NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.
Per definizione, una soap opera è un serial che racconta storie di vita quotidiana, in particolare amori, intrighi e colpi di scena. Ascoltando i racconti di vita vissuta, tra amore, famiglia, le incertezze dei (quasi) vent'anni di Soap, nel suo Ep d'esordio, Pas Facile, allora il gioco di parole viene immediato. Quello che traccia Soap, nome d'arte della classe 2005 Sophie Ottone, è un ritratto di quotidianità, fatto di riflessioni scritte in punta di penna, con un'eleganza che sa essere astratta e diretta allo stesso tempo e che si riflette nell'uso fluido dell'italiano e del francese.
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Cresciuta a Latina nel mix di culture italiana e algerina, Soap ha cominciato a pubblicare i primi singoli tra il 2022 e il 2023, mentre nel 2024 è stata selezionata tra i 20 artisti italiani VEVO Newcomers, tra i CBCR di Rockit, esibendosi poi, a maggio, nella 18ª edizione del Miami Festival. Tra i suoi singoli più recenti ci sono "Ameliè" e "Occhi Viola (seule)", che hanno anticipato l'uscita del suo Ep d'esordio, Pas Facile, il 28 marzo di quest'anno.
Se volessimo mettere un'etichetta sul suo stile, potremmo dire che se il sound di Stromae e la poetica di Izi avessero avuto una figlia, quella sarebbe Soap. Ma, a dire la verità, il punto forte di Soap è che si sa distinguere. Perché, nonostante abbia solo vent'anni, è stata capace tirare fuori dalle influenze musicali uno stile personale, un sound attuale ma assolutamente non banale: una ventata d'aria fresca nel rap italiano.
Come ti sei avvicinata alla musica?
Mi sono avvicinata alla musica verso i sette anni, quando ho imparato a suonare la chitarra e, nel frattempo scrivevo delle filastrocche. Più avanti, in maniera spontanea, ho unito le due cose, la passione per la scrittura e l'accompagnarmi suonando.
Quali sono i tuoi ascolti e come ti hanno influenzata?
In Italia ascolto molto più rap che pop, in Francia invece ci sono artisti anche pop che mi hanno ispirata molto, per esempio Stromae, di cui si sentono le influenze anche nell'EP. In Italia ti direi Izi, soprattutto a livello di scrittura.
Come hai usato l'italiano e il francese in Pas Facile?
Sono due lingue che unisco in maniera sempre e comunque naturale, quando scrivo un pezzo, quando voglio raccontare qualcosa, a un certo punto il mio pensiero in italiano si interrompe e si apre con il francese. Ho portato questo meccanismo anche nei brani, portando entrambe le lingue che io vivo, con le quali penso.
Quali sentimenti esprimi meglio in ciascuna lingua?
La maggior parte della mia vita è in italiano, quindi mi viene più da parlare di cose abituali, mentre il francese lo conservo un po' per quei pensieri che non voglio... che magari non ho il coraggio di esternare a tutti e che quindi mi servo per una nicchia di persone. Sicuramente i francofoni che mi ascoltano possono capirlo e, chiaramente, esistono le traduzioni, quindi si può risalire a quello che dico, però nel momento dell'ascolto mi piace che alcune parti siano meno dirette di altre.
Andando a guardare i brani di Pas Facile, in "Capirò" canti «è la musica che contorna la noia della pianura»: che ruolo ha la noia nella tua creatività?
La noia può essere parecchie cose, a volte è un motore, a volte è un freno, dipende da come la affrontiamo nel momento in cui la proviamo. Io credo sia una cosa in continuo cambiamento, non credo che questa sarà la mia risposta definitiva. In ogni caso, come dico in "Capirò", la musica fa compagnia alla mia noia, l'allevia.
Il discorso della provincia torna in "Occhi viola": che rapporto hai con Latina?
