Ha un’ironia sottile, mai banale, parla per metafore e i suoi testi, che a una prima lettura raccontano una storia divertente e leggera, al secondo ascolto (e oltre) svelano analisi e critiche alla società moderna. Prendiamo "AI AI", il brano con cui Jacopo D’Amico (45 anni, vero nome dell’artista) torna per la terza volta in gara al festival di Sanremo, dopo il 2022 ("Dove si balla", 7 volte disco di platino) e il 2024 ("Onda alta", disco di platino): «La canzone nasce da una riflessione riguardo al fatto che nonostante l'intelligenza artificiale stia entrando in maniera molto forte e violenta nelle nostre vite, in Italia non c'è un dibattito sui rischi di usarla, manca un terreno critico di confronto». Il cantautore spiega cosa lo ha convinto a chiudere la canzone, il cui ritornello era nato due anni fa: «ho visto delle pubblicità di giocattoli alimentati con ChatGPT, che mettono in pericolo i bambini da più punti di vista, e qualche hacker potrebbe inserirsi nel loro gioco». Rischi dei quali non ci rendiamo conto, accanto al grande potere dell’intelligenza artificiale: «ho interpellato specialisti, menti che si occupano di intelligenza artificiale in questo momento in Italia e non solo, ho cercato di rappresentare con loro quelli che sono tre macro temi: il futuro e l'intrattenimento in generale, il rapporto uomo-macchina e le evoluzioni prossime dietro l'angolo della tecnologia. Infine la salute, per capire se con l'intelligenza artificiale la sanità diventerà davvero democratica perché adesso viviamo in un mondo in cui c’è chi può accedere alle cure e chi no». Durante e dopo Sanremo 2026, il tutto convergerà in un progetto editoriale e visivo, un’indagine sul presente e il futuro dal nome AI AI – Short Documentary.
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"Su di noi", la cover manifesto di Dargen D’Amico
Per la serata dei duetti, in scena venerdì 27 febbraio, Dargen ha puntato su un terzetto, composto da lui stesso, Pupo e il trombettista Fabrizio Bosso, per una reinterpretazione del brano di Pupo "Su di noi" (1980): «Ho fatto una sintesi di musiche che provengono da ambienti, culture, e luoghi diversi per dare un messaggio di unione, di condivisione e convivenza». L'idea è risvegliare i ricordi di ciò che è alle radici dell’umanità: «La musica nasce dalla necessità di stare intorno a un fuoco perché non sapevamo se sarebbe arrivato il giorno dopo. Il ritmo, lo stare assieme, sudare, toccarci, sono modi per fare conoscenza e per rendersi conto che i nostri bisogni ci uniscono, e sono molto più numerosi di quelli che pensiamo». Da qui la collaborazione a più mani: «Lavorando insieme abbiamo scoperto nuove sonorità di brani del passato, in modo che la musica diventi uno strumento di unione e mai un motivo di divisione».
Il disco degli eccessi della società moderna
A Sanremo seguirà Doppia Mozzarella, il nuovo disco di Dargen D’Amico, in uscita il 27 marzo (anticipato dal singolo "Pianti grassi"): «Nell’album parlo di noi come collettività: ormai ci siamo abituati ad avere necessità comandate, non siamo più padroni della nostra volontà, dei nostri bisogni reali e quindi a volte aggiungiamo, crediamo che acquistando di più, che riempirci di cose possa essere la soluzione alla nostra insoddisfazione». Doppia Mozzarella è un album pensato, creato e costruito tra persone, senza l’uso dell’intelligenza artificiale: «Forse è l'ultimo disco che farò prima dell'avvento dell'intelligenza artificiale, mi sarebbe piaciuto dire che il testo l'aveva scritto una macchina, per aprire un dibattito, perché ancora non sappiamo di chi sia il copyright di un testo scritto dall'intelligenza artificiale e questo è un tema molto importante che però non viene affrontato in Italia». I limiti, la curiosità e la spinta a scegliere le vie brevi: «ho provato effettivamente a scrivere dei testi con l'intelligenza artificiale, però è troppo pulita, netta, mancano tutti gli errori che mi piace mettere nella scrittura e quindi per adesso è l'ultimo disco che faccio così, dedicando due anni soprattutto a chiacchiere con amici sulla musica. Volevo godermela, volevo che fosse qualcosa di importante per me a livello personale, perché mi rendo conto che le cose stanno cambiando velocemente».
Il Festival di Sanremo per Dargen D’Amico
C’è qualcosa di più controcorrente che scegliere un palco mainstream e nazionalpopolare, come l’Ariston, per aprire un vero dibattito sociale? Forse no, e per questo Sanremo è il posto perfetto per Dargen D’Amico: «Non è una zona di comfort, per la semplice ragione che ti trovi a fare una cosa molto personale e ti guardano un po' tutti, è come essere in nudo in pubblica piazza. Ma Sanremo va fatto un po’ così, in maniera spudorata. C’è da essere sinceri, è un momento per unirsi, non il contrario». Ogni festival ha il suo tempo: «Sanremo è sempre molto legato al momento nel quale vai in scena, per questo le mie due partecipazioni sono state molto diverse. Era diverso il clima storico, ero diverso io come persona e in entrambe le volte non saprei dire come sono andate le cose, che cosa sia successo effettivamente e quale sia stato il mio ruolo in quel passaggio televisivo». Mentre è chiaro cosa la kermesse abbia rappresentato nel suo passato: «ho dei ricordi molto belli legati al festival, perché come tutti la musica la vivo in primis da ascoltatore». L’immaginario, potentissimo, della musica: «C’era una canzone di un giovane, credo fosse l'88-89, Borgia, e nel brano diceva, “fammi addormentare sopra il tuo seno” (anno 1898, Stefano Borgia, "Sei tu", ndr). Io ero piccolo e mi sembrava una cosa molto forte, mi è rimasta dentro». Questo per dire che «il festival fa parte di me, ma anch'io ora faccio parte della storia di Sanremo, quindi vedremo…».




