Le modelle super skinny, i disturbi dell'alimentazione, i casi di ragazze morte per malnutrizione nel tentativo di diventare famose sulle passerelle, il cosiddetto stile heroin chic perché ricordava la magrezza delle persone tossicodipendenti: erano i primi anni 2000 e tutto questo, oggi, ci fa rabbrividire. Ci diciamo che abbiamo fatto grossi passi avanti (e in parte è così) che i canoni estetici si sono fatti più fluidi e il movimento body positive ha dato il suo fondamentale contributo nel mettere in discussione il binomio bellezza-magrezza a tutti i costi. Eppure ci sarebbero segnali a dimostrare un possibile ritorno della cosiddetta "size zero", cioè la taglia più stretta possibile.
In effetti, le polemiche sull'eccessiva magrezza delle modelle non si sono mai fermate del tutto. A livello di campagne pubblicitarie si procede verso una maggior inclusività (mai abbastanza), ma, quando si tratta di sfilate il discorso si complica, poiché le passerelle che vedono sfilare modelle curvy sono ancora poche, mentre sulle altre restano in auge taglie piccolissime. Ultimamente si è molto parlato del ritorno dell'estetica Y2K, cioè il revival anni 2000 che spopola ovunque dalle passerelle a TikTok, e qualcuno teme che, assieme alla vita bassa, di abiti succinti (ancora più del solito) un po' ovunque, torni anche in voga la taglia zero.
Come fa notare Dazed, è evidente – e basta guardare l'aumento di modelle curvy agli show, che la moda non celebra più la magrezza, eppure è altrettanto chiaro che sia ancora vincolata ad essa. «Penso che, nel complesso, stiamo vedendo di nuovo dei corpi più esili», spiega Tyler McCall, caporedattrice di Fashionista.com, parlando dei rischi di un "potenziale contraccolpo alla body positivity". «Nonostante alcuni buoni passi avanti», ha osservato, «altrettanto spesso, le modelle sembrano più magre che mai». Forse è che continuiamo, in un modo o nell'altro, ad essere ossessionati dal tentativo di conformare tutti i corpi a determinati parametri. Il punto non è mai stato discriminare i corpi magri, ma rendersi conto del privilegio di cui godono in un mondo dove, da secoli, magro è bello e grasso è brutto. Abbiamo iniziato a guardare davvero i corpi nella loro diversità, non torniamo indietro: il movimento body positive è molto più di un trend.













