Basta entrare nel vagone della metro per capire che andare a un concerto di Lana Del Rey significa entrare in un universo parallelo. C'è di tutto: ragazzine coquette, ma anche dark/emo, vestite da sposa cadavere o da vedove, c'è la cow-girl con gli stivali texani e fiocchi ovunque, un mix di stili che rispecchiano esattamente il percorso artistico (ed estetico) di una delle più grandi cantautrici internazionali.
Lana Del Rey è la seconda ospite della rassegna di Coca-Cola a Milano, che anche quest'anno si sviluppa sui due ippodromi di San Siro: dopo la data sold out dei Metallica anche il 4 giugno l'arena è piena e questa volta a vivere la serata sono soprattutto giovani e giovanissimi.
Dopo l'apertura di Clara e Dardust, su un Ippodromo al tramonto si accendono le luci e si scopre la scenografia di Lana del Rey, che la sta accompagnando nel suo tour europeo e che avevamo già visto al Primavera Sound poche ore prima.
Il mondo della cantante è tutto qui. C'è un castello, diremmo, con balconcini, piante, il tutto in un finto ferro battuto che vuole dare l'idea dell'ingresso in un posto incantato e semi-abbandonato, nei boschi fatati di Chissàdove. Ed è lì che l'estetica goth si unisce alla nostalgia californiana delle atmosfere country con cui abbiamo imparato a conoscerla: sul fondo scorrono i video anni Sessanta in cui Mustang sfrecciano sulla Route 66 (o 101), dove giovani ragazzi si rincorrono sulle sponde di un lago, sullo sfondo di tipiche villette a schiera americane.
La scaletta ripercorre i suoi due mondi con un continuo viaggio tra gli album passati (Born to Die, Norman Fucking Rockwell!) e l'ultimo Did You Know That There's a Tunnel Under Ocean Blvd. Il dream pop della cantante newyorkese ha ammaliato il pubblico dell’Ippodromo Snai La Maura, con i brani più amati della sua discografia, dalla celeberrima “Summertime Sadness” a “Pretty when you cry”, passando per “Born to Die” e “Young and Beautiful” fino ai brani dell’ultimo album “Did You Know That There's a Tunnel Under Ocean Blvd”, come “A&W” e “Grants”. Scenografie tra il fiabesco e l’onirico, outfit iconici, per un live immaginifico e cinematografico: Lana sussurra nel microfono, ogni tanto si abbandona a virtuosismi che solo lei riesce a fare con la propria voce, riconoscibile tra mille altre. È il suo canto etereo e angelico nella dimensione, non ancora ben definita, tra l'inferno e il paradiso, tra il puro e l'impuro.
Lana Del Rey è ambigua in tutti i sensi, e come lei, mentre la ascoltiamo con il pubblico in fibrillazione, con la torcia del telefono accesa per tutta la durata del concerto, ci fermiamo a pensare se tutto questo è reale. È reale che sul palco, a due passi da piazzale Segesta, nella periferia residenziale di Milano, a pochi metri dallo stadio di San Siro, ci sia lei, sullo sfondo le case popolari di via Lampugnano? È reale, che lei scenda dal palco e venga portata insieme al suo corpo di ballo in un albergo nel centro di Milano, a pochi passi da noi, su un van dai vetri scuri? La sola idea ci fa sorridere, e forse oggi, possiamo affermare che siam al pari di altre grandi città europee, in grado di accogliere artisti di questo calibro con manifestazioni come gli I-Days.
Noi c'eravamo, come media partner, e, dopo di lei, ecco gli altri concerti da non perdere nella rassegna degli I-Days:
- 27 giugno: Doja Cat, apre BigMama
- 29 e 30 giugno: Tedua
- 9 luglio: Sum41 + Avril Lavigne
Venite con noi.











