Secondo una stima della Ellen MacArthur Foundation, nel 2015 l’industria della moda ha consumato 53 milioni di tonnellate di fibre vergini, un quarto delle quali esclusivamente di cotone. Il 73% di queste è finito in una discarica o bruciato. Nel caso ve lo foste persi, il denim, quello vero, che al contrario di quanto possiate pensare non trova sempre occupazione nelle collezioni dei fast fashion, è cotone. Ma la domanda di jeans è in costante crescita e non servono troppi giri di parole per riconoscere che l’unica soluzione risiede nella scoperta di nuove tecniche innovative, sostenibili e compatibili con l’ambiente, sperimentando un sempre maggiore numero di processi produttivi circolari. E se le aziende che ignorano la questione ambientale non hanno scuse, l’ultima release di Levi’s con la start up Renewell fornisce una lezione di moda circolare esemplare.
Si intitola Designed for circularity la nuova capsule collection della celebre denim label statunitense realizzata in collaborazione con la start up svedese Renewcell sulla scia di una prima esperienza con la linea Levi’s®Welthread, insignita del premio World Changing Idea dall’associazione Fast Company. Protagonista della linea è il capo-simbolo del brand: il modello 501® Original è stato reinventato in cotone organico certificato e denim riciclato pronto per essere riciclato di nuovo grazie al metodo di separazione di fibre singole, resistenti e durevoli. Le etichette, le tasche e tutte le altre parti «inquinanti» dei jeans, realizzate generalmente in fibre sintetiche, sono state sostituite con alternative sostenibili. Il risultato è un nuovo jeans, composto da un mix di vecchi jeans pensato per dare vita a sempre nuovi jeans.
L’ingrediente segreto è la fibra Circulose®, viscosa sostenibile parzialmente derivata da denim riciclato e cotone organico. In altre parole, è una materia prima grezza ricavata da scarti tessili che viene prodotta in un impianto di riciclo ad hoc che attualmente è in grado di produrre fino a 4500 tonnellate di Circulouse®, un quantitativo sufficiente a realizzare oltre 20 milioni di T-shirt. Dopo una lunga serie di successi, premi e riconoscimenti, la sustain-tech svedese fondata da un gruppo di professori e scienziati del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, che ha sviluppato una tecnologia in grado di scomporre qualsiasi tessuto a base di cellulosa, sta costruendo un impianto dieci volte più grande del primo.
Il punto di forza del processo produttivo ideato da Renewcell, risiede nel recupero delle sostanze chimiche, nel funzionamento dell’impianto a energia rinnovabile e nell’utilizzo di una minima parte di acqua, che comunque alla fine del ciclo risulta sufficientemente pulita da essere rilasciata nel lago Värnern. Di conseguenza, i nuovi Levi’s 501 in denim riciclato e cotone organico nascono da un processo produttivo che utilizza un quantitativo di energie e prodotti chimici molto inferiore rispetto a quelli tradizionali che usano una grande quantità di acqua, energia non rinnovabile e sostanze chimiche non recuperabili e quindi maggiormente inquinanti.
E se di solito i capi realizzati con tessuti riciclati risultano scadenti, fragili o comunque non durevoli, il processo di riciclo dei polimeri sviluppato da Renewcell consente di ottenere materiali altamente competitivi rispetto ai migliori materiali non riciclati. Un piccolo grande traguardo raggiunto a soli sei mesi dall’ingresso del brand statunitense nel Jeans Redesign Project della Ellen MacArthur Foundation, un programma che richiede ai suoi membri un determinato ampliamento della propria offerta di prodotti circolari, e che riflette il motto della campagna (e dell’anno): «Buy Better, Way Longer».



















