Continuano le manifestazioni di vicinanza alla famiglia di Giulia Cecchettin, la ventiduenne uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta e diventata simbolo, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne del 25 novembre, di tutti i casi di femminicidio avvenuti in Italia, 105 solo nel 2023. Anche Jolanda Renga, figlia maggiore di Ambra Angiolini e Francesco Renga, autrice del libro Qualcosa nel modo in cui sbadiglia (Electa Young), ha raccontato, voce potente in questa ondata di testimonianze scatenata dalla tragica scomparsa di Giulia, cosa vuol dire essere una donna in un mondo di paura, di raccomandazioni e di «stai attenta».
Lo ha fatto con un video commosso pubblicato su TikTok, confrontando la sua posizione con quella del fratello Leonardo, 17 anni, che però, in quanto ragazzo, non ha mai avuto «paura di camminare da solo per strada». Il regalo dei nonni - uno spray al peperoncino per difendersi - l'angoscia della madre ogni volta che Jolanda sale su un mezzo pubblico, le storie terribili che ci restituisce la cronaca ogni giorno, perché purtroppo sappiamo già che Giulia Cecchettin non sarà l'ultima vittima di femminicidio, hanno portato la ragazza ad affidare ai social un lungo sfogo.
«Ciao sono Jolanda ho 19 anni e da quando sono piccola ogni giorno prima di uscire di casa mi sento dire "stai attenta", ho 19 anni e uno dei regali che ho ricevuto dai miei nonni è stato lo spray al peperoncino da mettere nella borsa, ho 19 anni e la mia mamma ha paura quando le dico che devo prendere i mezzi pubblici anche di giorno, ho 19 anni e mio fratello 17, ma lui non ha paura di camminare da solo per strada, ho 19 anni e sento continuamente notizie di donne che vengono uccise da chi diceva di amarle e muoiono per la gelosia, per la convinzione altrui di poter essere padroni e di controllarle. Ho 19 anni e non ho mai sentito nessuno dire ad un mio amico che doveva farsi accompagnare a casa, non ho mai sentito dare ad un ragazzo raccomandazioni simili a quelle che ricevo io».
«Raramente», ha concluso Jolanda Renga con le lacrime agli occhi «sento dire a questi individui di non considerare le donne una loro proprietà, che niente può giustificare le botte, e che la violenza non può essere sinonimo di amore. Perché se io non mi accorgo in tempo del pericolo, la colpa non è la mia. L'amore, la fiducia, la compassione per una persona amata non può condurmi ad un destino così tragico e ingiusto. Insegnate ai vostri figli che una donna non è una priorità, è libera, non va giudicata».











