Negli ultimi anni, se potessimo definire un unico stile dominante, sarebbe probabilmente la Clean Girl Aesthetic: outfit essenziali, in accordo con la tendenza Quiet Luxury, e make-up routine ispirate dallo skinmalism, una filosofia di cura della pelle fondata sulla semplicità e sulla riduzione del numero di prodotti utilizzati. Nato su TikTok verso la fine del 2021, il trend è stato assorbito da brand come Rhode di Hailey Bieber, lanciato nell’estate del 2022, tanto da farlo diventare un vero e proprio immaginario culturale. Così social e media hanno cominciato a metterci in testa l’idea che essere cool significasse essere impeccabili. Feed coordinati, outfit neutri, interni minimalisti: tutto doveva apparire pulito e soprattutto effortless.

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Tuttavia, dietro quella solo apparente spontaneità si nascondeva un paradosso estenuante. La naturalezza della Clean Girl è in realtà un’architettura complessa, che richiede una disciplina militare: capelli sistemati al millimetro e skincare in venti passaggi per ottenere quella pelle “glazed” che non ammette errori. E non solo: la Clean Girl doveva incarnare un ideale molto preciso di bellezza: discreta, composta, levigata. Un immaginario estremamente codificato che, dietro l’idea di semplicità, finiva spesso per essere poco inclusivo. D’altronde anche il minimalismo ha i suoi codici: funziona più facilmente su determinati corpi, determinati volti, determinate possibilità economiche e persino determinati stili di vita. Tutto ciò che usciva da quell’estetica, compresa l’espressione personale, era automaticamente fuori posto.

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glendale, california september 27: doja cat surprises fans to celebrate match dayat glendale galleria on september 27, 2025 in glendale, california. (photo by amy sussman/getty images)
Amy Sussman//Getty Images

Stanche di inseguire una perfezione estenuante, abbiamo iniziato a sentire il bisogno di una via d’uscita. La prima crepa in questo muro di perfezione è stata la Messy Girl Renaissance, attivata da Charli XCX con la sua Brat Summer nel 2024, dove siamo tornati a desiderare il “celebrity mess”: abbiamo smesso di cercare la perfezione per rivolgere la nostra attenzione a star che non temono di mostrarsi per come sono. E quest’estate la rivoluzione non si ferma al disordine: stiamo assistendo a una metamorfosi ancora più audace. Se la Messy Girl ci ha dato il permesso di essere “sbagliate”, rompendo la pulizia imposta dalla Clean Girl, sarà il Camp a darci il coraggio di essere “troppo”.

Teniamoci pronti a virare verso una nuova teatralità, fatta di ironia ed esagerazione. Si vede sui social, sulle passerelle e nella cultura pop: il Camp è il regno del so bad it’s good, dove il cattivo gusto perde significato, mentre trucco e outfit evolvono da semplici scelte a una vera e propria narrazione visiva. Per capire questa tendenza, bisogna scavare nelle sue radici: il Camp non nasce come moda, ma come cultura. Storicamente è stato, ed è tutt’oggi, un codice della comunità LGBTQIA+, un modo di esprimersi ed esistere anche quando non era possibile farlo apertamente. È un’estetica politica che trasforma l’artificio in autenticità e la maschera in verità.

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Courtesy of Ufficio Stampa
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Se il 2024 è stato l’anno della Brat Summer firmata Charli XCX – un’estetica fatta di top bianchi, sigarette e occhiali da sole di notte – l’evoluzione naturale ci porta oggi verso figure come Zara Larsson e Chappell Roan. Mentre la Clean Girl ha passato anni a cercare di sparire dietro l’illusione di un trucco invisibile, Zara Larsson decide di cambiare le regole del gioco. Il suo look, curato dalla visionaria make-up artist Sophia Sinot, non è un semplice abbellimento: è un’opera progettata per essere vista, condivisa e ricordata. Dimenticate la discrezione: qui parliamo di un blush ultra-saturo e una Glass Skin così luminosa da risultare riflettente. È una bellezza ingegnerizzata che non chiede scusa: il make-up non è più un segreto da nascondere, ma un manifesto di potere.

Dall’altro lato del palcoscenico pop troviamo Chappell Roan, la cui estetica Midwest Princess trasforma il caos in una performance continua. Navigando tra citazioni da cheerleader, drag queen e clown, Chappell usa il Camp come una forma di non conformità sfacciata. Il suo non è solo stile, è un atto di ribellione contro chiunque abbia mai cercato di confinarla in una definizione standard di femminilità. Ma come si traduce questo nella moda di tutti i giorni?

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Prepariamoci a un’estate in cui l’eccesso diventa finalmente l’unica unità di misura accettabile. Il beauty abbandona ufficialmente l’ossessione per lo skinmalism per tornare a essere apertamente scenografico: glitter, shimmer, gemme adesive e riflessi metallici non sono più accessori, ma i veri protagonisti da applicare su viso, corpo e capelli. Con il Mermaidcore vedremo l’immaginario marino dominare, trasformando texture iridescenti e silhouette fluide in una fantasia pop irresistibile. Contemporaneamente, il revival degli anni Duemila alza il volume al massimo: trikini, pareo sovrapposti e gioielli XXL riportano al centro una moda dove l’eccesso viene rivendicato con orgoglio.

«L’eccesso è l’unica unità di misura possibile»

La speranza è che tutto questo non resti solo un trend passeggero, ma si trasformi in un radicale cambio di atteggiamento. Il Camp ci ricorda che la moda può (e deve!) essere ancora gioco, libertà e trasformazione. Ridursi per compiacere un canone di perfezione non è più necessario. Quest’estate, più che mai, abbiamo capito che non dobbiamo scegliere una corsia: possiamo essere disordinate, teatrali e scintillanti, tutto nello stesso momento. Perché, ricordatevelo: more is not just more, more is a statement.

Maria Elisa Sabbione è creative director di giorno e content creator appena ha cinque minuti, sui social predice il futuro dei media come @marymarketinggirlie_