Sono andata via da Latina da qualche anno, per coltivare questa cosa qui, e non mi sono sentita di lasciare indietro qualcosa di troppo grande, nel senso che anzi Latina comunque mi stava molto stretta e stavo cercando qualcosa di più stimolante per me. Però è quella la città che mi ha fatto iniziare a scrivere, in cui ho iniziato a vivere quel disagio lì che ti fa venire voglia di fare qualcosa di positivo nella tua vita e che nel mio caso è stata la musica.
A Latina voglio bene, mi fa piacere ricordare quella volta in autobus quando andavo a scuola e scrivevo, però ad oggi non ci tornerei a vivere per esempio... diciamo che le voglio bene da lontano. Oggi sono a Milano, una città che ha diverse fasi: appena arrivi la vedi in un certo modo, poi dopo un po' di tempo muta e inizi a vedere i lati negativi, un po' come in una relazione.
Per te cos'è "L’amore viscerale"?
"L'amore viscerale" è un pezzo che parla di quando in un rapporto sono più le parti carnali a tenere insieme le due parti, invece di un sentimento profondo, l'amore inteso come quello vero. È una cosa che succede quando la super attrazione fisica ti porta a lasciar passare tante cose che non sono compatibili dal punto di vista romantico perché altre prendono il sopravvento.
Parlo di questo tipo di amore anche in altri brani dell'Ep, lo esamino sotto altri punti di vista, perché ho impiegato del tempo prima di arrivare alla conclusione che quello che mi legava a quella determinata persona fosse solo un sentimento carnale. Come con i lati negativi di Milano: è un processo che scopri pian piano, quello di accettare di stare con qualcuno, non più perché vi legano sentimenti, ma solo qualcosa di fisico. A volte è anche difficile da accettare, che venga ridotto tutto all'amore carnale.
In "Nasci" c’è una frase che mi ha colpita «Ho una gemella che è lo specchio dei sogni rubati»: cosa significa?
Allora, io ho davvero una gemella e siamo molto diverse, perché siamo eterozigote, ma anche caratterialmente e a livello di percorso di vita. In lei io vedo un po' più di normalità rispetto a me, nel senso che corrisponde agli standard sociali della donna. Lei ha scelto di fare l'università e, anche da piccola, era tra le due quella meno maschiaccia, più radicata a terra e con la testa sulle spalle. In questo senso lei è un po' lo specchio dei sogni rubati, perché è la ragazza, la figlia, perfetta, mentre io non lo sono, almeno secondo un certo tipo di standard.
In questo pezzo parli anche del tuo ruolo di figlia, oltre che di sorella
In maniera superficiale, o forse solo quando si è più piccoli, si pensa al genitore come a una figura autoritaria ed è solitamente il genitore che deve far sentire a proprio agio il figlio, che deve curarlo, ascoltarlo, cose così.
C'è stato invece un periodo della mia vita in cui io - che sono figlia, ma prima di tutto essere umano - ho fatto da sostegno a mia madre e, in un certo senso, ho fatto da genitore intesa come figura di conforto. Questo mi ha messa in una posizione di responsabilità, mi ha fatta sentire un po' nelle mani di me stessa. Sostenersi a vicenda è una situazione comune, che capita soprattutto diventando adulti, ma non sempre è facile. Nel mio caso ad esempio io ero lontana dalla mia famiglia ed è stato difficile riuscire a farlo come avrei voluto.
Cosa scopre di te chi ti ascolta in Pas Facile?
Secondo me c'è un po' più di introspezione rispetto ai brani che ho fatto prima e che erano molto più incentrati sull'amore. In questo EP sono riuscita invece a parlare anche di famiglia, di me, del concetto di solitudine. C'è un lato di Soap, di Sophie, che non avevo ancora avuto l'occasione di far uscire.
Ci vediamo in giro?
Sarò dal vivo al Monk di Roma, il 27 aprile, con Spaghetti Unplugged e, in generale, nei miei prossimi progetti c'è quello di suonare, suonare il più possibile, ma sicuramente andare anche in studio e continuare a fare nuove cose, mettermi sempre in discussione e fare il meglio che posso.














