Abbiamo imparato a conoscerle separatamente, magari qualcuno aveva intercettato i primi esperimenti su SoundCloud, poi seguito Vale LP a X Factor o Lil Jolie ad Amici. Qualcuno ha ascoltato La vita non uccide, Ep del 2024 di Lil Jolie, oppure si è lasciato trascinare da GUAGLIONA, l'album di Vale dello stesso anno. Oggi però, dopo anni di amicizia di cui almeno 7 passati «mangiando negli stessi piatti, lavandoci nella stessa doccia, dormendo nello stesso letto, perché una stanza con due letti ancora non ce la possiamo permettere», è arrivata l'urgenza di dare vita a un progetto comune, collettivo.
Un sogno così ambizioso non poteva che avere un inizio ambizioso: il duo ha pubblicato il 27 novembre "Dimmi tu quando sei pronto per fare l'amore", il nuovo singolo scritto insieme a Madame, che porteranno sul palco di Sanremo Giovani, nella quarta puntata del 3 dicembre, in seconda serata su Rai 2. «È difficile provare a raccontare una cosa così forte, non è che giochiamo sulle nostre vite: questa è la nostra amicizia e non la vogliamo strumentalizzare. Per quello è complesso raccontare l’intensità con cui viviamo il nostro rapporto. Non è questione di musica o spettacolo, è la vita nostra» continua Vale LP, anticipando ciò che sarà l'anima del disco a cui stanno lavorando.
Nell'album del futuro, lei e Lil Jolie mettono tutte se stesse, la provincia di Caserta di cui entrambe sono originarie «Abitavamo in due paesi a poco più di 2 chilometri di distanza», le batoste e i sogni infranti tra Roma e Milano, i passi avanti e gli assestamenti della loro vita adolescenziale e adulta, in un solo progetto. È talmente viscerale da spiegare, ed è fatto con un animo talmente sincero, che a un certo punto dell'intervista - che Vale LP e Lil Jolie passano abbracciate per la maggior parte del tempo - Vale LP si commuove di lacrime vere.
Qual è stato il primo incontro con la musica?
Lil Jolie. «Suono da quando ho 5 anni, e scrivevo poesie su piccoli libricini. Sono nata con la musica, sono cresciuta, poi ho fatto le prime cose, le ho pubblicate on line ed è arrivata Vale».
Vale LP. «Anche a me piace scrivere fin da quando ero piccola, soprattutto narrativa, tanto che fare la scrittrice era il mio sogno. Ma avevo anche una passione spasmodica per la musica: dai 5 ai 14 anni passavo una quantità di tempo indefinibile da sola, in bagno, con una spazzola usata come microfono per cantare le canzoni degli altri e sfogarmi. Proprio ieri ragionavamo sul fatto che io ho un trauma ovvero non riesco ad andare in bagno da sola, forse perché ci ho passato così tanto tempo quando ero bambina».
Quando è arrivato l’incontro tra voi?
V. «A 15 anni ho cominciato a fare battle di freestyle, con pezzi lunghi 8 minuti nei centri sociali. Allo stesso tempo Angela suonava i Pink Floyd all’assemblea della sua scuola. Io l’ho conosciuta prima così, per fama. Anche se suonare a scuola era considerata una cosa da sfigati, da strani, per me quello che faceva Angi era bellissimo ed è proprio perché l’ammiravo, perché guardavo le sue canzoni da YouTube, che ho deciso di contattarla. Appena prima dell’esame di maturità, quando sono uscite le liste dei professori, ricordo che una prof che era capitata a me era del suo liceo: ho pensato che fosse la scusa perfetta».
Come sono state la vostre prime prove musicali insieme?
