Di cosa si parla quando si parla di SSD? Com’è facilmente immaginabile, SSD è una sigla. E indica un’unità di archiviazione a stato solido (Solid State Drive): un genere di disco rigido più recente e veloce dei tradizionali hard disk magnetici. Più immediato nella lettura dei file, necessita di meno energia ed è più resistente al trasporto e al danneggiamento. Questo, insieme a una minore predisposizione a raggiungere alte temperature e a dimensioni decisamente ridotte, sta facendo imporre questa tecnologia sul mercato dei device elettronici. Ma come nasce l’idea di un’unità a stato solido? Come funziona? E in cosa differisce rispetto a un disco rifino tradizionale?

Samsung Samsung 980 PRO M.2 NVMe SSD

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Le origini delle unità SSD

Le unità a stato solido sono un’alternativa più recente rispetto agli hard disk tradizionali (HDD). Il primissimo esemplare risale alla seconda metà degli anni ’70 quando, nel 1976, Datram presentò un’unità a stato solido di dimensioni ben più generose degli SSD sul mercato oggi, ma basata sulla stessa idea: una memoria non volatile senza parti in movimento, con una modalità di accesso ai dati che non prevedesse dischi in rotazione o braccia di lettura.

Ma fu solo nel 1995 che la società israeliana M-Systems sviluppò la prima unità di archiviazione SSD moderna, utilizzata all’epoca più in ambito militare che consumer.

Si dovranno infatti aspettare i primi anni 2000 per veder finalmente entrare questa tecnologia nel mercato di massa dell’home computer, e succederà grazie a Samsung. È stato il brand coreano, infatti, a rilasciare la prima unità SSD flash con tecnologia wear-leveling, che allungava la vita di queste unità di memoria diminuendo il numero di potenziali sovrascritture, dannose alla loro longevità. Ma andiamo con ordine.

Come funziona un’unità a stato solido

Un’unità SSD non fa altro (si fa per dire) che immagazzinare informazioni, sotto forma di sequenze di uno e zeri, contandoli mediante gli elettroni come un minuscolo e densissimo abaco. Si può immaginare l’interno di un’unità SSD come un sistema di piccolissime griglie impilate una sull’altra: alterando il flusso di corrente in modo controllato all’interno di queste griglie è possibile trattenere gli elettroni in determinate posizioni, leggendone la quantità e traducendola in un output fatto di 1 e 0. Quest’organizzazione in griglie permette a un SSD di recuperare le informazioni in modo molto rapido, semplicemente individuando le celle specifiche incrociando righe e colonne, come in un file di calcolo.

Ma cosa c’è fisicamente dentro un’unità a stato solido?

Cosa si nasconde dentro a un’unità SSD

Acquistando in un negozio di informatica un’unità SSD compatibile con tutti i computer di oggi, non si noterebbero grandi differenze con un HDD. Semplicemente perché queste unità sono create in modo da essere facilmente intercambiabili con i dispositivi di vecchia generazione. La vera differenza sta nelle dimensioni di un SSD, decisamente più ridotte rispetto a quelle di un tradizionale HDD, e nella mancanza di quelle parti mobili che rallentano scrittura e lettura dei dati.

Al suo interno, un SSD presenta un circuito stampato corredato di chip: i principali sono un controller di memoria flash e uno (o più) chip di memoria contenenti le celle delle famose griglie organizzate.

E in queste celle, milioni di elettroni ordinatamente disposti pronti a caricare sistemi operativi, giochi o applicazioni, molto più velocemente rispetto a un classico HDD.

È quindi preferibile un SSD a un hard disk tradizionale?

La funzione primaria di queste due unità è fondamentalmente la stessa: custodire nella loro memoria tutti i file e i programmi che servono per far funzionare un dispositivo elettronico. La vera differenza sta, come già detto, nella maggior velocità e compattezza di un’unità SSD, che non ha però solo pregi. Le unità a stato solido sono infatti, al momento, ancora più costose e meno capienti dei classici hard disk magnetici, che posso vantare grandissimi spazi di archiviazione a prezzi decisamente abbordabili.

Quindi, se la necessità sarà quella di avere una memoria molto capiente, a basso costo, che non necessita di essere portata troppo in giro o sballottata in zaini e bagagli, un’unità HDD è ancora una soluzione più che valida. Ma in un mondo in cui velocità, resistenza e dimensioni compatte sono sempre più un’esigenza, (e in cui la tecnologia Cloud ci permette di archiviare i file di uso meno comune in remoto) la scelta vincente sarà senza dubbio un SSD.