NEW NAME, NEXT HYPE è la nuova rubrica di Cosmopolitan Italia in cui ci mettiamo in gioco e facciamo una scommessa: chi saranno i grandi artisti del futuro? Nomi emergenti da conoscere, voci singolari, talenti innati. Ci piace pensare di ricoprire un nuovo ruolo: quello di talent scout. Vi presentiamo i nostri pupilli, fatene buon uso.


Quella di Gaia Banfi è una storia che comincia con la musica e con il mare, con un padre musicista (tastierista del gruppo prog italiano Un Biglietto per l'Inferno) e velista, con gli studi di canto e un'infanzia passata tra Milano e Genova. Inizialmente, Gaia si vergognava di raccontare quale fosse il suo sogno, ma seguirlo è stato inevitabile. Così arrivano la laurea al conservatorio di Bologna, dove oggi vive e da cui mi parla in videochiamata insieme a un gatto rosso, e l'album di debutto, Lotus, nel 2020. Tre anni dopo partecipa a X Factor e oggi, per la precisione il 4 aprile 2025, inaugura un nuovo capitolo musicale con La Maccaia.

Per capire questo disco occorre prendersi del tempo e stare in contemplazione come si fa davanti al mare, perché è lì che ci porta con la mente Gaia Banfi, in quella Genova dei ricordi narrata attraverso i suoi occhi di bambina, tra lo sciabordio delle onde, la luce che taglia i vicoli e quella nebbiolina umida che si alza con lo Scirocco e si deposita sopra al mare. Questo fenomeno meteorologico si chiama maccaia e, oltre ad aver ispirato il titolo dell'album, lo pervade da un punto di vista sonoro. In questo disco ci sono sensazioni spirituali e nostalgiche, c'è l'amore con tutti i suoi capricci, i rituali quotidiani e la libertà di camminare per il lungo Corso Italia. Gaia Banfi va alla ricerca dei suoi ricordi accanto all'acqua, con quel bastone da rabdomante che fa da protagonista sulla cover dà anche a noi una guida in questo viaggio sonoro spirituale.

La Maccaia, il tuo nuovo album, in che momento arriva?

Arriva in un periodo abbastanza avanzato di mia consapevolezza ed evoluzione personale sia come persona che come musicista, artista. Rispetto ai miei lavori precedenti mi sento più sicura a livello di scrittura, in più, da tre anni circa, ho imparato a produrre da sola. Questo mi ha dato un forte sprint nel comporre La Maccaia perché tutte le idee che avevo in testa riuscivo tranquillamente a metterle in pratica.

La Maccaia è arrivato in un momento in cui avevo esigenza di riscoprirmi, di raccontare qualcosa in maniera totalmente, diciamo, sincera. La scelta di fare La Maccaia non è stata una scelta nel senso che tre anni fa non ero partita con l'idea di lavorare a un disco, è stato proprio l'insieme di cose che sono successe, la mia maturazione, che mi hanno portata a decidere di far diventare questo percorso un disco.

gaia banfi nuovo album la maccaia
Gloria Capirossi


La maccaia è un fenomeno atmosferico, ma in che modo l'hai tradotto nei suoni dell’album?

Essendomi molto interessata al mondo dell'effettistica, ho lavorato con i suoni, soprattutto dilatandoli, stretchandoli. Nel disco ci sono molti momenti appunto dove si sentono questi suoni molto ariosi ed è questo che per me richiama di più la sensazione della maccaia.

Il disco nasce dalla distanza dei ricordi o da un ritorno a Genova, nei luoghi della tua infanzia?