V. «La prima cosa che le ho chiesto quando ci siamo conosciute è stata se potevo andare a casa sua a registrare un pezzo che avevo scritto. Lei mi ha aperto le porte della sua camera/studio di registrazione improvvisato e abbiamo cominciato a passare lì tutti i giorni per un anno. Poi pubblicavamo i pezzi su SoundCloud e come noi la Tauro, gli Psicologi, tutta quella generazione musicale che si è creata verso il 2017, che sono diventati anche nostri amici. Questa era la nostra vita a 17/18 anni, la musica era il nostro modo per evadere dalla provincia. Poi siamo evase davvero, ci siamo spostate a Roma per due anni, dove abbiamo vissuto insieme in una stanza diroccata, perché era lì che stava il nostro management. Era la nostra scusa per scappare».
A un certo punto, entrambe avete deciso di fare l’esperienza del talent: che cosa vi ha lasciato?
V. «Io sono andata a X Factor mentre abitavamo a Roma e staccarmi da Angi è stato pesante, anche per lei che è rimasta da sola ed è stato un trauma. Tanto che quando sono tornata dal programma abbiamo deciso di spostarci a Milano. Lì Angi decide di andare ad Amici, in modo quasi inconscio, quasi se avessi scelto un altro modo per farsi giudicare».
L. «Ho replicato il meccanismo del paese, perché alla fine a una ragazza della Valle questa cosa, questo giudizio manca. Come si dice? Puoi togliere una ragazza dalla Valle ma non puoi togliere la Valle da una ragazza? (ride, ndr)»
V. «La gente non ti giudica mai per quelle che sono davvero le tue intenzioni, per quello che davvero fai, ognuno interpreta a suo modo, dentro e fuori dalla tv, sia che tu sia a un talent, sia che pubblichi la tua musica. Se la partecipazione a X Factor e Amici ci ha portate dove siamo ora, a me e alla mia migliore amica, a fare un disco insieme, allora queste esperienze erano parte del nostro disegno. Quando Angi è tornata da Amici e ci siamo riviste è stata una cosa assurda. Come se tutti gli eventi si fossero incrociati per rendere quello il momento perfetto per lavorare insieme».
Che ruolo ha avuto la provincia nel vostro approccio alla musica?
V. «La provincia ti vuole succube di quel circolo vizioso che ti vede già destinato a un lavoro nei corpi armati, nei posti fissi. Quelle sono le scelte che ti dà la provincia. E vieni reputato un alieno se ti piace suonare la chitarra. Quando siamo arrivate a Milano, però, ci siamo rese conto di come le dinamiche di provincia e i giudizi avessero semplicemente ceduto il posto a un'altra forma di "controllo" esterno, all’aspettativa della discografica, al giudizio del pubblico. Quasi quasi, tutto questo ci faceva mancare la provincia. Solo andando via ci siamo rese conto come il posto in cui abitavamo alimentava la nostra musica, la voglia di andare nel mondo, di conoscere altro, essere curiose, comprendere che nella vita puoi desiderare qualcosa. Andando a Milano abbiamo anche capito che chi sei è sempre più forte di quello che desideri essere».
Cosa ci sarà nel vostro disco?
V. «Questo non è un disco diviso strofa per strofa e con entrambe nel ritornello. È realmente un progetto collettivo».
L. «Avevamo bisogno di raccontare 7 anni di storia, di vita vissuta insieme».
V. «Quest’estate abbiamo vissuto diverse esperienze che ci hanno portate a sentire questa esigenza più che mai e ci siamo lasciate trasportare dall’idea di fare questa cosa insieme. Abbiamo deciso di buttarci in un disco per raccontare quanto è difficile, ma non impossibile riconoscersi in qualcun altro, credere in quel qualcun altro e che lei creda in te, e che da quel momento non saremo mai più sole».
«C’è un brano dentro il disco che dice "Attorno a noi non piove mai perché siamo sole" e gioca con il fatto di essere luminose, raggianti, proprio perché siamo insieme, perché ci appoggiamo una all’altra. Tutto quello che accade, anche se è orrendo, è come se avessimo un castello intorno a noi, che è la nostra amicizia. Perché quando io vado a dormire e alla fine della giornata guardo negli occhi Angela, dico "Alla fine tengo a te" ovvero "Alla fine ho te" e pure se le cose vanno male siamo insieme, quindi non piove mai veramente. Mi dovrò preoccupare quando mi girerò e non ti troverò più al mio fianco. (si commuove, ndr)».
