Chi avrebbe mai detto che il battesimo di una bambina di 21 mesi potesse destare tanto scompiglio? Il motivo è presto detto: la piccola in questione è Lilibet Diana, secondogenita di Harry e Meghan, che, nel giorno del suo battesimo, celebrato il 3 marzo scorso a Montecito in California, è stata per la prima volta definita "principessa". Apriti cielo. Una tempesta di tweet, commenti e analisi sull'uso del titolo ha cominciato a infuriare, soprattutto perché i duchi di Sussex hanno spesso detto apertamente, nelle interviste e nella docuserie di Netflix che li vede protagonisti, che avrebbero usato l'onorificenza solo se questa avesse garantito ai figli la sicurezza e la protezione assicurata ai membri della royal family. Un'opzione che però non è percorribile, dunque perché ora hanno scelto di chiamare i figli principi?
Partiamo dal principio per capire fin dove le polemiche e l'accusa di incoerenza ai duchi di Sussex siano fondate. Lilibet e Archie, i figli di Harry e Meghan, non sono diventati principi dal giorno alla notte, ma hanno acquisito in automatico il titolo quando Carlo è asceso al trono, l'8 settembre scorso. Il re, che come riportano i report «non avrebbe mai fatto un torto ai nipotini cambiando la legge», ha deciso di non modificare il contenuto delle lettere patenti del 1917 firmate da re Giorgio V in cui si afferma che i figli e i figli dei figli di un sovrano acquisiscono di diritto il titolo. Semplicemente, fino a ora, Harry e Meghan hanno scelto di non usare l'appellativo per Archie e Lilibet, pur sapendo di poterlo fare. L'occasione del battesimo, formale e ufficiale, li ha portati a discutere con Buckingham Palace sulla possibilità di definire la piccola di casa "principessa" e, non essendoci alcun impedimento almeno di tipo burocratico, re Carlo ha accettato. L'uso del titolo nelle comunicazioni del battesimo non è casuale, ma frutto di «conversazioni» con i vertici di Palazzo: in un nuovo comunicato diffuso da un portavoce della coppia, si definisce il titolo reale un «diritto di nascita» di cui Harry e Meghan hanno discusso a lungo con lo staff di Buckingham Palace. Frustrata dal fatto che la famiglia non riconoscesse i loro bambini come principi (ad esempio sul sito ufficiale della royal family, dove solo dopo la comunicazione dei Sussex, alla pagina Linea di Successione, Archie e Lilibet hanno visto comparire davanti ai loro nomi il titolo), la coppia si è dunque battuta per un diritto e da oggi in poi, se sarà necessario, appellerà i propri figli con l'onorificenza reale.
Fine della storia, Archie e Lilibet Diana sono principi e su questo non discute neanche re Carlo.
Ben più spinosa, però, è la questione dell'incoerenza, che è un po' l'accusa che tutti stanno facendo a Harry e Meghan in queste ore. Perché questa svolta, si chiedono cronisti reali, analisti della royal family e persino i fan della coppia, se fino a ora i Sussex hanno definito i titoli reali «un peso»? Il principe Harry, in diverse interviste, ha addirittura specificato che essere un principe e crescere nella famiglia reale ha rappresentato per lui un «trauma intergenerazionale» da cui fuggire a gambe levate per salvarsi. E non c'è bisogno di tirare in ballo Spare, la sua autobiografia, in cui sono stati elencati uno a uno i motivi per cui il principe ha scelto di trasferirsi con moglie e figli all'estero, fuggendo da un destino troppo malev0lo, dal razzismo sistemico della famiglia reale, dalle gerarchie troppo stringenti. Insomma, tutte le ragioni per distanziarsi dalla famiglia reale.
«Pensavo che non volessero avere più nulla a che fare con i Windsor!», ha titolato la giornalista Jan Moir sul Daily Mail, inquadrando un sentimento abbastanza condiviso persino da chi ha sempre sostenuto Harry e Meghan. Anche perché, dalla preferenza sull'uso del titolo, i duchi di Sussex non avranno alcun benefit: né la tanto ambita sicurezza reale, che hanno perso all'uscita dalla famiglia; né il Frogmore cottage, la loro casa britannica, dalla quale sono stati sfrattati per ovvie ragioni; né tantomeno la fiducia dei parenti, ormai (pare) irrimediabilmente perduta. Nonostante l'addio reale, i bambini di Harry avrebbero conservato in ogni caso il loro posto nella linea di successione al trono britannico (sono rispettivamente al sesto e settimo posto). Non è una questione economica ma di status, gancio per una posizione che Harry e Meghan vogliono a tutti i costi mantenere. C'è chi dice per non essere dimenticati, chi per ribadire la propria appartenenza a un clan cui fa comunque gola appartenere, chi è a favore dell'ineluttabile destino dei bambini Sussex, figli di un principe e dunque investiti dello stesso ruolo formale, pur senza diritti o doveri di sorta nell'onorarlo.
I ponti, questo ormai appare evidente, possono essere rinsaldati in molti modi: Harry avrebbe potuto, forse, tentare di riallacciare i rapporti umani con padre e fratello pur rimanendo saldo nella sua posizione di volerne stare lontano, coerente nella sua decisione di mollare per salvarsi, per guarire da un trauma. Non ha fatto né l'una né l'altra cosa: impossibile prevedere dove lo condurrà questa incoerenza.












