Raggiungo Alessandro fra i tetti di Milano, mentre osserva la natura lontana in contrasto con il caos della città che lo circonda. «Oggi dal balcone di casa vedo le montagne», mi dice mentre mi racconta quanto gli dia respiro questo panorama. Una cornice perfetta, sospesa tra ordine e disordine, che riflette i suoi racconti, a partire da "Batticuore", il nuovo singolo di Alex Wyse in uscita oggi, venerdì 2 maggio. È qui, in questa nuova canzone, che l'artista raccoglie ancora una volta un sentire generazionale: il desiderio di creare connessioni profonde, ma la perenne sensazione che nulla sia abbastanza. La velocità delle azioni e del sentire e quella consapevole sensazione che sussurra: "Per fortuna era solo un batticuore".
Come nasce Batticuore?
«Mi sono ispirato, come anche per "Rockstar", alla mia generazione. Oggi viviamo in un perenne controsenso: vorremmo innamorarci, ma nel momento in cui incontriamo una persona, vediamo già la fine. È una realtà che vivo io in prima persona, "Batticuore" è nata da una mia esperienza personale. Ho pensato: "Fortunatamente era solo una sensazione passeggera, non amore vero". È un po’ come fare una corsa, sentirsi affannati, poi rallentare e di colpo sentirsi più leggeri».
Quindi il batticuore di cui canti è una sensazione momentanea che protegge dall’illusione di innamoramento?
«È più una consapevolezza a non volersi impegnare. Siamo una generazione super stimolata, anche nelle relazioni. Tutto quello che viviamo è molto veloce e capita di confonderci anche nelle emozioni che proviamo».
Oggi vorresti più stabilità emotiva?
«Il controsenso è proprio questo: sì, vorrei più stabilità, ma mi perdo anche io in questa corsa. Non c’è un giusto o uno sbagliato, ma sento che mi faccio travolgere dalla velocità delle cose, quindi anche delle relazioni».
Che cos'è l'amore per te?
«Non lo so ancora, lo sto scoprendo, non so se riuscirò mai a capirlo del tutto e soprattutto a spiegarlo. Sento, però, che quella parola citata prima, stabilità, è qualcosa che sto cercando, ma allo stesso tempo riconosco che è una condizione emotiva complicata da accogliere oggi».
Il batticuore, nel significato più semplice del termine, è qualcosa che possiamo vivere e provare in diverse situazioni. Ricordi il tuo primo innamoramento con la musica?
«Sì e rimarrà sempre uno: il mio ingresso nella scuola di Amici. Ricordo ancora quando mi sono seduto al pianoforte e ho cantato "Sogni al cielo". In quel momento ho provato un’emozione immensa: avevo gli occhi addosso di tutti e stavo cantando una canzone che nessuno aveva mai sentito».
Qual è la lezione più importante che ti porti da Amici?
«Quei mesi sono stati importanti perché mi sono scoperto molto, sono riuscito a guardarmi dentro e a tirare fuori le parti che più preferisco di me. Nella vita di ogni giorno non ho mai sentito la necessità di esternare agli altri il mio sentire, lì invece ho trovato un modo per dare voce al mio lato più vero e libero. È stato un grande insegnamento».
Oggi come avresti affrontato quell'esperienza?
«È una cosa che mi domando spesso: probabilmente mi sarei impegnato ancora di più. Quattro anni fa mi soffermavo molto sul mio stato d’animo perché sentivo che stavo cambiando molto. Ero molto più concentrato su me stesso e meno sul potere della musica, su quello che potevo trasmettere a me stesso e agli altri con ciò che scrivevo. Anche se, fortunatamente, poi le persone si sono ritrovate nelle mie canzoni. Oggi probabilmente riuscirei a comunicare meglio tutti i miei colori».
Questo, invece, è stato l’anno di Sanremo, come lo hai vissuto?
«Sanremo è il palco che ho sempre sognato. Mi sono sentito libero, per davvero. Durante la seconda esibizione, nella finale contro Settembre, mi sono lasciato guidare dalla emozioni. È stato un momento che ho sentito tanto».
"Rockstar", il brano che hai portato sul palco dell’Ariston, parla di libertà. Su che cosa, secondo te, la tua generazione deve lavorare per essere davvero libera?
«Non percepiamo l’importanza dell’andare piano, del rallentare. Lo canto anche in "Batticuore": oggi siamo perennemente collegati con il mondo, possiamo fare qualsiasi cosa in qualunque momento e, secondo me, dovremmo cercare di rallentare. Più cose facciamo, meno ne ricordiamo. Guardiamo troppo il telefono, ci facciamo travolgere dai social. Il mio consiglio è sempre quello di cercare di vivere a pieno le situazioni e le persone, lasciando il telefono lontano».
