Dati per favoriti, Mahmood e Blanco, all’anagrafe Alessandro Mahmoud e Riccardo Fabbriconi, non pensano alla vittoria: «Vogliamo solo divertirci» è la frase che hanno detto più spesso da quando il loro duetto è stato annunciato. Il loro incontro è nato in studio, a casa di Michelangelo, il produttore di Blanco, artista rivelazione del 2021. Lì, senza pensare al Festival, è nata "Brividi", un’intensa ballata che mette al centro la paura di sbagliare, il sentirsi inadeguati. Un sentimento che vale a tutte le età e in cui entrambi si riconoscono. 29 anni Mahmood, 18 Blanco, parlano la stessa lingua, nonostante i dieci anni di distanza e entrambi hanno un desiderio comune, suonare live. Il Blu celeste tour di Blanco in partenza il 3 aprile è già sold out, Mahmood partirà invece da Parigi il 23. Nella serata delle cover cantano "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli.
Insieme a Sanremo. Quando è nata l’idea?
Mahmood: «Sinceramente? Per caso. Non ci ha cercato nessuno. Ci siamo trovati in studio, abbiamo iniziato a scrivere il ritornello, poi le strofe a distanza, ognuno per conto suo. Abbiamo pensato a Sanremo solo dopo averlo sentito. I nostri genitori ci hanno spinto, mia mamma, suo papà. “Se non andate a Sanremo con questa siete pazzi».
Con che spirito salite sul palco?
Blanco: «Io vado a divertirmi, come ho sempre detto. Cerco di tenere ben fermo in mente il divertimento, come parola chiave. Stiamo andando a Sanremo perché ci mancava un po’ di pepe al culo. E essere qui con Ale mi rende mega felice».
Mahmood: «Mi sono già dimenticato di esserci già andato, di averlo vinto. È come fosse la prima volta. È uguale alle montagne russe, sai quando le fai una volta e ci sali la seconda pensa pensando non facciano più paura e poi arrivi in cima e ti chiedi terrorizzato perché mai tu abbia deciso di risalirci? La stessa cosa».
Vi danno per favoriti.
Mahmood: «Come si sale si scende. I favoriti non vincono mai. Guardate me, manco mi conosceva mia zia e ho vinto».
La cover è "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli, tosta.
Blanco: «L’abbiamo scelta perché si collega a livello emotivo al cielo. La nostra canzone parla di libertà, nel cielo c’è una libertà infinita».
Mahmood: «Il collegamento del cielo, in Brividi, è molto evidente. Quella di Paoli è la canzone in cui è più presente».
"Brividi" parla di sentirsi sbagliati, inadeguati. È così per entrambi?
Mahmood: «Io ho 29 anni, lui 18. Abbiamo molti anni di differenza eppure sembriamo coetanei, con lui mi sento allineato, la pensiamo uguale su molte cose. Quando vai d’accordo con qualcuno su tante cose, non pensi all’età. Sentirsi sbagliati, dare il proprio massimo, ma non sentirsi mai abbastanza, fa parte di tutte le età. Questa canzone unisce due esperienze diverse. Raccontiamo una storia diversa, svelo un nuovo lato di me».
Perché è così difficile parlare dei propri sentimenti?
Blanco: «Non posso fare il vissuto, ho solo 18 anni. Ma vedendo altre le altre persone, noto che tutti fanno fatica a parlare di sentimenti. Noi per primi. Ci riusciamo tramite la canzone, ma in faccia quante volte avremmo voluto dire qualcosa che poi non abbiamo detto? Che arrivi a casa e sai benissimo che cosa avresti voluto dire, ma non lo hai fatto».
Cantate «vivo in una prigione» e in fondo questi ultimi due anni un po’ lo sono stati. Come avete vissuto?
Blanco: «La mia crescita musicale è avvenuta tutta in pandemia. Mi sono sfogato mentalmente. Probabilmente se non mi fossi mai fermato non avrei avuto modo di pensare a tutto quello che ho poi scritto. Prima che il successo esplodesse non mi ero mai fermato a pensare a cosa mostrare, a cosa dire. Cantavo, pubblicavo video a caso con il telefono, alle 4 del mattino in mutande. Sentivo i calci del vicino del piano di sopra».
Mahmood: «A me all’inizio è pesato. Il tour estivo anche se a capienza ridotta ha aiutato. Siamo fiduciosi che si potrà tornare al cento per cento, seguendo le norme, con l’impegno di chi può realizzare tutto questo».
Parlate anche di sesso, «non è una via di fuga». Cos’è?
Blanco: «Il sesso è il sesso».
Mahmood: «Mi è capitato di vivere momenti tristi e come scappatoia cercavo il sesso. Scopare per dimenticare, oggi so che non è la scelta più giusta. Dopo un po’ andare a consumo diventa triste. Ogni tanto ci ricasco, ma mi cerco di autoanalizzarmi e di non buttare tutto in caciara quando c’è un problema, provando ad affrontarlo di petto. I problemi possono essere anche sentimentali e a volte è difficile risolverli da soli. Ma col tempo si impara a costruirsi barriere, come modalità per sopravvivere alla vita».
Il vostro difetto?
«Siamo ritardatari. Però arriviamo sempre insieme. Ormai chi lavora con noi ci dà appuntamento un’ora prima».
Pregio?
«Siamo sintonizzati».
Chi si stanca prima e ha bisogno di isolarsi?
Blanco: «Lui, ogni tanto ha bisogno di stare da solo».
Look?
«Sorpresa».
La canzone preferita l’uno dell’altro?
Mahmood: «Mezz’ora di sole. E Notti in bianco».
Blanco: «L’ho conosciuto in discoteca con il remix di Soldi. Ho pensato questo spacca».
Tra i big i preferiti?
Mahmood: «Massimo Ranieri».
Blanco: «Gianni Morandi».
Una paura.
Mahmood: «I serpenti».
Blanco: «Che non ci facciano suonare nel nostro tour».
Dopo Sanremo canterete ancora insieme?
Mahmood: «Dopo Sanremo non ci vedremo più!» [ridono, nda].












