Ammetterò subito il misfatto: anche io ho pubblicato un photo dump delle mie vacanze estive su Instagram. Sei, sette foto terribili e relativa descrizione, ordinatamente organizzate per elenco numerato in didascalia, per mostrare ai miei followers che sì, sono andata in ferie pure io e sì, mi sono divertita e sì, ad agosto ho preso un aereo e ho visto una spiaggia, una città europea, un villaggio remoto. Insomma, ho fatto qualcosa e il mio dump ne è la palese dimostrazione. Scorrendo i social, in ogni caso, mi sono accorta subito di non essere la sola: chiunque nei miei contatti, sia tra i miei conoscenti che tra celebrità che seguo, hanno pubblicato un summer dump, ovvero un carosello di scatti che riflette in modo quasi matematico il significato di questo trend. To dump infatti vuol dire "scaricare, abbandonare" e in senso figurato significa lasciar andare le cose in modo casuale, confusionario, in stile brat, insomma (giusto per fare un inception di trend estivi). Alla fine pure Chiara Ferragni ha pubblicato il suo dump e ci ha messo dentro di tutto un po': foto con i figli, tramonti, lei col cane Paloma, lei che si fa un tatuaggio, lei davanti a un piatto di pasta.
In realtà di dump estivi Ferragni ne ha pubblicati svariati perché in effetti è in vacanza da bel un po' (beata lei): questo è solo quello che racconta il ritorno a Milano. Ma scorrendo la sua gallery se ne intravedono molti altri: c'è quella "Last summer days", un dump celato sotto mentite spoglie in cui l'influencer ha raccolto gli ultimi giorni al mare con i suoi amici; poi c'è "These days in Mykonos", anche questo un carosello che si chiama in un altro modo ma resta sempre un carosello, con la raccolta degli scatti più spontanei, meno scontati e dal sapore autentico in arrivo dal rullino del suo smartphone. Fare un photo dump, d'altronde, vuol dire questo: raccontare un'esperienza attraverso foto possibilmente non posate, vanno bene pure quelle mosse e un po' sfocate, meglio se hanno il sapore un po' retrò degli anni Novanta o dei primi Duemila. Il trend non a caso lo ha rilanciato la GenZ nel post pandemia, trascinato dal successo e dal fascino di anti-social network come BeReal su cui si pubblicano solo scatti spontanei, mai perfetti, a volte proprio bruttini, spesso non correlati tra loro o addirittura non-sense. E bisogna farlo quando l'app manda la notifica, senza filtri e senza barare, usando solo la fotocamera esterna. D'altronde è la vita stessa a essere un enorme dump: solo per alcuni è posh e luccicante, per tutti gli altri è così così e bisogna farsene una ragione.
Questo, almeno, il senso del trend tra i più giovani: i Millennials spesso lo fanno in onore della sana, cara, rassicurante nostalgia, memori dei nutritissimi album fotografici pubblicati su Facebook agli albori del social o delle foto celate sotto il filtro color seppia del primo Instagram. Dietro il trend del dump c'è un bel bagaglio culturale e generazionale: i Millennials lo pubblicano per mostrare di aver dato un senso all'estate, o al Capodanno, o a qualsiasi altra occasione cui, a livello sociale, si dà un'importanza spropositata. Se non lo posti non è mai successo, si diceva una volta. In questo senso lo si potrebbe considerare una sorta di risposta automatica alla pressione sociale che ci impone di dimostrare agli altri di stare vivendo la vita che si aspettano da noi. Basta guardare il carosello di Ferragni, Millennial pura, che in effetti è riuscita a flaggare ogni possibile casella del dump perfetto: c'è lei madre (non è stata solo con gli amici, ma ha anche trascorso molto tempo con i figli); lei donna (in giro per il mondo, a farsi un tatuaggio e persino da sola, nella sua terrazza milanese); lei imprenditrice (in ufficio) ed esempio empowerment (con la maglia "parlante"). Le foto di Ferragni, però, sono tutto tranne che imperfette: alcune sono posate, i selfie sono a fuoco, l'ordine degli scatti ha un senso preciso. C'è strategia, c'è pensiero e c'è dietro un'estetica ben precisa, sia a livello tematico che iconografico. That's it, il perfetto dump del Millennials è servito.
La GenZ invece va a caso
Più le foto sono mosse e sfocate più sono cool: Charli XCX su questa cosa ci ha costruito una carriera e più recentemente un intero disco (e poi è bravissima a fare i dump più nonsense che esistano). Meno correlazione c'è tra le foto, più il carosello funziona. E meno spiegazioni si danno su quanto si vede nella galleria, meglio è. Un piatto di pasta a metà? Perfetto. Un selfie davanti allo specchio di un bagno dell'autogrill? Ottimo. Un materasso buttato per le strade di Parigi? Aggiudicato. Che significano? Non lo sappiamo, lo sa solo chi ha postato quelle foto e chi ha vissuto con lui o lei quella particolare esperienza. E va bene così. L'estetica di questi dump è il loro essere non-aesthetic: raccontano lo stesso una storia, una vacanza, un concerto, una serata. Solo che lo fanno senza la pretesa di perfezione, ché tanto non esiste nella vita vera, figuriamoci sui social.









