Dopo settimane di silenzio, Fedez ha pubblicato una serie di video su Instagram per spiegare i motivi della sua assenza, causata dall'assunzione di un antidepressivo e dalle dirette conseguenze della sua improvvisa sospensione su corpo e mente. Nel video il rapper racconta di essere crollato, dopo mesi di disturbi cognitivi e psicologici, sotto il peso dell'effetto rebound, che si presenta proprio quando il farmaco viene sospeso in modo repentino, generando una nuova ondata di malesseri di varia natura, tra cui, nel suo caso, l'incapacità di esprimersi correttamente. Per questo, ha spiegato Fedez, non lo abbiamo visto alla presentazione di Lol 3, nell'aula di tribunale per la strage di Corinaldo e neanche sui social nel periodo subito successivo a Sanremo. Mistero svelato e tempesta mediatica che ha avvolto lui e sua moglie Chiara Ferragni finita (si spera). Ciò che si legge, tra le righe delle parole di Fedez, è un'ammissione di fragilità: non siamo perfetti, ogni tanto crolliamo, più spesso soffriamo, meglio dirselo subito ad alta voce senza rimandare. Vale per un personaggio pubblico, "costretto" dalla sua posizione a rendere conto al mondo su come sta, ma anche per tutti gli altri che, invece, devono fare i conti solo con loro stessi.
Non è l'unico, Fedez, ad aver scelto di fare questa sorta di "coming out" del benessere mentale pubblicamente, sia a scopi divulgativi, sia per liberarsi di un peso. Le celebrità che hanno deciso di usare la fragilità come manifesto sono parecchie, sempre più libere di parlare e mostrarsi per quello che sono è davvero: esseri umani che, a periodi alterni, vengono colpite da tempeste e uragani. Sono atti liberatori e necessari in un'epoca in cui prendersi cura di sé e della propria mente è diventato una priorità assoluta. Non è un caso neanche che, a crollo psicologico, corrisponda quasi sempre un addio temporaneo ai social come è accaduto a Fedez: secondo l'AXA Mind Health Report 2023, l'Italia è tra i paesi più prostrati dalla crisi della salute psicologica attuale, sebbene l'attenzione verso certi temi stia aumentando e molti veli e tabù stiano inesorabilmente crollando. Il 38% degli intervistati ha detto che tecnologia e social media hanno un impatto negativo sul proprio equilibrio e che l'unico modo per risollevarsi è distanziarsene per un po' di tempo, dato, questo, che riflette quelli di diverse altre ricerche e report sull'impatto dei social sulla percezione di sé, sulle relazioni e sul benessere psicologico.
Una cosa è certa: vergognarsi delle proprie ferite, anche quelle che non si vedono, non è più un'opzione. A prescindere da quali siano i motivi per cui si crolla, stiamo finalmente capendo che dirlo ad alta voce non è sinonimo di debolezza ma di vulnerabilità: imparare a dare nuovo valore a questo termine è forse la più grande rivoluzione dell'epoca post-pandemica.












