Non c'è tregua tra Blake Lively e Justin Baldoni, non c'è modo di placare la lite che porterà i due attori in tribunale il 29 marzo 2026 a New York. Da una parte le accuse di molestie sessuali sul set di It ends wit us e di diffamazione da parte di lei, dall'altro la controdenuncia per estorsione, diffamazione, abuso della privacy, frode e altro da parte di lui. Nel mezzo, il clamore mediatico sulla vicenda. Il tutto si può dire ben esemplificato dall'ultima copertina dell'Hollywood Reporter che è diventata un caso e che Lively ha prontamente definito «offensiva» e «sessista».

«L'Hollywood Reporter dovrebbe vergognarsi»

Intitolata «Blake vs. Baldoni. An exclusive look behind the battle lines of the It ends with us uncivil war», la nuova copertina dell'Hollywood Reporter, mostra un'immagine di Blake Lively e Baldoni, forse generata con l'intelligenza artificiale. Sembrano due personaggi di una graphic novel: lei in versione principessa guerriera con una fionda in mano, lui che regge un lazo in una mano e il romanzo di It ends with us, da cui è stato tratto il film a cui ha lavorato come regista e attore insieme a Lively, nell'altra. Sul sito, in una versione più grande dell'immagine, si vedono anche il marito di Lively, Ryan Reynolds, nei panni di Nicepool di Deadpool & Wolverine, e l'avvocato di Baldoni, Bryan Freedman.

«L'Hollywood Reporter dovrebbe vergognarsi», ha dichiarato senza mezzi termini un portavoce di Lively al Daily Mail. «L'inquadratura di questa immagine è scandalosamente offensiva in quanto gioca sul luogo comune sessista delle donne che osano sporgere denuncia sul posto di lavoro, suggerendo che siano loro a essere aggressive e che dunque meritino le ritorsioni che subiscono». All'interno del numero si trova un pezzo che analizza il ruolo che la fede Bahá'í di Baldoni (una religione che segue fli insegnamenti del profeta Bahá'u'lláh, nda) potrebbe aver avuto nel suo rapporto con la collega. «E se gran parte di tutto questo», si interroga l'articolo, «se i presunti abbracci inappropriati e le preghiere prima delle riprese, potessero venire spiegati come uno scontro tra una comunità religiosa molto specifica con i suoi costumi unici, e un'altra cultura molto più moderna, post-#MeToo, con il suo insieme di credenze e comandamenti?». Secondo Blake Lively, però, anche questa ricostruzione sarebbe fuorviante e «offensiva» perché «sembra giustificare esempi documentati di molestie sessuali e ritorsioni definendoli come "incomprensioni culturali"».

Lively accusa Baldoni di aver tenuto un comportamento «inquietante» sul set di It ends with us, di averle fatto domande inappropriate sulla sua vita sessuale, di aver modificato all'ultimo scene intime nel film e di aver fatto sentire «a disagio» diverse altre donne che lavoravano sul set. Lo accusa, poi, di aver lanciato una «campagna diffamatoria» contro di lei per «distruggere» la sua reputazione. Lui, d'altra parte ha risposto negando tutto, accusando l'attrice di pressioni sulle sue scelte come regista e intentando una causa da 400 milioni di dollari contro Lively, Reynolds, e la loro agente, Leslie Sloane.