Il palco principale dello Stadio Coliseo nella capitale di Porto Rico, San Juan, è allestito come un campo circondato da una montagna. Su un lato germoglia un banano, appena accanto a due sedie bianche di plastica che ormai tutto il mondo riconosce. Dall'altro, c'è un rigoglioso flamboyan rosso, simbolo di Porto Rico. Nel mezzo, si alternano ballerini vestiti di bianco con pavas, il tipico cappello contadino, a band di artisti locali. Poco prima del live, sul maxi schermo, vengono proiettate scritte come «Porto Rico è un territorio non incorporato degli Stati Uniti, ma ha una sua bandiera, una sua cultura e una sua identità» che il pubblico vestito di bianco, rosso e azzurro, accoglie con sempre nuovi applausi.
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Questa è l'atmosfera che si respira già nelle prime date della residency di Bad Bunny a Porto Rico, inaugurata ufficialmente l'11 luglio, intitolata No Me Quiero Ir De Aquí, e strutturata in 30 appuntamenti tra luglio e settembre. Quella di Bad Bunny - Benito Antonio Martínez Ocasio, nato nel 1994 a Bayamón - non è solo una scelta coerente con tutta la narrazione del suo ultimo album campione di incassi, Debí Tirar Más Foto, pubblicato lo scorso 5 gennaio: è una dichiarazione di intenti contro il colonialismo e la gentrificazione. Una dimostrazione d'amore concreta verso la propria terra. Soprattutto, è una scommessa vinta. Non solo l'attenzione mondiale è concentrata su Porto Rico come mai prima d'ora, ma l'effetto Bad Bunny sta riscontrando un significativo impatto economico e culturale in un Paese noto come «l'isola che si svuota».
Porto Rico: la storia del Paese
Come spiega El País: «Porto Rico è un territorio controllato dagli Stati Uniti, i cui abitanti sono cittadini americani, ma non possono votare per il presidente né avere una rappresentanza significativa al Congresso. Ha un governo insulare che, insieme al governo federale, ha favorito la gentrificazione delle comunità locali, offrendo agevolazioni fiscali a investitori e turisti in cambio del loro trasferimento. La conseguenza? L'isola sta diventando sempre meno abitabile per i locali. Questa realtà, unita a diverse calamità naturali, come l'uragano Maria, che ha ucciso più di 4.000 persone nel 2017, alla cattiva gestione dell'amministrazione locale, dove diversi funzionari sono stati formalmente accusati di corruzione, e all'indifferenza di Washington, ha spinto migliaia di portoricani a emigrare in cerca di migliori opportunità. Attualmente, la diaspora portoricana negli Stati Uniti raddoppia il numero di portoricani residenti sull'isola: più di sei milioni vivono all'estero, rispetto ai 3,2 milioni rimasti».
No Me Quiero Ir De Aquí: una trasformazione culturale
Nel suo ultimo disco, Debí Tirar Más Foto, Bad Bunny tratta questi argomenti: con il suono, con i testi e con la parte visuale. Prima di tutto, l'artista ha lavorato per attualizzare le sonorità portoricane della salsa, della plena e soprattutto della bomba, uno stile musicale creato sull'isola dagli schiavi africani, arrivati durante la colonizzazione spagnola. Ci sono brani d'amore e brani che parlano esplicitamente di problemi come l'overtourism, l'eredità coloniale e la gentrificazione, come "Turista", "Lo Que Le Pasó a Hawaii" e "Pitorro de Coco". C'è un'identità visiva in cui i simboli naturali di Porto Rico sono ben definiti, come la ranocchia presente in ognuno delle clip video dei brani.
Con un lavoro curato in ogni dettagli, Bad Bunny è riuscito a raccontare la cultura portoricana al mondo, rendendo orgoglioso e speranzoso chi ne fa parte e aprendo gli occhi a chi non era mai entrato in contatto con la realtà e la storia di quest'isola. Bad Bunny ha fatto interessare le persone alla storia di Porto Rico, oltre le canzoni. Lo dimostrano i numeri di No Me Quiero Ir De Aquí: i 540mila biglietti per la residency sono andati sold out in pochissime ore. Nonostante il primo mese dell'evento (9 date in tutto, con 160mila biglietti) fosse riservato solamente ai residenti di Porto Rico, i fan da tutto il mondo hanno saputo cogliere l'occasione.
Residency di Bad Bunny: l'impatto economico
Come riporta El País, si stima che No Me Quiero Ir De Aquí «contribuirà per oltre 200 milioni di dollari (173 milioni di euro) all'economia locale e creerà oltre 3.600 posti di lavoro, secondo i dati del governo locale. Attirerà anche 600.000 turisti: oltre ai biglietti per i concerti, sono stati venduti più di 80.000 pacchetti vacanza ed esperienze VIP, e 30.000 camere d'albergo». In questo senso, Bad Bunny e il suo team hanno fatto di tutto per sponsorizzare un turismo sostenibile e che esaltasse e proteggesse il patrimonio culturale locale.
Diverse guide, realizzate insieme a brand, promuovono i luoghi meno noti e le attività commerciali a conduzione familiare, a sostegno dell'economia locale. Inoltre, il sito ufficiale del turismo, Discover Puerto Rico consiglia alloggi ecosostenibili e attività per conoscere realmente il patrimonio culturale come visite guidate e corsi danza. La combinazione dell'impatto economico e culturale faranno, secondo le previsioni della società finanziaria Moody’s, crescere il PIL di Porto Rico dello 0,15% e continueranno ad avere effetti positivi nel tempo.
Bad Bunny: l'influenza dentro e fuori da Porto Rico
Nel 2026, Bad Bunny trasformerà la residency in un tour mondiale, arrivando in America Latina, Europa, Asia e persino in Australia, ma saltando gli Stati Uniti. In un'intervista rilasciata a Variety, Bad Bunny aveva dichiarato di considerare «non necessario» esibirsi negli Stati Uniti, dato che per gli scorsi album ha già tenuto moltissime date nel Paese. Tuttavia, in molti pensano che la scelta dell'artista sia anche politica, soprattutto dopo aver apertamente sostenuto la candidata presidente Kamala Harris, in opposizione all'attuale presidente, Donald Trump. L'indipendenza culturale dagli Stati Uniti è una delle più grandi rivendicazioni di Bad Bunny nel suo disco e lo dimostra con un tour che non ha bisogno di toccare il Paese per ottenere un successo mondiale.
Tra i vari modi in cui Bad Bunny ha raccontato la cultura portoricana al mondo c'è, ovviamente, anche la moda, a partire dal cappello di paglia dei contadini portoricani, i jíbaros, che l'artista ha indossato con orgoglio - e un certo stile - persino al Met Gala dello scorso maggio. Come riporta Vogue Usa, nelle prime date della residency - in cui il pubblico era quindi composto da soli residenti - diverse ascoltatrici hanno indossato gonne lunghe e un fiore tra i capelli, la maga, simbolo di Porto Rico. A ben vedere, questo non è solo un atteggiamento da fan: i giovani portoricani che scelgono questo vestiario sono un simbolo potente, sono la possibilità di riscoprire la bellezza della propria cultura e il modo di riadattarla, andandone fieri, ai tempi moderni.