È nato dalla distanza, perché sono anni che non torno a Genova, ma ci penso spesso e vorrei tornarci, magari per riascoltare il disco mentre cammino per Corso Italia, questa lunga passeggiata che collega il porto fino a Boccadasse. A cui tra l'altro è dedicato il brano "Il lungo riva di Genova", che si riferisce proprio a quella passeggiata lì. Sono una persona di carattere estremamente timido, con un po' di problemi di comunicazione con gli altri. In questo caso ripercorrere i miei ricordi e metterli in musica è stato quasi un processo terapeutico, dove ho provato a trovare un po' un dialogo anche con me stessa e cercare di riunire, concretizzare, i pensieri.

La Maccaia comincia con un monologo preso da “Internet Archive”, come mai questa scelta?

"Internet Archive" è un organizzazione no profit che condivide materiale caricato da persone in tutto il mondo, scaricabile gratuitamente. Questo dialogo l'ho trovato per caso, gironzolando sul sito, e viene dal podcast All Souls Unitarian Church (Tulsa, Oklahoma). Il motivo per cui l'incipit è la voce di un reverendo che predica è perché La Maccaia è un album un po' spirituale, nel senso più ampio del termine.

Per cui ho voluto creare uno spazio meditativo, distensivo, come se fosse proprio un'introduzione al disco, soprattutto perché La Maccaia ha bisogno di ascolto, di prendersi del tempo. Quelle che si sentono all'inizio sono parole che penso anche io ma che non escono dalla mia bocca, non so come dire, come se si creasse una sorta di comunità collettività.

Ci sono altri momenti dell'album in cui senti di aver approfondito questa dimensione spirituale?

C'è il concetto dell'oggetto sonoro, una melodia che si ripete e che dà questa idea del loop, andando a ricordare la metodologia del rito, del rituale, che è un po' il concetto che abbiamo cercato anche a livello visivo. C'è un'idea mantrica di questi oggetti che si ripetono e che creano uno stato di trance. Per lo stesso motivo ho inserito molti cori, con il loro cantato armonico e mantrico, appunto.

gaia banfi nuovo album la maccaia
Gloria Capirossi

Simbolo del disco è il bastone da rabdomante che si vede in copertina, qual è il suo significato?

Volevo qualcosa che fosse tattile perché penso che negli ultimi anni la musica e tutto quello che ci sta attorno, quindi grafiche, video, foto, si sia ridotto a uno scroll su Instagram. Questa cosa mi ha creato un po' di rabbia, quindi ho voluto la collaborazione di Nicola Ghirardelli, artista che realizza sculture bellissime, da cui è nato questo bastone che si vede in copertina. Volevo un oggetto da tenere in mano, da portare sul palco. un oggetto molto evocativo un po' per tutto quello che il disco racconta: la ricerca di oggetti sotto terra, vicino al mare.

"Amar" con REHHLL racconta una storia d’amore mitologica e lo fa in spagnolo. Come è nata la collaborazione?

Sophia, che è REHLL, è un'amica che ho conosciuto qua a Bologna. Lei è un'artista italo-argentina e tempo fa le chiesi di scrivere in spagnolo il testo per questo brano che avevo realizzato per la mia tesi al conservatorio e uscì questo brano "Amar". Il protagonista è un pescatore che nei suoi atti di quotidianità di fronte al mare sente la voce di questa donna e se ne innamora. Nonostante sia un brano non esattamente recente ho deciso di metterlo ne La Maccaia, perché qui ritorna molto il discorso dell'amore: quello non desiderato, quello non ricambiato, la nostalgia, la malinconia.

L'album si chiude con "Seia": è un punto di arrivo o un nuovo inizio per il tuo percorso artistico?

"Seia" chiude sicuramente il capitolo La Maccaia e, allo stesso tempo, affronta l'elettronica. C'è pochissimo cantato nel brano e questa cosa penso che mi aprirà un pochino a progetti futuri, perché non nego che mi piacerebbe fare anche dei lavori strumentali, elettronici-ambient, un po' alla John Hopkins oppure Fred Again o Brian Eno. "Seia" potrebbe aprirmi quella porta lì, però è un futuro nascosto dentro di me, bisognerà aspettare e vedere.