Ci sono esperienze che vanno condivise con chi ci fa ridere di più, con chi basta uno sguardo per capirsi, con chi ha la playlist giusta già pronta in macchina: le amiche. Quelle di una vita, quelle che lo sono diventate da poco ma sembra da sempre, quelle di un weekend, di una serata, del lavoro. Insomma, le amiche capaci di trasformare anche il banale make-up pre serata in un rito. E a proposito di rito, c’è un luogo in Sardegna dove ogni serata diventa un rituale vero e proprio, un momento sospeso nel tempo che sa di libertà, musica e magia sotto le stelle: il Ritual Club. Ma chiamarlo discoteca sarebbe riduttivo, quasi irrispettoso. Il Ritual, nato negli anni Settanta, non è un locale: è un luogo in cui perdersi per poi ritrovarsi, un’esperienza totalizzante, viscerale, collettiva. Un rifugio mistico scolpito nel granito. Di giorno è un silenzioso tempio immerso nella macchia mediterranea, abbracciato dalla roccia e baciato dal sole. Di notte si trasforma, come se fosse proprio la brezza marina a svelarne il segreto, in una cattedrale pagana della libertà. Eppure, c’è qualcosa di invisibile ma potentissimo che lega queste due anime del luogo: un’energia antica, un fil rouge sensoriale che scorre come linfa tra il giorno e la notte.

Dietro tutto questo, c’è Francesca, la padrona di casa. A soli 21 anni ha preso in mano le chiavi di questo sogno di pietra: "Un mix di incoscienza giovanile, errori che non rifarei e tanta voglia di rendere questo posto mio. Ora finalmente posso dire che lo sento mio. È casa."
E quella sensazione, che il Ritual sia casa, la sentiamo anche noi. Anche se, purtroppo, non è davvero casa mia, mi viene naturale pensarlo. Forse perché ogni angolo, ogni pietra, è intriso di senso familiare. Il padre di Francesca, gemmologo visionario, comprò la collina e le sue grotte a scatola chiusa. Oggi lei la gestisce insieme ai suoi due figli, con un amore quasi sacro. Non è un caso che ci parli del Metodo Ritual: perché questo non è un club, è una casa che si apre e tutto, dallo staff alla cucina ai tecnici, ne custodisce lo spirito.

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Courtesy of Press Office

E se la notte ha il sapore della magia, il rito inizia prima, molto prima. Inizia a Le Terrazze, il ristorante-mixology bar sospeso tra cielo e mare, dove ogni cena diventa il prologo perfetto di una notte fuori dal tempo. Immaginate una tavola apparecchiata al tramonto, vista sul golfo di Cannigione, vento leggero tra i capelli e risate complici che si rincorrono tra un brindisi e l’altro. Posso solennemente affermare che quest'anno, il menù (o anche solo, il suo ricordo) sarà la colonna sonora della mia estate. Per invitarvi a prenotare subito un tavolo, o semplicemente per farvi venire l'acquolina in bocca, ecco un assaggio di come potrebbe andare la cena. Che tra risate e confidenze, sarà scandita da portate singolari (ma -e qui viene il bello- comprensibili da tutti, nessun eufemismo culinare capace di lasciare interdetti e peggio, indifferenti), come orata e mango (il piacere del peperoncino candito) o giardino di mare (conosco due o più amiche che impazzirebbero questo piatto ), e ancora, gamberi in tempura con misticanza, tartufo nero estivo, yuzu e maionese al dragoncello (quì sono impazzita io). Poi arriva lei, la Calamarata “come una zuppa di pesce”, piatto manifesto dello chef ligure che ammette essere il suo escamotage per "sentirsi a casa". Attenzione, non per questo scelta banale, anzi, con quella complessità rassicurante che solo i sapori veri sanno dare. Il mio consiglio è quello di proseguire con la Ricciola in tataki, con crema di datterini, pomodoro camone e capperi canditi, e concludere, con dolci in assaggio (tra questi un bounty artigianale, piccolo quanto basta per risvegliare ricordi d’infanzia). Imperativo è assaggiare ogni piatto dividendolo tra amiche, litigano per chi mangia l'ultimo pezzo di focaccia fragrante da far invidia a Recco (non a caso, lo chef arriva proprio da lì). Piccola nota personale: non amo l’alcol, ma ho bevuto un Paloma 2.0 all’anguria: tequila lasciata a mollo con le bucce del frutto per addolcirne l’anima. Un sorso e l’estate era già iniziata.

dish featuring pasta topped with seafood and herbs
Courtesy press office
pasta dish with seafood and sauce being poured
Courtesy Rituals Press Office

Al Ritual Club ci si va ogni estate (o almeno, una volta nella vita)

E poi, finalmente, il Ritual Club. La discesa nella mitica grotta Temple, con la sua acustica sorprendente, il profumo di mirto e il cielo sopra la Garden che sembra voler partecipare alla festa. Una cattedrale (ripeto questo termine perché davvero sembra di entrare in una dimensione diversa, a tratti spirituale, una volta varcata la soglia) viva fatta solo di materiali non deperibili, costruita per durare oltre il tempo, come le emozioni vere. Ogni angolo del club (persino i nuovi privé, chicca del 2025. Come dice Francesca, "ogni anni ci vengono nuove idee per smuovere la situazione, il Ritual è un processo senza fine"), le luci soffuse, i sorrisi complici, racconta una storia. Quelli che potrebbero essere i racconti dei genitori sulle feste degli anni Ottanta prendono forma tra le rocce, tra un ballo scalzo e una confidenza sussurrata all’orecchio.

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Courtesy Press Offfice

E se vi resta ancora un giorno, vi consiglio di perdervi ancora un po’. Di andare a Porto Sole, poco distante, e pranzare al ristorante sulla spiaggia: fritto misto, mezzi paccheri con gamberi e zucchine, pescato del giorno… tutto buono da far commuovere (o almeno, la sottoscritta si è trovata a tuffarsi tra una portata e l'altra con un sorriso a trentadue denti), soprattutto se lo si condivide tra amiche, ancora in costume, con la pelle salata e i capelli arruffati. Si può dire concluso un weekend perfetto. Un weekend con le amiche, quelli che si ricordano per sempre. E trasformarli in un rito, oggi, non è solo necessario: è doveroso.
E allora, dove meglio del Ritual Club, per ufficializzare la nascita di un nuovo credo?
Un luogo dove la libertà ha il profumo del mirto, dove si balla tra le rocce, dove ogni notte è un invito a vivere e ogni risata, una preghiera all’amicizia.

Ci vediamo lì.