Mariasole Pollio ha vissuto un'esperienza che non dimenticherà. Un punto di svolta che ha già segnato un prima e un dopo nella sua vivacissima carriera nel mondo dello spettacolo, avventura che intreccia Napoli (la sua città), la musica (il suo superpotere) e il cinema (la sua passione e il suo lavoro) in un unico nodo decisivo. Je So' Pazzo, così si chiama questo suo «punto e a capo»: è il biopic su Pino Daniele diretto da Nicola Prosatore in cui l'attore Massimiliano Caiazzo interpreta l'artista napoletano agli inizi di carriera e Mariasole Pollio la prima moglie Dorina Giangrande.

Le riprese sono terminate a fine maggio, il film arriverà al cinema prossimamente. E Mariasole non può che descriverla come l’esperienza più forte dei suoi 21 anni. «Sono entrata in una storia molto complessa, ho interpretato una donna meravigliosa, adulta», mi dice, cosa che le ha dato la possibilità di uscire un po’ dai ruoli anagrafici interpretati fino a ora. «Ho potuto sperimentare una maturità artistica nuova, sono entrata in luoghi inesplorati». Un viaggio, appunto, che l'ha fatta emozionare e piangere, cantare e pensare. E crescere.

L'altro viaggio - questa volta non solo metaforico - di Mariasole Pollio porta il nome del 105 Summer Festival, che co-conduce insieme al collega Daniele Battaglia e la sta portando in tour per l'Italia a suon di tormentoni estivi. Nel suo presente c'è un successo genuino, immediato: quello del pubblico che la acclama, della telecamera che la coccola. Ma nel suo futuro Mariasole sogna di essere altro da sé, di decostruirsi per il lavoro che ama e che ha scelto quando aveva 13 anni. Ce lo ha raccontato in questa intervista a due anni dall'ultima chiacchierata con Cosmopolitan (che le ha portato un pizzico di fortuna, visto che i sogni che ci aveva confessato allora oggi si sono avverati).

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Cosmopolitan / Simone Biavati
Mariasole Pollio. Foto di Simone Biavati. Stylist Mimina Cornacchia. Hair Sal de Maria. Make up Miriam Carino

Partiamo da Je So’ Pazzo. È stato emozionante girare a Napoli, la tua città?

«Ho realizzato un grande desiderio. Io mi sento napoletana più che mai, ma fino a ora non mi era mai capitato di poter raccontare questo lato di me. La mia città ha tante lingue, tante sfumature, una grande vocazione artistica. Non sapevo in che modo questo progetto sarebbe arrivato, ma quando ho saputo del film mi sono impegnata a fondo per avere la parte, l’ho voluta con tutta me stessa. Mi ha permesso di recitare in napoletano, di entrare nella vita di Pino, un’artista che per me significa tanto».

Il biopic avrà il compito di raccontare Pino anche alle generazioni più giovani.

«Sì, e lo faremo raccontando Giuseppe Daniele, l’uomo dietro l’artista. Abbiamo cercato, senza imitazioni e con delicatezza, di concentrarci sull’essere umano, prima che sul mito. Con la sua musica Pino ha creato un filo generazionale: lui raccontava Napoli con tutte le sue sfaccettature, ne parlava a voce alta, senza paura, anche se questo comportava il non essere compreso da tutti».

Hai una canzone preferita di Pino che associ alla tua vita o al film?

«Per il film sicuramente "Quanno chiove", è la canzone con cui mi sono preparata per i provini. Ma ogni pezzo, dopo le riprese, ha l’immagine o il volto di un collega, oppure racconta un pezzo della mia vita. "Yes i know my way" ha un verso bellissimo che dice 'Miette ‘e creature ‘o sole pecché hanna sapè’ addò fà friddo e addò fà cchiù calore': ho vissuto due anni e mezzo a Milano e in questa frase ho ritrovato le mie radici, ho capito quanto di Mariasole c’è nelle strade di Napoli».

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Nicole Verzaro
Il first look di Mariasole Pollio come Dorina Giangrande in Je sò pazzo, biopic su Pino Daniele

Ti sento emozionatissima mentre parli di questo progetto.

