Ogni volta che vado fuori a cena leggo le recensioni del posto dove sto per andare. Consulto il menù, guardo le foto, mi chiedo se è quello che sto cercando. Nel bilanciamento tra esperienza da vivere e servizio che poi si paga, vince il più delle volte la voglia di assicurarsi che ne valga la pena. È un metodo che, nel mondo d'oggi, sembra si stia estendendo a quasi tutti gli ambiti della nostra vita, compreso il dating.

Forse all'inizio abbiamo provato a usare le app di incontri cercando di mantenere una certa spontaneità e ora ci siamo ritrovati ad approcciarci ai profili Tinder con la stessa meticolosa ossessione che riserviamo a Trip Advisor o alle recensioni di prodotti beauty. Il principio è il medesimo: cercare in tutti i modi di sapere se l'esperienza, il prodotto o, in ambito relazionale, la persona varrà il nostro tempo, il nostro impegno, il nostro denaro. A questo fenomeno, nel campo del dating, è stato dato un nome: si chiama relation-shopping.

Cos'è il relation-shopping?

Con relation-shopping si intende la tendenza a vedere i possibili partner come se fossero prodotti in vendita. Le dating app e i siti di incontri, per come sono strutturati, tendono a favorire questo atteggiamento. Ci si trova davanti a un'ampissima offerta, si deve fare selezione sulla base di criteri specifici (età, interessi, tipo di lavoro, disponibilità a impegnarsi e via dicendo) e allo stesso tempo si cerca di auto-promuoversi con tattiche di marketing. Poi, anche dopo il match, rimane il dubbio di poter avere di meglio.

cosa vuol dire fare relationshopping nel datingpinterest
Foto di Eric Prouzet su Unsplash

Lo studio Relationshopping: Investigating the market metaphor in online dating, precedente al boom delle dating app avvenuto con la pandemia, ha analizzato quanto i frequentatori di siti di incontri utilizzassero metafore consumistiche legate al libero mercato nel parlare della loro esperienza. In effetti in molti hanno paragonato il proprio profilo a uno strumento promozionale per far emergere il «meglio di sé», altri hanno sottolineato l'importanza da un lato di enfatizzare strategicamente certe proprie caratteristiche e dall'altro di studiare bene i profili altrui per capire chi si ha davanti e non farsi ingannare.

Un partecipante allo studio ha raccontato di essere uscito con una donna che si è rivelata molto più vecchia di come appariva dal profilo e di aver quindi giurato di non uscire mai più con qualcuno che avesse una sola foto. Un'altra partecipante ha parlato di quanto sia importante incrociare più informazioni per ottenere un quadro più chiaro prima di esporsi. «Queste strategie di analisi del profilo e di triangolazione tra diverse fonti di informazione sono tecniche per valutare il "valore di mercato" degli altri», osservano le ricercatrici, «simili al modo in cui i consumatori esperti imparano a trattare con scetticismo le campagne di marketing e pubblicità».

Trovarsi di fronte a profili da studiare e selezionare rende più difficile concentrarsi sull'interazione umana e più facile focalizzarsi sulla promessa del partner perfetto. Il rischio, però, è pensare che sia possibile ridurre una persona a un elenco di caratteristiche che possono soddisfarci. «Il processo decisionale basato sulle qualità dei partner potenziali è risultato molto diverso rispetto a quello degli incontri offline in cui gli individui spesso ottengono un'impressione più olistica dell'individuo, solitamente tenendo conto di aspetti non quantificabili della personalità (come il livello di energia) e dell'interazione (come la chimica).

In certi casi questo approccio analitico può risultare utile per scremare e conoscere persone con cui si pensa già di poter avere un qualche grado di affinità, in questo senso può rivelarsi persino rassicurante. Alcuni tra gli intervistati, però, hanno riportato delle perplessità e, in effetti, il relation-shopping potrebbe persino avere un ruolo nella recente crisi delle app di dating che stanno perdendo terreno. In un mondo turbocapitalista in cui tutti vogliono venderci qualcosa, l'amore può ancora rivelarsi una zona franca in cui non sentirci ridotti a merci più o meno appetibili o a consumatori con scarso potere d'acquisto e molte responsabilità.

«Gli incontri online sono un ottimo inizio, ma possono anche diventare un po' impersonali» sottolinea Max, un uomo di Los Angeles che ha partecipato allo studio, «Diventa tutto molto più clinico e si prendono già in considerazione aspetti quantitativi: età, professione e tutto il resto. Si valuta costantemente, anziché incontrare qualcuno senza sapere nulla di lui». E alla fine vale quello che penso quando sono al ristorante con punteggio 4,5 su Google: se conosco a memoria i piatti prima di averli mangiati, se ho già deciso cosa prendere in base alle foto, se ho studiato la location e letto che il personale è gentile, è molto difficile che qualcosa riuscirà ancora a stupirmi.