero che l’amore tra Marianne e Connell è costantemente sull’orlo del crollo emotivo, della paura e delle fragilità ultime dell’uomo. A conferma che non sempre l’amore basta e anzi a volte non porta neanche a un lieto fine.

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Un manifesto generazionale che parla di amore e solitudine

Così romantico eppure così triste, Normal People è il telefilm ideale se hai voglia di piangere e cerchi una scusa per farlo. Nonostante sia il racconto di una bellissima storia d’amore, ci sembra che i suoi protagonisti siano condannati a un’eterna infelicità. In qualche modo, il loro amore ci ricorda che nella vita non possiamo avere tutto quello che desideriamo e soprattutto non possiamo sperare che tutto vada per il verso giusto. Neanche l’amore.

Connell e Marianne sono l’emblema della solitudine e della tristezza: allo stesso tempo, però, quella solitudine e quella tristezza si rivelano le ragioni che hanno unito in qualche modo il loro amore, mantenendolo vivo fino a oggi. Connell e Marianne sono persone normali, dunque, che cercano di sopravvivere, nella speranza che il loro dolore e la loro tristezza non diventino una scusa per lasciarsi andare e per abbandonarsi a un’esistenza misera e totalmente priva di interessi.

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Non è la solita storia d’amore

Questa è la trama sottesa di Normal People, queste sono le persone normali ritratte nel romanzo di Sally Rooney - e di conseguenza anche nel telefilm di Lenny Abrahamson: Connell e Marianne sono due persone fragili, insicure e distrutte, incapaci di abbandonarsi all’amore perché l’amore non lo conoscono e quindi non lo riconoscono. Due anime rotte, dunque, che dovrebbero solo imparare a capire che chiunque è degno di amore e che non serve essere speciali per provare un sentimento così bello, così sano e così puro. Forse Connell e Marianne lo scopriranno da adulti, ma sarà comunque troppo tardi per salvare il loro amore.

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Si piange tanto, guardando Normal People, soprattutto perché riflette perfettamente sul tema della differenza di classe e sulla salute mentale. In questo racconto c’è tanto di detto ma anche tanto di non detto, c’è tanto di mostrato ma c’è altrettanto di nascosto. Per questo motivo, Normal People è la metafora perfetta della vita: quello che pesa è quello che non riusciamo a vedere fino in fondo.

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Tradotto da Fotogramas

Articolo scritto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione