Durante un viaggio di lavoro col marito William a Falmouth, in Cornovaglia, la principessa del Galles Kate ha incontrato il suo professore di storia del liceo, Jim Embury, che le è andata incontro per salutarla e si è conquistato un abbraccio davvero indimenticabile. E così, le foto di Kate Middleton che abbraccia con entusiasmo il suo ex insegnante hanno fatto il giro del mondo, aprendo nuovi scenari sulla rivoluzione in atto nella monarchia britannica e sull'evoluzione personale della principessa, non soltanto da un punto di vista modaiolo, ma anche pubblico. La Kate di oggi, infatti, sembra molto più spontanea, aperta, meno diffidente di qualche anno fa. Il motivo? Potrebbe essere (ancora una volta) la cognata Meghan Markle, che tramite la docuserie di Netflix Harry&Meghan l'ha accusata di essere fredda e poco propensa al contatto fisico. La duchessa di Sussex, invece, si è definita una «big hugger», una fan degli abbracci, insomma: l'aneddoto più caldo in merito svelato nella serie ci riporta alla prima cena a quattro al Nottingham Cottage, covo da scapolo del principe Harry, quando Meghan, a piedi nudi e pronta ad avviluppare la cognata tra le sue braccia, è stata bruscamente respinta dall'algida freddezza di Kate.
A distanza di settimane da quelle rivelazioni (che poi sono state ampiamente superate da quelle contenute in Spare, il libro del principe Harry), i più attenti osservatori hanno notato un cambio di rotta in quel di Londra: impegnati su più fronti per promuovere il lavoro di un re Carlo III pronto all'incoronazione, Kate e William, ma in particolare la prima, sono sembrati a tutti molto più empatici con i fan, più propensi al contatto fisico e persino più coinvolti del solito in fatto di chiacchiere e small talks. Rivoluzione ancora più eclatante, i principi di Galles da un po' di mesi non disdegnano i selfie con i sudditi, segno di un cambiamento abbastanza evidente dello stile delle pubbliche relazioni della coppia, solitamente molto più timida nelle manifestazioni d'affetto.
Probabilmente è un po' forzato imputare questo cambiamento a Meghan Markle, ma di certo qualcosa bolle nel pentolone di progetti, strategie e impegni reali. Primo tra tutti, Kate Middleton vuole effettivamente stravolgere (in meglio) la sua immagine, per svecchiarla e renderla ancora più appetibile agli occhi del pubblico: il Kate Effect, ovvero l'impatto della principessa su consumi e acquisti di abiti e accessori, è ormai consolidato, ma essere una fashion icon non le basta più. I recenti lanci legati al suo progetto sulla prima infanzia l'hanno vista coinvolgere personalità molto amate della tv come Roman Kemp, segno che seguire la strada della comunicazione tradizionale non è più sufficiente per arrivare a vaste fette di pubblico. E che servono "rinforzi".
Dei giorni scorsi, inoltre, è la news che, al suo fianco, è arrivata Alison Corfield, una nuova segretaria personale considerata uno squalo delle pubbliche relazioni. Con un curriculum importante alle spalle e tanta voglia di rivoluzionare l'immagine della principessa del Galles, Corfield avrà il grande compito di portare Kate al livello successivo, di renderla appetibile (ancora di più di quanto già non lo sia, almeno) prima della sua incoronazione a regina consorte. E, soprattutto, di renderla più umana. Le parole dei cognati Harry e Meghan hanno cristallizzato nei lettori di Spare e negli spettatori della docuserie l'idea che Kate Middleton sia una donna di poche emozioni, rigida e fredda, senz'altro molto aperta con i bambini ma decisamente più ostica nelle relazioni tra adulti. Le biografie ufficiali e diverse fonti vicinissime alla principessa ci dicono invece che è tutta una questione di timidezza e di aplomb britannico, insomma. E che la tendenza di Kate a voler dare sempre il massimo la porterà a superare il confine, a uscire dalla sua comfort zone e a mostrare lati di lei che il pubblico e i sudditi non hanno ancora avuto modo di vedere. Che gli abbracci e i selfie siano emblema di questa rivoluzione in atto, più che una risposta alle accuse di Meghan Markle? Ci scommettiamo.

