Tu cosa fai per rallentare?
«Suono il pianoforte. Con la musica posso andare ovunque, immaginare e inventare storie. Mi rasserena, mi porta sulle nuvole».
L’Inghilterra che ruolo ha avuto nella tua vita?
«Rappresenta la scoperta della musica. Prima di trasferirmi mi sentivo molto giudicato dalle persone attorno a me e appena ho lasciato l’Italia ho iniziato a studiare musica, a scrivere canzoni, a cantare, a capire e a scoprire quale fosse il mio genere, cosa mi appagasse di più».
Quanto ti ha accompagnato il tema del giudizio nella tua infanzia?
«Moltissimo. Da piccolo ero influenzato da tantissime cose, tanti aspetti. Dalle passioni degli altri, dai discorsi. Essere giudicati, quando si è così giovani, graffia».
Qual è la cosa che ti ha fatto più male?
«Dai sei anni fino ai quattordici… tante cose. Poi ho capito che non volevo vivere a seconda di ciò che gli altri potevano pensare di me, ma facendo quello che amavo fare. Ho tanti ricordi che tornano a galla, legati alla scuola, alle difficoltà magari a socializzare. Ad esempio, da piccolo non ero bravo a giocare a calcio e questo mi lasciava ai margini. Così per un'estate intera mi sono allenato in cortile con la palla, da solo. E solo in quel momento ho visto che gli altri iniziavano ad accettarmi. In realtà, a me, di tutto questo, del calcio, della loro accettazione, non mi interessava molto, ma l’ho capito dopo».
Oggi le amicizie come le vivi?
«Sono una persona che seleziona molto. Le amicizie più importanti le custodisco a Torino».
E questa città come si intreccia nella tua vita?
«Prima di entrare ad Amici ho conosciuto una persona che ho scoperto essere molto simile a me. Lo vedo come un fratello. Lui è di Torino, e di conseguenza mi ha fatto conoscere altre persone. Ed è proprio a Torino che ho scelto di girare il videoclip di "Batticuore". Ho lavorato insieme a lui, così come per "Rockstar", "Gocce di Limone", "Amando si impara"».
Il 24 maggio sarai al Fabrique di Milano con “Non ci sono più Rockstar” che poi porterai anche a Roma, all'Atlantico il 26 settembre.
«Sarà un bel concerto, non vedo l’ora anche perché stiamo preparando tante cose. I concerti sono la parte più bella di tutto, più bella di qualsiasi tipo di competizione. Poi ci sarà anche un tour estivo».
In questi due appuntamenti live porterai degli amici sul palco insieme a te?
«Chissà...».
Mentre parli dei live, ti illumini. Cosa ami di questo momento?
«Durante i concerti ho la possibilità di rivivere le emozioni che mi hanno portato a scrivere le canzoni che canto. E quando le suono live vedo riflesso negli occhi del pubblico le emozioni che hanno provocato, il significato che gli è stato dato. Se penso a qualche anno fa, all’Alex che scriveva per sé, penso a un ragazzo felice ad ogni modo, ma dopo le emozioni che si provano durante i live, mi ricordo perché lo faccio. Perché faccio e amo tutto questo».
Il testo di "Batticuore", di Alex Wyse
Una notizia
Sicura è falsa
L’ha detto un genio stamattina in un podcast
Chi ben comincia
Se l’ha già fatta
Io sto già sotto che aspetto una svolta
Che non passa
Più sangue nel cervello non mi parla
Più, più, più, più
Un respiro corto
Forte forte batticuore
(Ma guarda come si diventa)
Toccami la fronte
Ho paura che sia amore
Giuro che non è da me
Mai dire mai-ai-ai-ai
Parli di te
Fortunatamente
È soltanto batticuore
Tutta esaurita
Pericolosa
Frase profonda messa sopra una torta
Facciamo finta
Facciamo basta
Non ti rispondo però in fondo mi importa
E non passa
Più sangue nel cervello non mi parla
Più, più, più, più
Un respiro corto
Forte forte batticuore
(Ma guarda come si diventa)
Toccami la fronte
Ho paura che sia amore
Giuro che non è da me
Mai dire mai-ai-ai-ai
Parli di te
Fortunatamente
È soltanto batticuore
Tornare a casa in aereo
Ma con un volo diverso
Ormai pure il cervello non mi parla più, più, più, più
Che non passa
Più sangue nel cervello non mi parla
Più, più, più
Un respiro corto
Forte forte batticuore
Mai dire mai-ai-ai-ai
Fuori di te
Fortunatamente
È soltanto batticuore
Tararara-Tararara












