L'addio di Harry e Meghan al Frogmore Cottage, la casa di Windsor dove hanno vissuto per circa un anno dopo il matrimonio del 2018, è ufficiale: le ultime news riportano che la coppia ha concluso il trasloco annunciato a marzo scorso restituendo le chiavi alla Crown Estate, società reale che amministra la tenuta. Già nel 2021 la coppia aveva ripagato ai contribuenti gli oltre 2 milioni di sterline prelevati dal Soveraign Grant per la ristrutturazione, così da quietare le polemiche legate all'uso di soldi pubblici per una casa in cui hanno vissuto per un periodo brevissimo. Il trasloco definitivo dei Sussex dal Frogmore Cottage rimette dunque in moto il gioco delle residenze reali in cui sono coinvolti, oltre a Harry e Meghan, anche il principe William e Kate Middleton e il principe Andrea di York.
Dallo scorso settembre, infatti, i principi del Galles vivono a Windsor, in un "piccolo" cottage dentro il parco del castello che si chiama Adelaide Cottage. Una scelta inizialmente attuata dalla coppia per avvicinarsi alla regina Elisabetta, che dopo la pandemia aveva trasferito la sua residenza proprio nella sua amatissima tenuta fuori Londra; poi, mancata la sovrana, Kate e William avevano confermato che l'idea di vivere in campagna era più vicina alle esigenze della loro famiglia. La casa, molto più piccola del mastodontico appartamento 1A di Kensington Palace dove hanno vissuto per quasi un decennio, in effetti per i principi del Galles rappresenta un downgrade di spazi e comfort (non hanno la camera neanche per la loro tata storica, Maria Borrallo, che infatti vive in un cottage poco lontano dall'Adelaide), eppure sembra piacere moltissimo a tutta la famiglia, che pare intenzionata a non spostarsi per i prossimi anni.
Non è però d'accordo con questa soluzione re Carlo, che per il figlio maggiore ed erede, ora che ricopre il titolo di principe del Galles, vorrebbe una residenza ben più consona al suo status: il Royal Lodge, ad esempio. Dal 2003, in questa villa mastodontica vive il principe Andrea di York, terzogenito della regina Elisabetta, che ha sovvenzionato una massiva ristrutturazione della casa a sue spese, firmando un contratto simbolico di affitto per 75 anni a 250 sterline la settimana. Una cifra irrisoria per quella che, all'unanimità, viene considerata la magione più bella del comprensorio di Windsor.
Il principe Andrea, però, da diverso tempo è caduto in disgrazia: la colpa è da imputare alla sua amicizia con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, entrambi indagati per traffico di minorenni e sfruttamento della prostituzione (il primo si è suicidato in carcere prima del processo, la seconda è stata invece condannata). Mentre la regina Elisabetta era in vita, Andrea ha perso titoli e onorificenze militari, cadendo in un baratro di biasimo da parte del popolo britannico e della sua stessa famiglia, che infatti lo ha cancellato da ogni evento pubblico. Il fatto che rimanga nel Royal Lodge pur essendo stato invitato a sloggiare, rende la questione ancora più spinosa, quasi «grottesca», come ha riferito una fonte vicina alla famiglia reale. Al momento il tetto del Royal Lodge è in ristrutturazione, ma il duca di York, pronto a tutto pur di non mollare la sua proprietà (anche se, di fatto, è pure questa della Crown Estate, non sua), è rimasto nella residenza per evitare di venire cacciato. L'idea di re Carlo, insomma, sarebbe quella di spostare il fratello reietto nel ben più modesto Frogmore Cottage di Harry e Meghan e trasferire i principi del Galles nel Lodge di Andrea.
Al momento, però, è tutto in standby: con Andrea ancorato con le unghie e con i denti all'ultimo baluardo di potere che gli è rimasto, è parecchio difficile organizzare il trasloco di Kate, William e famiglia in una nuova casa. Non che i Galles siano convinti del trasferimento: alcune persone a loro vicine hanno confermato che la vita nel piccolo ma delizioso Adelaide Cottage è bella, che i loro tre bambini sono felici e che non hanno intenzione di muoversi. Ma l'ultima parola spetta a Carlo III. E quindi il gioco delle dimore reali è ancora aperto.











