Guardando gli episodi della nuova serie di Amazon Prime, The Summer I Turned Pretty (in italiano L'estate nei tuoi occhi), ispirato a una saga di romanzi di Jenny Han - la stessa che ci ha regalato Tutte le volte che ho scritto ti amo, per intenderci - chi scrive (una Millennial fatta e finita) ha avuto una sorta di cortocircuito mentale che l'ha riportata indietro nel tempo, alle estati dell'adolescenza e in particolare agli episodi di un altro teen drama seriale amatissimo, ovvero Dawson's Creek.

Questo perché le atmosfere della serie di Prime Video sono praticamente identiche a quella che ha lanciato le carriere di Katie Holmes, Joshua Jackson e Michelle Williams: al posto del placido fiume che fa da sfondo alle avventure di Dawson, Joey e Paecy c'è l'impetuoso oceano, ma poco importa, perché la storia di Belly e dei suoi amici fraterni Jeremiah e Conrad ha lo stesso sapore delle estati passate, e lascia addosso la medesima, malinconica nostalgia. Guardando gli episodi di questa serie che sta piacendo molto agli spettatori di tutto il mondo (soprattutto per la colonna sonora, che strizza l'occhio alla GenZ, generazione di cui questo prodotto televisivo è target eletto), viene fuori prepotente la consapevolezza che, a qualsiasi età, non importa quanti anni siano passati dall'adolescenza dello spettatore, il teen drama, con i suoi archetipi e i suoi snodi narrativi, è una gabbia dorata nella quale ci si fa rinchiudere volentieri.

Ma perché questo genere, che spesso vede come protagonisti ragazzi che vanno ancora alle superiori, ci affascinano e ci agganciano sempre, nonostante la ripetitività delle trame, il non essere assolutamente in target per una questione demografica, l'aver elaborato un'idea dell'amore ben più realistica e vera di quella che si vede in certe serie o film sugli adolescenti? Forse c'è una ragione psicologica, e noi siamo qui per andare a fondo dei meccanismi mentali che stanno alla base di certi eterne passioni.

Triangoli, baci salati, addii

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Peter Taylor//Amazon Prime
Una scena della prima stagione de L’estate nei tuoi occhi, ora su Prime Video.

I pattern estetici che questi prodotti televisivi hanno spesso in comune sono una fotografia languida, che spesso fa da cornice a frame tipicamente estivi, a scene girate tipicamente a bordo piscina, fronte oceano o in un lussuoso country club, vista campi da golf. La sfondo è quasi sempre un paesino adorabile, un micro-universo autosufficiente e perfetto, in cui i protagonisti si muovono con sincronia commovente, sia che si sentano stretti tra le vie del villaggio, sia che ci si sentano assolutamente a loro agio.

Dal punto di vista delle trame, poi, il triangolo è perno assoluto di ogni snodo: nel caso di The summer I turned pretty sono due fratelli a contendersi la giovane Belly, che, nel giro di un inverno è sbocciata come un fiore ed è tornata nel villaggio vista oceano dove trascorre ogni estate da giovane donna. Ma potremmo citare decine, forse centinaia di esempi (Bridgerton 2 tra tutti) in cui il cuore dell'intero svolgimento è una scelta in divenire, che alla fine rimane in bilico e si snoda solo quando la serie si chiude (o la saga letteraria è completa). Insomma, quando ci appassioniamo a un triangolo soffriamo per l'attesa dell'esito (chi sceglierà la protagonista? Colui o colei che non saranno i prescelti staranno male?) sapendo di soffrire, anzi, volendolo fare: quasi non ci importa come la coppia finale si configurerà, ciò che conta, con i teen drama, è il viaggio che si compie per arrivarci. Un meccanismo mentale che si attiva a 15 anni come a 30 e che è eterno, inviolabile e dolceamaro come solo certi show sull'amore estivo sanno essere.

Perché ci piacciono i teen drama?

La vera domanda è: perché non riusciamo a fare a meno di provare e crogiolarci nella nostalgia? Dell'estate, degli amori passati, di quelli che non sono mai sbocciati, di quelli finiti. Ma anche di ciò che avrebbe potuto essere e non abbiamo mai avuto. In questo senso i teen drama non sono solo dei guilty pleasure, dei piaceri seriali o filmici da assaporare in solitudine senza che altri sappiano quanto li amiamo, bensì dei catalizzatori di memorie, ricordi, emozioni e malinconie che, ben lungi dall'essere disturbanti, sono in realtà un rifugio sicuro, un non-luogo rassicurante in cui tornare.

Idealizziamo ciò che siamo (o non stiamo stati) negli anni del liceo e lo sublimiamo dunque guardando sullo schermo le avventure perfette di persone che si muovono seguendo un copione prestabilito? Forse. Secondo la ricerca Nostalgia as a resource for psychological health and well-being provare nostalgia non sempre è un male, anzi, ha spesso un impatto positivo sul benessere generale degli individui, visto che aumenta i livelli di ottimismo, ispirazione, efficacia sociale. Negli adulti la nostalgia del passato non è solo un modo per rimanere ancorati a un tempo che non c'è più, o magari per sentirsi ancora giovani, ma anche un pretesto per ragionare meglio sul futuro, per farsi domande e mettersi in discussione.

Secondo un'altra ricerca (Nostalgia motivates pursuit of important goals by increasing meaning in life, pubblicata su European Journal of Social Psychology) la nostalgia attiverebbe anche l'individuo sul piano fisico, spingendolo ad allenarsi e mangiare bene. Sarebbe, dunque non solo un'ispirazione di per sé, ma anche, da un punto di vista psicologico e sociale, un motore per l'azione. La nostalgia condivisa, quella che lega persone che ricordano episodi o momenti particolari vissuti insieme o dei quali si ha un'esperienza comune, è ancora più forte di quella individuale: da qui il successo di certi show, che si ripetono, uguali da decenni, solo con nuovi volti a fare da tramite tra ciò che era e ciò che è, in quel turbine di ricordi bellissimi che ci riporta all'amore estivo.