«Per me questo film è un regalo personale. Le persone con le quali ho lavorato mi hanno insegnato a nutrire la me artista, non lo avevo mai fatto con così tanta chiarezza. Ci sarà un prima e un dopo Je So’ Pazzo. Anche se, avendo solo 21 anni, ho accolto questa opportunità con grande umiltà».

Nel film interpreti Dorina, la prima moglie dell’artista. Cosa puoi dirci di lei? L’hai incontrata?

«Dorina è una donna meravigliosa, che ha un amore infinito dentro di lei e io, per raccontare anche i sentimenti più difficili, sono partita da questo, dall’amore che ha messo nella sua vita e che poi ha regalato a Pino. A un certo punto ho salutato Mariasole, ho fatto come uno switch, ho tolto di me tutto e ho accolto Dorina senza giudicarla. C’è stato un momento in cui parlavo e non vedevo niente di me, solo lei».

E quanto è durato questo viaggio?

«Abbiamo girato per 7 settimane. Ma prima c’è stata la preparazione. Ho ascoltato la musica di Pino in ogni momento. E non sono mai andata via da Napoli. Non volevo che qualcosa potesse intromettersi in questa bolla. Volevo respirare la città, parlare come lei. Per settimane mi sono occupata solo di Dorina ed è stata un’esperienza meravigliosa e totalizzante, intensa, in cui mi sono fatta molte domande e mi sono lasciata travolgere».

Ti dividi tra cinema e conduzione. Come bilanci queste tue due attitudini?

«A un certo punto mi sono sentita come se dovessi scegliere tra una cosa o l’altra, anche se poi ho capito che posso essere tante cose. Per me recitare è come respirare. E so che sono capace di togliermi di dosso tutti i lustrini e tutte le luci e anche stare al buio se il mio personaggio lo richiede. Non ho paura di mettere il mio ego da parte. E questo te lo insegna lo studio. Questo progetto mi ha dato la voglia di continuare a lavorare su questo. Chissà Pino dove mi porterà».

Anche in Un attimo ancora, il film Rai sui Pooh, hai fatto da ponte tra la tua generazione e quella dei fan della band che sono più grandi di te. La senti come una responsabilità?

«Per me è un privilegio, mi dà la possibilità di conoscere storie e persone che anagraficamente sono lontane di me. Ma no, non la vivo come una responsabilità, non è che salviamo il mondo. Di certo è un modo per arricchire il mio bagaglio, perché ho accesso a opportunità che nutrono la mia curiosità in modo diretto, che mi fanno vivere tante vite».

La musica ti guida.

«Sì, è sempre stato così. Sai, io scrivo anche dei monologhi, una cosa che ad oggi tengo per me. Però ogni volta che scrivo qualcosa c’è sempre una canzone che mi ispira, che mi parla. A volte penso che in un’altra vita fossi una cantante. Anche se in questa vita me la cavo malissimo (ride, n.d.a.)».

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Simone Paccini
Mariasole sullo stage del 105 Summer Tour.Hair Sal de Maria/Mua Miriam Carino/Styling Mimina Cornacchia/ Photo Simone Paccini

Cosa ti piace del lavoro sul set e cosa del palco?

«Del set mi piace che anche il dolore non mi sa di dolore. E questo mi commuove. Non ci sono emozioni che mi fanno male, sento che è tutto concesso, che quel personaggio attraverso le sue parole può curare le mie ferite e le mie insicurezze. Siamo solo io e chi viaggia con me. Del palco mi piace che la musica mi parla. Io con la telecamere ci ironizzo, ci prendiamo in giro a vicenda. Quando si accende è una sfida».

Hai iniziato giovanissima, eri sul set di Don Matteo a 13 anni. Com’è stato bilanciare le difficoltà e le sfide di quell’età con gli impegni di attrice?