L. «Possiamo dire che stiamo andando in studio quasi tutti i giorni. Stiamo scrivendo tra casa nostra e vari studi, con una volontà ben chiara, quella di arrivare oltre le canzoni».
V. «Quando sei da solo rincorri le canzoni anche in base a quello che detta il tuo ego, quando sei in due, è un lavoro collettivo. Non vediamo l’ora di suonare, speriamo di uscire prima dell’estate per stare insieme e portare la nostra musica live anche in contesti diversi da quelli stereotipati. Ci verrà in mente strada facendo».
A chi la dedicate la vostra storia?
V. «Alla nostra gente, alla gente di provincia. È facile scappare, ora l’abbiamo capito, è facile desiderare che quelle persone siano diverse da come sono. Quando sei piccola ti chiedi perché loro non cambiano, ma non è facile come sembra. Allora, invece di scappare e basta, perché non provare a importare la propria musica, a farla ascoltare a chi vive in quel contesto per farli sentire rappresentati, per dare loro quegli strumenti che sono mancati a noi. Più consapevolezza, più educazione, nei confronti dei sogni, dei desideri delle paure. Dell’esistenza come donne, come ragazze, come donne in una provincia, artiste in musica».
L. «È difficile da noi comprendere le donne con ambizione, che tu possa avere un sogno così forte e potente. Da qui la scelta di farlo insieme e la scelta del brano che portiamo a Sanremo Giovani. Perché bisogna ripartire dalle basi».
Di cosa parla "Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore"?
V. «Del bisogno che c’è ancora oggi di educare alle emozioni, di educare la gente a capire che occorre rispettare i sentimenti degli altri. Non è più come prima, noi ragazzi ci accingiamo a vivere in una maniera nuova le relazioni (purtroppo non tutti, ci sono ancora dei problemi) rispetto ai nostri genitori. E in questo senso i ruoli sono limitanti: ho un rapporto molto aperto con mia mamma, che definirei di educazione reciproca, e vedo che anche lei comprende questa necessità di ripensare le proprie convinzioni».
È un messaggio anche per le generazioni più adulte?
V. «Esatto, perché l’ipocrisia è un gatto che si morde la coda. Uno può anche scegliere di parlare o non parlare di determinate tematiche, ma queste tematiche stanno in tutto. L’amore è ciò di cui tutti hanno parlato, il sentimento più arcaico del mondo, eppure si fa ancora così fatica a comprendere qual è il limite di un sentimento. Se nessuno mi insegna a guardarmi dentro, a rispettare prima i miei limiti, come faccio a comprendere quelli degli altri? Bisogna parlarne sempre: le rivoluzioni sono lunghe e stanno nelle piccole cose, una frase, una manifestazione, una canzone. Magari il cambiamento ci sarà tra 50 anni, ma la vita è una resistenza continua».
L. «Parlare del consenso attraverso una semplice frase "Dimmi tu quando sei pronto per fare l'amore" che annulla le aspettative, lo rende un discorso che non è solo femminista, è intergenerazionale, è per tutti gli esseri umani. Non esiste un uomo chiamato ad avere un certo tipo di virilità, non può esistere una donna condannata a fare ciò che qualcun altro ha deciso. Non può esistere che io ti dia un bacio senza essere sicura che tu lo voglia. Continuare a insistere dopo essere stati respinti. Non siamo noi le paladine del cambiamento, è solo qualcosa che fa parte di noi e che, di conseguenza, finisce nei nostri testi, anche in maniera semplice e diretta. Per la gente di provincia, appunto».














