A volte sono i nomi suonare come un campanello: Lily-Rose Depp, Deva Cassel, Lila Moss. Altre volte sono i volti: copie carbone dei genitori, come nel caso di Kaia Gerber che calca le stesse passerelle di mamma Cindy Crawford o Iris Law, con gli occhioni blu identici a quelli del padre Jude. Sono i nepo baby, i figli del nepotismo che nascono con una storia alle spalle che i genitori hanno costruito e di cui loro, nel bene e nel male, finiscono per beneficiare. Il mondo della moda ne è pieno: Aurélien Enthoven, figlio di Carla Bruni e del conduttore radiofonico e televisivo Raphaël Enthoven ha recentemente debuttato come modello alla sfilata Versace Uomo primavera estate 2023; Lourdes Leon, figlia di Madonna e dell'attore Carlos Leon, ha lavorato come modella per diversi brand, da Mugler a Calvin Klein e Verace; Meadow Walker, figlia dell'attore Paul Walker ha posato per Tiffany & Co e sfilato in passerella per Alexander McQueen. Potremmo, ovviamente, andare avanti per righe e righe.
Che il fashion biz appartenga ai figli dei famosi è cosa nota, ma non per questo esente da dibattito. In questi giorni ne ha parlato la modella bresciana Vittoria Ceretti con uno sfogo su Instagram. «Capisco perfettamente il “Sono qui e lavoro duramente”», ha scritto, «ma adorerei vedere se anche tu riuscissi a superare i primi cinque anni di carriera che ho vissuto io. Non parlo dell’essere rifiutata, perché so che anche tu ci sei passata, che potresti raccontarmi la tua storiella triste (anche se, alla fine della giornata, puoi sempre andare a piangere sulla spalla di papà nella tua villa a Malibu), ma che ne sai di cosa significhi non avere i soldi per un volo di ritorno per tornare a casa dalla tua famiglia?». Le parole, si suppone, sono rivolte a Lily-Rose Depp, la figlia di Johnny Depp (è sua la «villa a Malibu») che ha parlato dell'argomento in un’intervista per Elle. «Le persone avranno sempre idee preconcette su di te o su come sei arrivato dove sei», ha dichiarato la ventitreenne che ha seguito sia le orme del padre, in ambito cinematografico che quelle della madre, Vanessa Paradis, come modella. «Posso sicuramente dire», ha aggiunto, «che niente ti farà ottenere un ruolo tranne il fatto che tu sei giusta per quel ruolo. Magari hai già una buona base di partenza, ma finisce lì. Dopo viene tanto lavoro».
Il punto, però, secondo Ceretti, è proprio la diversa base di partenza. «Non hai idea di quanto si debba lottare per far sì che la gente ti rispetti. Ci vogliono anni. Per te, invece, è gratis dal giorno 1», ha risposto duramente la modella italiana, «Che ne sai di cosa significhi aspettare ore in fila per un casting o un fitting per poi vedere una nepo baby sorpassarti direttamente dal caldo posto a sedere di una Mercedes con autista e con tanto di amico/assistente/agente che si prende cura della sua salute mentale?». In tre parole: check your privilege. Il privilegio, in sociologia, è l'accesso al potere non sulla base del merito, ma per la semplice appartenenza a un gruppo sociale dominante. Il fatto di avere la pelle bianca, di essere una persone abile o di essere nati in un Paese ricco ci rende privilegiati. Questo non significa automaticamente avere una vita facile, ma far parte di un sistema che ti attribuisce dei benefici. Nel caso dei nepo baby, la corsia preferenziale è impossibile da ignorare.
Il mondo fashion ha sempre avuto un certo debole per i figli delle celebrities e quell'allure che si portano dietro inevitabilmente nei loro geni, in grado di farci rivivere il passato e, allo stesso tempo, credere nel futuro. Si tende a dare per scontato che sia così, come potrebbe andare diversamente? Ceretti, però, ci ricorda che è ancora legittimo chiedersi se sia giusto e pretendere che certi schemi siano, per lo meno, tenuti in considerazione. Non è solo il mondo della moda a subire il fascino dei nepo baby, è il mondo intero ad avere ancora un problema con il concetto stesso di privilegio.