«Ad oggi lo guardo come un periodo meraviglioso. Per me il lavoro è sempre stata una cosa serissima, anche se nel mentre ci sono state tante difficoltà. Sicuramente sono cresciuta con un grande senso del dovere, sebbene nella mia famiglia nessuno mi abbia imposto la cosa. Però inevitabilmente ti confronti con emozioni più grandi della tua età. Ero una bambina in un mondo di adulti. Questo mi ha aiutato a iniziare a lavorare prima su me stessa. Ora invece sono impegnata a ricordarmi che ho 21 anni e posso anche concedermi di divertirmi».

Come hai aggirato le difficoltà di cui parlavi?

«Capendo che io esisto indipendentemente dal mio lavoro. Quando inizi da giovane è come se mettessi tutta la personalità in quello che fai. Ma grazie alla mia famiglia e ai miei amici, ho sempre saputo distinguere tra me e il mio mestiere. I no sono una parte di questo percorso, non mi hanno mai lanciato in un abisso. Li riesci a superare solo se hai una motivazione grande che ti porta avanti. Se no ti manca l’energia».

I tuoi fan storici ricordano con affetto i primi video su Musical.ly e Youtube. E tu da utente cosa guardi sui social?

«Mi piacciono i video motivazionali, i collage con le canzoni mi fanno emozionare. O i pezzi dei film di Massimo Troisi abbinati alle canzoni di Pino: apoteosi».

I commenti negativi ti fanno male?

«No, ho smesso di dargli importanza tanti anni fa, grazie a mia madre e a mio padre che mi hanno fatto capire che va bene non piacere a tutti. Starci male è uno spreco emotivo. Io da piccola sono stata vittima di bullismo e questa esperienza mi ha fatto le spalle larghe. Se le critiche sono positive le accolgo, ci lavoro anche. Le altre non le guardo neppure».

Tra i tuoi progetti futuri c’è anche uno show di Prime Video, The Traitors Italia, che vedremo in autunno. Cosa puoi raccontarci?

«Vedrete una Mariasole totalmente inedita. Ho combattuto con armi che non pensavo nemmeno di avere. Siamo stati isolati, quindi ho passato molto tempo a contatto diretto con me stessa».

Della bambina che eri cosa è rimasto della Mariasole di oggi?

«Questo entusiasmo colossale. Un’estrema ingenuità. Ancora oggi vivo i rapporti con grandi intensità, senza mettere in conto che qualcuno possa avere intenzioni malevole».

A proposito di canzoni, secondo te qual è la hit estiva di quest’anno?

«A oggi mi piace tantissimo la canzone di Serena Brancale con Alessandra Amoroso, "Serenata". Serena è davvero meravigliosa, dimostra che prima o poi il tuo momento arriva. Ha fatto tanta gavetta, sono felice di questo tuo successo».

E qual è il concerto assolutamente da non perdersi o l’artista che hai visto sul palco quest’anno che ti ha fatto impazzire?

«Sono stata a vedere Jovanotti ed è stato un concerto meraviglioso, sono stata proprio bene, l’ho visto con la mia migliore amica, è stato stupendo cantare con lei. Il mio cuore si divide tra lui e Cesare Cremonini».

Sei un punto di riferimento per milioni di ragazzi. Questa cosa ti fa più spaventare o emozionare?

(prima di rispondere a questa domanda mi dice che si prende un attimo per pensare perché vuole rispondere col cuore. Poi dice:)

«Mi fa sentire le spalle coperte. Mi carica. Il pensiero di fare qualcosa che ispira gli altri mi commuove».

Nell’ultima intervista su Cosmopolitan, due anni fa, ci avevi raccontato che il tuo sogno era fare un progetto su Napoli. E lo hai realizzato. Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande?

«Vorrei interpretare un ruolo cinematografico totalmente opposto fisicamente, esteticamente e caratterialmente a me. Sono disposta a tutto, anche stravolgermi fisicamente. Mi dicono sempre che i miei occhi parlano, allora vorrei poter diventare una cattiva con gli occhi spenti, intraprendere un percorso che mi porta a essere altro da me. E lo farei per l’amore che provo per il cinema, per mettermi alla prova. Sarebbe un lavoro intenso, diverso, affiancata da tanti professionisti. E non lo farei per dimostrare al pubblico che sono brava, ma per fare qualcosa in cui non mi si riconosce, per raggiungere la massima espressione di questo lavoro».