Una cosa è certa: non facciamo più sesso come i nostri genitori. Tra case, lavori, relazioni, tecnologia e famiglia tutto è cambiato; quasi che non sembra neanche più di vivere sul loro stesso pianeta, la loro stessa vita. La loro stessa intimità. Ci sono sicuramente lati negativi del futuro – chi ce la compra ora una casa? – ben riassunti dai meme "my parents/me in their/my thirties" che circolano sul web, ma anche alcuni positivi. Uno di questi, di certo non completo, ma promettente, potrebbe essere proprio il nostro approccio alla sessualità.
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La sessualità è sempre stata uno specchio del tempo in cui viviamo e, oggi, basta guardare alla Gen Z per capire come stia cambiando il modo di vivere l'intimità. I dati della ricerca condotta da LELO, brand svedese leader nel settore dei sex toys, in collaborazione con AstraRicerche, presentata in occasione della Giornata mondiale della salute sessuale, mostrano un panorama in movimento, fatto di aperture, contraddizioni e un desiderio diffuso di benessere che supera i confini della mera fisicità. Come fa sesso, quindi, la Gen Z?
Giornata mondiale della salute sessuale: come fanno sesso i giovani?
Per oltre sette ragazzi su dieci tra i 18 e i 24 anni il sesso è un alleato del benessere, non solo corporeo ma anche mentale ed emotivo. L'intimità viene interpretata come spazio di sperimentazione, dove la varietà e la libertà di osare diventano fattori di soddisfazione. Non è un caso che il 90% conosca i sex toys e che una parte significativa delle giovani donne rivendichi la possibilità di esplicitare e realizzare le proprie fantasie, con una sicurezza che fino a pochi anni fa era prerogativa maschile. Accanto a questa fiducia crescente, emergono però fragilità. Più della metà della Gen Z italiana ha sperimentato problematiche legate alla sessualità e, quando si è cercato supporto medico, le soluzioni non sempre hanno risposto alle aspettative (la visita con un medico specialista per affrontare il problema è stata inefficace per il 33% delle donne e il 15% degli uomini dai 18 ai 24 anni). Le ragazze, in particolare, esprimono il desiderio di migliorare il proprio benessere sessuale nei prossimi anni, a conferma che il percorso verso una piena autodeterminazione è ancora in divenire.
Il quadro che si delinea è quello di una generazione che non teme il cambiamento. Le ragazze appaiono sempre più consapevoli dei propri diritti, anche tra le lenzuola: acquistano contraccettivi e sex toys con naturalezza, si prendono la responsabilità dei propri desideri e spostano l'ago della bilancia verso un'intimità che non è più definita dal giudizio esterno. I ragazzi, pur con maggiore lentezza, stanno abbandonando stereotipi dannosi, imparano a dare voce alle emozioni e si liberano dal peso della performance che ha segnato le generazioni precedenti. Il sesso, per loro, diventa meno terreno di confronto virile e più spazio di relazione autentica.
Uno studio del 2012 condotto dal Millenium Project, Changing Gender Stereotypes, ha condotto una valutazione a livello internazionale su come stiano cambiando gli stereotipi di genere: i cambiamenti, in continua evoluzione, sono molteplici e investono tante aree, non solo quella sessuale, e tendono ad avere un andamento progressista. «Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una evoluzione dei ruoli di genere, del modo di vivere la sessualità e molto altro da parte di uomini e donne. – dichiara Valentina Cosmi, psicoterapeuta e sessuologa SISP e consulente LELO – Oggi le ragazze sono più consapevoli di sé stesse, del loro potenziale e del loro diritto all'autodeterminazione, anche sessuale. Una inclinazione di questo tipo si riversa, in modo positivo, nella capacità di essere più proattive verso i comportamenti sessuali: non nel senso, come si potrebbe mal interpretare, di una promiscuità sessuale, ma nel senso di una capacità di essere responsabili, come per esempio di farsi carico dell'acquisto di un contraccettivo o di un sex toy, con la consapevolezza verso i propri desideri e di ciò a cui hanno diritto. Di contro, sul versante maschile, anche se con una maggiore lentezza, si assiste ad un cambiamento di alcune stereotipie che, un tempo, sono state molto dannose: i ragazzi infatti oggi sembrano in grado più che in passato di dare voce alle loro emozioni, di piangere per esempio, e di costruire relazioni dove non necessariamente sono i responsabili della sessualità e del rapporto sessuale». Faremo anche meno sesso dei nostri genitori, ma forse lo facciamo meglio.
Tutto questo, però, si intreccia con un tema cruciale: l'educazione sessuo-affettiva. La maggior parte della Gen Z si informa di sessualità sui social network (50,4%), mentre la scuola resta indietro (12,6%). Ciò significa che il sapere circola in maniera libera e spesso più rapida, ma non sempre strutturata. Eppure, dove esiste educazione – affettiva oltre che sessuale – i cambiamenti nei ruoli di genere e la rottura degli stereotipi appaiono più evidenti. Il modo in cui i giovani italiani fanno sesso oggi racconta dunque una storia di trasformazione. Una generazione che non ha paura di sperimentare, che guarda al piacere come strumento di benessere e che, lentamente ma con decisione, sta riscrivendo le regole del desiderio e della relazione. «Parliamo di un'educazione sessuale e affettiva che fornisce informazioni per preservare la propria salute fisica, come l'utilizzo del preservativo, in quanto metodo contraccettivo per proteggersi in modo sicuro, ma anche nozioni rivolte alla costruzione della propria identità come soggetti sessuati che desiderano sperimentarsi nel mondo con le proprie caratteristiche e i propri desideri che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono tutti degni di essere espressi e rappresentati, nel rispetto di sé e dell'altro».











