Piemontese ora based a Milano, ma solo dopo essersi trasferita per alcuni anni nelle Marche per uno stage in seguito al diploma in Fashion Design, Agata Panucci è conosciuta in tutta Italia – e non solo –, come una delle designer donne che sanno cambiando le regole dello sneakers game. Membro del collettivo RAL7000STUDIO, a soli 30 anni vanta un portfolio ricco di collaborazioni con leader del settore come adidas, Puma e New Balance, di cui ha customizzato le icone attraverso il suo stile unico e riconoscibile: al contempo DIY e sperimentale, playful e coloratissimo grazie alla combinazione di elementi kawaii e al contempo Y2k, ma soprattutto fairy.
Una visione personalissima, senz’altro fuori dagli schemi, che le ha permesso di rappresentare il punto di vista femminile in un mondo tendenzialmente pensato da uomini per altri uomini come quello delle sneakers. Lo dimostra anche l'ultimo progetto a cui ha lavorato, il brand Out Of Core: nato da una speciale collaborazione con RAL7000STUDIO e Bershka, presenta calzature dall’estetica estremamente girlish ma allo stesso tempo futuristica e sperimentale, in grado di proiettare chiunque le indossi su un altro pianeta. Dopotutto anche la moda ogni tanto ha bisogno di un pizzico di magia: dall’elemento «fatato», come lo ha definito lei stessa, all’importanza del supporto tra creativi, segue la sua intervista per Cosmopolitan.
Com’è nata la tua passione per le sneakers?
«Direi che è nata con il tempo. Il mio primo stage dopo l'università era in un’azienda di calzature nelle Marche, famoso distretto calzaturiero italiano. In quelle zone hai tutto il necessario intorno a te per realizzare una scarpa. Il contesto mi ha fatto innamorare del settore tanto da renderlo a tutti gli effetti la mia passione e il mio lavoro».
Cosa rende, secondo te, le tue creazioni uniche?
«Probabilmente la componente “Agata”. Appena vedi un prodotto realizzato da me percepisci subito una sorta di magia. Quella è la mia firma, per così dire. Mi piace trasportare le persone nel mio mondo fatato. Con Out Of Core, un nuovo progetto che abbiamo lanciato con RAL7000STUDIO e Bershka, si può percepire questo universo parallelo. In qualche modo abbiamo realizzato dei prodotti che riprendono l’estetica di RAL7000STUDIO, ma con il mio punto di vista “fatato”».
Come immagini le persone che le indossano?
«Sicure di loro stesse! Mi immagino delle persone che non hanno paura di esprimere loro stesse e che si divertono a indossare le mie creazioni».
Quali sono le tue ispirazioni, i tuoi riferimenti e le tue icone di stile?
«In generale sono molto influenzata da tutte quelle serie tv che mi hanno accompagnata durante la mia teen era: Sex and The City, The Nanny, Gossip Girl e Desperate Housewives, unite a tutta una componente “cartoon” ripresa da Sailor Moon, dalle Barbie e dalle Bratz! Anche la musica pop di quei tempi ha influenzato la mia estetica, e continua a farlo ancora oggi. A seguire, poi, studiare la storia della moda ha portato alla luce una mia forte nostalgia per il passato. Ho tante icone di stile, non riesco a vedermi rappresentata da una sola persona. Al momento però mi piacerebbe citare il percorso di Veneda Carter».
C’è un brand, di moda ma non solo, con cui ti piacerebbe collaborare?
«Vorrei tanto collaborare con Marc Jacobs!».
E una celebrità che ti piacerebbe vestire?
«Impazzirei vedendo Charli XCX con una mia creazione».
Quali sono le sfide che hai dovuto affrontare in quanto donna nel mondo delle sneakers?
«All’inizio non mi sentivo molto rappresentata dal mercato. Ho iniziato a customizzare scarpe proprio per questo motivo, sentivo l’esigenza di vedere dei prodotti diversi. Una sfida, quindi, direi che è stata quella di cercare di rappresentare noi donne in qualche modo in questo mondo. Oggi stiamo vedendo la nascita e lo sviluppo di varie community al femminile sui social, e ne sono molto felice, ma non è stato sempre così. È un settore molto maschile, all’inizio mi giravo intorno e facevo fatica a confrontarmi, ora invece sto conoscendo tantissime donne di talento con cui posso farlo. Creare supporto tra donne è stato un altro punto fondamentale. Credo esista ancora questa malsana idea dell’invidia tra donne, ma non è affatto così! Sono circondata da donne che mi supportano e che io stessa supporto».
Quanto è importante per te la rete di altri creativi intorno a te? Secondo te ad oggi in Italia c’è un senso di comunità o collaborazione?
«Per me è fondamentale! È bellissimo potersi confrontare con altri creativi e potersi aiutare a vicenda. In RAL7000STUDIO succede proprio questo: siamo una team di persone con background diversi e opinioni diverse, è fondamentale avere uno scambio di idee e collaborare insieme tutti i giorni. In Italia per me però ancora non abbiamo un forte senso di comunità, questo concetto di collettivo. C’è ancora tanta invidia e pregiudizio, ma la nostra generazione e quelle future stanno decisamente cambiando le cose e ne sono orgogliosa».
Un consiglio che daresti a chi sogna di seguire la tua stessa strada.
«Abbiate pazienza e lavorate tanto. Non ci sono scorciatoie, bisogna impegnarsi. Io lavoro di giorno, di notte e nei weekend! Credete sempre nella vostra visione, non seguite solo le tendenze ma fate quello che davvero vi piace. È così che farete effettivamente la differenza!».
Uno degli ultimi progetti a cui hai lavorato è Out Of Core, il brand nato dalla collaborazione di RAL7000 con Bershka. In che modo è nata l’idea?
«Out Of Core nasce da un’esigenza: dopo una serie di progetti in collaborazione tra RAL7000STUDIO e Bershka, abbiamo sentito la necessità di non limitarci solamente a dei drop singoli ma di creare qualcosa di nuovo da zero. Siamo andati oltre il nostro solito stile, per ridefinire il footwear da un punto di vista femminile. Ed è proprio qui che entra in gioco la mia estetica. Tutto è molto divertente e pensato per un pubblico femminile ma non solo. L’idea è quella di proporre prodotti che rappresentino tutti».
Se questo è il tuo presente, cosa c’è nel tuo futuro?
«Più sperimentazione! Non voglio fermarmi solo alle calzature. Quindi aspettatevi tante cose nuove!».


















