Se stelle della musica mondiale come Madonna hanno trasformato l'iconografia cattolica in un veicolo di rottura e scandalo negli anni '80 (come nel caso epocale di "Like a Prayer"), oggi è Rosalía, vincitrice di 2 Grammy e 11 Latin Grammy Awards, a raccogliere l'eredità della Catholic Era, portando l'estetica sacra e mistica al centro del pop.

Il suo nuovo e attesissimo quarto album in studio, Lux (Columbia Records), in uscita il 7 novembre, segna una profonda svolta sonora e visiva.



Croci, veli e trascendenza: Rosalía e la Nuova Catholic Era

Il nuovo album di Rosalía, registrato con la London Symphonic Orchestra diretta da Daníel Bjarnason, si avvale di importanti contributi vocali femminili come Björk, Carminho, Estrella Morente, Silvia Pérez Cruz, e l’Escolania de Montserrat iCor Cambra Palau de la Música Catalana, Yahritza e Yves Tumor, fondendo intimità con la grandiosità di un'opera lirica.

L'artista ha celebrato l'arrivo del disco con un gesto scenografico di grande impatto. L'artista ha realizzato uno spettacolare takeover della Gran Vía di Madrid, spegnendo tutte le luci della nota arteria cittadina per immergere la città nell'oscurità. Il momento, trasmesso in livestream mondiale, si è concluso con la riaccensione delle luci che illuminavano l'artwork dell'album, lasciando i fan senza parole. Questa performance monumentale è stata il preludio perfetto per i temi di Lux.

In qualità di produttrice esecutiva, Rosalía traccia un percorso emozionale che esplora la mistica femminile, la trasformazione e la trascendenza. La copertina del disco la ritrae in un suggestivo abito monastico, simile a una tunica, immersa in una luce che evoca la spiritualità.

Il concept dell'album, definito un mondo fatto di luce dove suono, linguaggio e cultura si fondono, è stato anticipato da teaser che la mostravano con un'aureola dipinta, come una santa moderna che non teme l'evoluzione. L'approccio di Rosalía si inserisce nel filone di artiste che utilizzano simboli di peccato e redenzione, ma lo fa con una personale sete di spiritualità, confermando la sua posizione come una delle voci più audaci e influenti del panorama musicale attuale.

L'estetica del sacro nel pop: da Madonna a Lady Gaga, chi ha fatto la storia prima di Rosalía

Il filone artistico che sfrutta l'iconografia religiosa per esplorare temi di sessualità, peccato e spiritualità affonda le radici in figure femminili che hanno fatto la storia della musica mondiale.

Madonna è universalmente riconosciuta come la pioniera che, tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, ha creato un vero e proprio genere pop dirompente. Il suo singolo epocale, "Like a Prayer" (1989), ne è la massima espressione: il video sfidò ogni tabù, mostrando crocifissi in fiamme, statue che piangono sangue e la profanazione di simboli sacri. L'artista usava abitualmente croci esagerate, rosari e abiti ispirati alla liturgia, creando un potente contrasto tra la sessualità esplosiva e il misticismo, stimolando un dibattito culturale senza precedenti.

Sulla stessa linea provocatoria si è mossa Lady Gaga, che ha fatto ampio ricorso alla simbologia cristiana e cattolica, in particolare durante il periodo del suo album Born this way. La sua simbologia è inequivocabile: nel video di "Judas" si è calata nei panni di Maria Maddalena in chiave moderna, mentre in "Alejandro" ha portato l'icona sacra all'estremo inghiottendo un rosario.

Miss Germanotta ha utilizzato croci e abiti quasi monastici come strumenti per veicolare i concetti di peccato, redenzione e liberazione dell'identità.

Nonostante non abbiano dedicato un'intera fase della carriera a questa tematica, anche altre cantanti hanno attinto all'estetica religiosa in momenti specifici. Christina Aguilera, ad esempio, ha inserito elementi visivi che giocavano con l'iconografia in progetti come l'album Bionic. Ancora diversa è l'influenza su Lana Del Rey, nelle cui opere e video si ritrovano spesso riferimenti al sacro e a un tormento spirituale, evocando una religiosità cupa e malinconica.