Vestirsi per vincere, raggiungere l'obiettivo (anche) grazie a un guardaroba ricercatissimo. Entrambe le cose valgono per Gwyneth Paltrow, che in effetti ha trionfato, in un'aula del tribunale di Park City, Utah, vincendo l'intricata causa civile intentata a spese dell'attrice dall'ottico in pensione Terry Sanderson per via di un presunto incidente sulle piste da sci del 2016.

Dopo il processo Depp-Heard del 2022, il confronto tragicomico tra Gwyneth (che a sua volta aveva denunciato il suo accusatore di aver provocato lui l'incidente, chiamandolo ai danni per la simbolica cifra di un dollaro) e Sanderson è diventato una fonte inesauribile di meme, citazioni, duetti su TikTok: questo perché la causa intentata da Sanderson, debolissima, è stata supportata da prove altrettanto grottesche, che infatti, il 30 marzo, sono state ritenute invalide dal giudice.

Mentre gli esperti si divertono ad analizzare le citazioni cult di un processo diventato già un classico della cultura pop americana - con Paltrow che si lamenta di aver perso mezza giornata di sci con i figli a causa dell'incidente e Sanderson, un pensionato con una vita da re, di non aver potuto andare a una degustazione di vini per via delle ferite - c'è chi, invece, non riesce a togliere gli occhi di dosso dal guardaroba di Gwyneth Paltrow, che in tribunale, per circa una settimana, ha scelto uno stile che già in tanti hanno definito court-core o "courture", un mix tra court e couture. Mood perfetto, insomma, per chi sa di dover affrontare un processo iper-televisivo senza rinunciare all'eleganza né al rigore che la situazione impone.

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Dress to impress (e per vincere)

Lo stile court-core di Gwyneth in tribunale, quando l'abito fa il monaco

Il court-core, ovviamente, non l'ha inventato Gwyneth, anche perché Paltrow non è certamente l'unica celeb finita in tribunale. Anche le aspiranti tali - Anna Delvey-Sorokin (la finta ereditiera che ha truffato New York) su tutte - hanno ben sfruttato capi e accessori griffati per impressionare favorevolmente la corte, o comunque per attirare l'attenzione dei fotografi. Non sempre, però, centrando il punto o l'obiettivo.

Lo stile dell'attrice e creatrice del colosso Goop era già votato allo chic prima del tribunale, ovviamente. Insomma, l'aura quasi mistica acquisita da Gwyneth in questi ultimi anni non è certo nuova ai suoi fan. Ma durante il processo Paltrow-Sanderson, ha dato il meglio di sé, sfruttando i capi indossati come simbolo di power dressing e aizzando la curiosità delle patite di moda a caccia dei brand scelti dall'imprenditrice per le udienze. Questo perché Gwyneth ha scelto blazer oversize, pantaloni, bluse e accessori rigorosamente no-logo. Si è vestita per impressionare favorevolmente la corte, ha sostenuto il New York Times, ma senza andare oltre l'accettabile, senza dimenticare mai dove si trovasse.

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Un altro dei look di Gwyneth in tribunale

Va puntualizzata una cosa importante: l'accusa, nel corso delle udienze, ha strenuamente tentato di dipingere Gwyneth come una ricca viziosa e viziata, rea di aver abbandonato un povero pensionato sulle piste da sci dopo averlo investito in pieno pur di correre a farsi un lussuoso massaggio. In aula, dal punto di vista della difesa, non serviva accentuare lo status di miliardaria quale in effetti Paltrow è. E ostentare Birkin e abiti griffati avrebbe avvalorato la tesi portata avanti da Sanderson. Per questo ha scelto look consoni all'occasione senza strafare e, allo stesso tempo, senza rinunciare a ciò che è: una donna potente, piena di soldi e sicura della sua posizione. E con un guardaroba di un certo livello, ovviamente.

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Nero, castigato ma chic

Così, Gwyneth non ha semplicemente sfilato verso il suo posto accanto agli avvocati con addosso vestiti da mille e una notte: ha scelto quasi sempre look confortevoli, scarpe basse, maglie castigate e colori neutri. Capi senz'altro marchiati dalle grandi maison, mai totalmente riconoscibili. Outfit da riunione di lavoro, insomma, quelle in cui hai una presentazione importante e non vuoi che le persone intorno siano distratte dal tuo essere donna troppo elegante e troppo vistosa, ma pretendi che si concentrino solo su quello che hai da dire.

C'è chi ha suggerito che Gwyneth, costretta dalle esigenze legali a trasferirsi in un lussuoso resort di Park City nello Utah, abbia anche accuratamente selezionato i suoi look da tribunale guardando la gente del posto, così da non sembrare troppo "la riccona venuta da Los Angeles" e destare maggiore empatia nella giuria (che, infatti, le ha dato ragione). Anche questa, una missione compiuta: ci è riuscita benissimo. Infine, c'è anche un filone di attentissimi che l'ha accusata di becero product placement: ogni cosa che ha indossato, infatti, proviene, secondo queste fonti, dal e-commerce di Goop.

Qualunque sia l'origine dei capi sfoggiati in aula, Gwyneth Paltrow ha vinto: libera da un fardello che la «perseguitava dal 2016 », è finalmente tornata alla sua magione. E già ce la immaginiamo col volto coperto di uno dei suoi intrugli magici e biologici, in mano un beverone verde, nell'aria il profumo della sua candela all'effluvio di vagina.