Sextortion: deriva dall'unione di "sex", "sesso" ed "extortion", "estorsione". Si tratta a tutti gli effetti di una "estorsione sessuale", un ricatto che si basa su materiale sessualmente esplicito, come foto o video intimi con cui la vittima viene ricattata. Nel panorama della violenza tramite immagini, la sextortion è particolarmente subdola, avviene principalmente online e colpisce spesso le donne, ma anche membri della comunità LGBT+, uomini e di frequente i minori. Come riporta Save The Children, nel corso del 2023 in Italia i casi di sextortion a persone minorenni sono stati 137. La maggior parte dei casi ha riguardato la fascia di età tra i 14 e i 17 anni, ma non mancano casi relativi alla fascia 10-13 anni. Abbiamo parlato con l'avvocata Marisa Marraffino esperta di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti per fare chiarezza su questa forma di violenza.
Cosa si intende per sextortion?
Si tratta di ricatti per non divulgare video o fotografie intimi. Di solito l’autore chiede soldi o prestazioni per non diffondere il materiale di cui è in possesso. Sono condotte sempre più frequenti e in grado di incutere un timore, a volte paralizzante, in chi ne è vittima. Non si deve, però, cedere al ricatto né avere paura. Si tratta di reati gravi e la vittima può tutelarsi e deve farlo.
Di solito come avviene?
Ci sono varie forme di estorsione sessuale. Di solito si contatta la vittima sui social network, su app di incontri, ma anche su piattaforme di giochi online. Si inizia a chattare, carpendo in questo modo la fiducia della vittima. La pseudo amicizia virtuale può durare da pochi giorni a diversi mesi, il tempo necessario affinché la vittima abbassi le difese e si fidi completamente del suo interlocutore. A quel punto inizia lo scambio di materiale intimo. Di solito è l’estorsore a inviare per primo fotografie o video intimi che lo riguardano. Si tratta di un “copione” ormai collaudato, i materiali sono sempre gli stessi, in genere creati ad hoc per adescare le vittime che, a quel punto, si fidano e “ricambiano” inviando a loro volta i propri contenuti intimi.
È da quel momento che inizia il ricatto. Dai social è facile capire chi siano i familiari e gli amici di ciascuno di noi. Così l’autore fa nomi e cognomi delle persone alle quali invierà i contenuti se la vittima non pagherà una somma di denaro. A volte si invia anche un link, che però in genere è privato (cioè visibile soltanto a chi ha quel link), dove l’autore dice di aver già caricato i contenuti. La vittima in questo modo è ancora più spaventata, ma non deve cedere al ricatto.
Può capitare anche con persone già conosciute?
A volte succede con ex fidanzati, ad esempio, o amanti. In altri casi avvengono tra persone che hanno avuto rapporti sessuali a pagamento e vengono minacciati di diffondere informazioni e contenuti intimi al coniuge. Oppure la vittima stessa può aver condiviso la password della propria galleria fotografica o del cloud con l’ex partner che poi finisce col ricattarla. Infine, possiamo essere vittime anche di accessi abusivi ai nostri dispositivi, in questo caso chiunque potrebbe entrare in possesso dei nostri contenuti privati.
Anche l'intelligenza artificiale può avere un ruolo nella sextortione?
L’intelligenza artificiale ha un ruolo molto importante perché i video possono essere creati anche da zero espressamente a scopi estorsivi. Si prendono le fotografie pubblicate dalle vittime sui social network e si creano, manipolandole, fotografie o video a contenuto sessuale. Per chi li guarda è difficile capire che si tratta di materiali creati a tavolino e chi ne è vittima può subire la stessa pressione emotiva ottenuta coi contenuti reali.
La sextortion è punita in base alle leggi italiane?
Certo. Si tratta del reato di estorsione che è punito con la reclusione fino a 10 anni. Ma può esserci anche il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (il cosiddetto revenge porn) punito con la reclusione da uno a sei anni. Se si tratta di vittime minorenni, poi, possono configurarsi anche altri reati come quello di adescamento di minorenni. Il 24 aprile di quest’anno, poi, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge, in attesa di essere convertito in legge, che prevede, tra le altre cose, l’introduzione di un nuovo reato che consiste proprio nell’illecita diffusione di contenuti generati o manipolati artificialmente. La pena prevista sarebbe della reclusione da uno a cinque anni. C’è un’attenzione alta su questi reati proprio per la loro massiva diffusione e pericolosità per chi ne è vittima.
Che accortezze si possono prendere per prevenire la sextortion?
Non condividere le password dei nostri dispositivi, avere sempre dei buoni antivirus e non cliccare su link sospetti può aiutare ad evitare accessi abusivi. È fondamentale anche essere estremamente prudenti nel condividere contenuti intimi in cui si è riconoscibili. E poi parlarne, ovunque, nelle scuole sin da adolescenti, ma anche nei gruppi sportivi e ricreativi. Mi è capitato spesso che soprattutto i giovani si fossero confidati con i loro allenatori e questo li ha aiutati a difendersi e ad uscire dalla presa di chi li stava ricattando.
Come comportarsi quando si è vittime di sextortion?
Non si deve cedere al ricatto, non bisogna pagare né fare quello che vorrebbe l’estorsore. Se si paga una volta, il ricatto non finirà mai. È importante invece sporgere querela prima possibile in modo da agevolare le indagini. Non sempre, infatti, chi commette questo tipo di reato è facilmente identificabile. Spesso si collegano con IP esteri o dinamici ed è difficile individuarli. In molti casi si collegano da Paesi Extra UE dove non esiste una cooperazione internazionale. Se invece la vittima ha elementi utili alle indagini per identificare l’autore è importante che li fornisca nella querela. In questo modo attraverso la normale attività di indagine, anche con le perquisizioni, sarà più facile arrivare al responsabile e celebrare il processo. La vittima in ogni caso non deve avere paura, ma affidarsi a chi può aiutarla. A temere le conseguenze dei propri gesti è l’autore di questi reati, non la vittima. Le pene sono alte e una maggiore consapevolezza può aiutare a disinnescare sul nascere ogni forma di ricatto.










