«Parlaci dei grandi del cinema con cui hai lavorato» is the new «Ti sei ispirata a qualche maschietto?». Non è certo una novità che le uscite di Amadeus ci lascino quantomeno perplesse: chiaro che il conduttore è figlio del suo tempo. Dunque, se ha davanti una donna di successo, il riferimento è automaticamente ai «grandi uomini» che le stanno attorno, che l'hanno guidata, ai «maschietti» che l'hanno ispirata. L'anno scorso sul palco dell'Ariston ha chiesto alla calciatrice Cristiana Girelli chi fossero i suoi modelli calcistici, rigorosamente uomini. Del resto - si sa - il calcio è una faccenda maschile e le donne, al massimo, possono trarre ispirazione, aspirare a raggiungere i maestri. Ieri, alla prima serata del Festival 2022, Amadeus ha "intervistato" Ornella Muti, co-presentatrice a Sanremo e in men che non si dica ha finito per chiederle dell'unico argomento che sembra davvero contare quando si parla di fama, carriera e professionalità: i maschi e quanto sono bravi.
«Dunque», ha twittato Selvaggia Lucarelli, «Ornella Muti tace fino alle 23.30, poi è autorizzata a parlare per raccontarci la grandezza degli uomini». Dire che Sanremo ci regala uno spaccato della nostra società sembra addirittura riduttivo: i problemi di fondo su cui ci arrovelliamo con velleità filosofiche, sul palco diventano improvvisamente palesi, così lapalissiani e candidi da suscitare quasi un senso di imbarazzo. Com'è possibile che anni e anni di filosofia femminista sembrino manifestarsi di botto nel dialogo Amadeus-Muti? Del resto quando Simone De Beauvoir diceva che la donna è «l'Altro», parlava anche di questo. Ne Il Secondo Sesso, a un certo punto, la filosofa riporta le parole dello scrittore suo contemporaneo Claude Mauriac: «Noi ascoltiamo con aria di educata indifferenza la più brillante di loro, sapendo bene che la sua intelligenza riflette in modo più o meno vistoso idee che provengono da noi». «Loro» sono le donne, con «noi», naturalmente, è inteso «noi uomini».
«Da notare che con l'equivoco del "noi"», commenta De Beauvoir, «egli si identifica con S. Paolo, Hegel, Lenin, Nietzsche e dall'alto della loro grandezza guarda con sdegno al gregge delle donne che osano parlargli su un piede di uguaglianza». Gli uomini - i vari Amadeus, Mauriac e chi più ne ha più ne metta - si tengono stretta la loro geneaologia culturale: i grandi, in qualsiasi campo, condividono il loro stesso genere. È il club dei maschi. Quanto dev'essere rassicurante? Basta aprire un libro di storia, accendere la tv, guardare Sanremo. Il patriarcato ci dice che da sempre il sapere è in mano agli uomini, la cultura è in mano agli uomini, il successo è in mano agli uomini, il potere è in mano agli uomini. Noi donne a cosa possiamo aspirare? Forse a una stanza tutta per noi, come scriveva Virginia Woolf. A un palco tutto per noi, dove dimenticarci degli uomini e parlare delle grandi donne - le madri, le nonne, le attrici, le calciatrici - di una genealogia al femminile a cui ancorare saldamente le nostre ambizioni.












