È caos all'Eurovision Song Contest e il clima che si respira riguardo alla prossima edizione della manifestazione è sempre più teso. Il motivo è legato al recente annuncio da parte della delegazione spagnola di ritirarsi se il prossimo anno a Vienna gli organizzatori non escluderanno Israele dalla competizione, alla luce di quello che sta accadendo in Medio Oriente.
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La Spagna è il primo Big Five a minacciare il ritiro da Eurovision 2026
La notizia era nell'aria già da diverse settimane, ma ora è ufficiale. Con un comunicato stampa, la Radiotelevisione pubblica spagnola Rtve ha reso note le sue intenzioni di ritirarsi dalla prossima edizione di Eurovision se parteciperà un rappresentante di Israele.
«La Spagna si ritirerà dall'Eurovision se Israele continuerà a partecipare al concorso. Il Consiglio di Amministrazione della Corporazione ha preso questa decisione martedì a maggioranza assoluta dei suoi membri», queste le parole della rete iberica, condivise anche via social.
Insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito, la Spagna è uno dei Paesi Big 5 di Eurovision, cioè quei partecipanti che nel corso degli anni hanno contribuito più di altri non solo alla creazione dell'evento, ma anche al suo supporto economico. Questo status permette loro, da regolamento, di avere accesso diretto alla finale.
Ma cosa potrebbe succedere a questo punto se ESC perdesse uno dei suoi più importanti finanziatori?
Una situazione sempre più delicata
Il forfait della Spagna rappresenterebbe un duro colpo per Eurovision, ma pare che non sia nemmeno l'unico. Ad annunciare il proprio boicottaggio alla manifestazione se la presenza di Israele dovesse venire nuovamente confermata ci sono state nelle scorse settimane anche la televisione della Slovenia, quella dell'Islanda, quella dell'Irlanda e quella dei Paesi Bassi. Si vocifera inoltre che non sia da escludere che lo stesso possa accadere anche per almeno 5 altri Paesi potenziali partecipanti.
In queste condizioni, potrebbe essere molto difficile organizzare le semifinali del contest, che si svolgono nei giorni immediatamente precedenti alla serata conclusiva. Ma non solo. A questo punto, la presenza ma anche l'assenza di Israele potrebbe costituire una miccia in grado di fare scoppiare un polverone, nonché un effetto domino. Se il Paese rimanesse in gara, infatti, si potrebbe assistere ad altri ritiri; chi invece considera la sua esclusione ingiusta potrebbe ritirarsi (il condizionale è d'obbligo) come segnale di solidarietà al rappresentante israeliano.
Almeno per il momento, EBU ancora non ha preso una ferma decisione a riguardo. Nel frattempo, il direttore della radio-televisione israeliana Kan, Golan Yochpaz, ha definito «ingiustificata» ogni richiesta di esclusione e ha aggiunto: «Eurovision non può diventare uno strumento politico. Israele rimane una parte importante di questo evento culturale».
Se il Paese mediorientale dovesse essere escluso da Eurovision - che da sempre si definisce una manifestazione apolitica - non sarebbe la prima volta che uno scenario del genere si presenta: la Russia di Vladimir Putin non può partecipare al concorso musicale dal 2022, l'anno dell'invasione dell'Ucraina.











