Federico Mercuri e Giordano Cremona si incontrano dodici anni fa tra i banchi di scuola, a lezione di musica elettronica. Entrambi appassionati del genere, entrambi con il sogno ben chiaro della musica, decidono di provarci. Nessuno si stupisce quando i due ragazzi iniziano a fare i dj; tutto cambia quando il loro primo brano viene suonato nei più importanti festival mondiali da nomi di riferimento della scena, come Avicii, Diplo, Steve Angello, e molti altri con cui poi hanno collaborato.
È il 2012 e i due si accorgono che il sogno può essere realtà. Si esibiscono ai Festival, iniziano a produrre brani italiani di grande successo, da “Good Times” di Ghali a“Tribale” di Elodie, fino a “Furore” di Paola & Chiara che li porta a esibirsi con loro sul palco dell’Ariston durante l’ultimo Festival di Sanremo. Inseparabili, se non sono in giro a suonare, si chiudono in studio e uniscono le loro idee. Tra queste, sicuramente quella di iniziare un loro progetto artistico personale, esordendo con il primo brano “Un Altro Mondo”, che chiama alle voci Tananai e Marracash e che a poche settimane dalla sua uscita si pone già a capo della lista dei tormentoni d’estate 2023, nonostante sia nata senza alcuna ricetta scritta, come ogni loro brano. Non c’è un segreto o una regola per creare, se non la voglia di cercare sempre il suono migliore. Ben venga se diventa una hit da portare nel loro Summer Tour fino a fine agosto.
Come nasce una hit?
Giordano: «Non c’è una formula stabilita. Non c’è un segreto. La cosa che ci rende tranquilli è proprio il fatto che non sappiamo come si fa una hit e ogni canzone è una nuova scoperta. Di volta in volta dobbiamo capire come fare una canzone forte. E a noi piace metterci sempre in gioco, lo abbiamo scoperto nel tempo. Diciamo che non sapere come si fa una hit è proprio quello che ci spinge a farla ogni volta».
Però quando arriva un ritornello forte ve ne accorgete subito?
Giordano: «Quando arriva qualcosa di forte c’è subito il sentore di avere qualcosa tra le mani, ma quella sensazione l’abbiamo provata anche su brani che poi non sono diventate hit. Il nostro atteggiamento è frenare quell’istinto e tenerlo il più possibile placato. Cerchiamo di stare sempre tranquilli».
Federico: «Nel momento in cui fai una nuova canzone sei sempre gasato. Quello che è importante è ascoltarla dopo».
“Un altro mondo” è il vostro primo brano in italiano, in cui vi firmate come artisti e non solo produttori.
Giordano: «È il nostro primo passo dentro al mondo della musica italiana. Siamo sempre stati produttori dietro le quinte, con questa canzone abbiamo deciso di uscire come artisti. È il primo passo di un progetto più lungo che stiamo costruendo. Abbiamo scelto di iniziare con il botto coinvolgendo due degli artisti che più preferiamo in Italia, Marracash e Tananai. L’idea di combinare questa combo artistica è nata da noi, conoscevamo già Tananai perché prima faceva il dj. Abbiamo scritto con lui la topline e poi l’abbiamo mandata a Marra che ha deciso di collaborare».
Federico: «È stato un processo molto lungo, siamo tre anime diverse, con gusti musicali anche distanti. Ma il risultato è stato questo brano che unisce il gusto di tutti e ha qualcosa di unico».
Da cosa nasce il desiderio di non essere più solo produttori?
Federico: «Una delle cose più importanti che abbiamo capito con il tempo è che gli stimoli per noi sono fondamentali. Volevamo dare un twist al processo creativo in studio e provare a fare qualcosa di nuovo che prima non avevamo mai sperimentato».
Sempre insieme?
Giordano: «Siamo abituati a lavorare insieme da sempre, siamo sempre in studio quando non siamo in giro. Il nostro processo creativo è sempre diverso. A volte nasce un’idea da uno e l’altro la sviluppa o viceversa. Da quattro anni abbiamo dato il via a Itaca, con Eugenio Maimone e Leonardo Grillotti, il nostro team con cui produciamo tutti gli artisti del mondo del pop. Grazie a loro il processo creativo si è ampliato».
Credete nel gioco di squadra?
Giordano: «Tantissimo. Lavorare in team è un approccio diverso da quello che avevamo noi ed è anche qualcosa di unico in Italia, dove tutti lavorano da soli. All’estero invece è normale, ci sono più realtà di team di produttori che lavorano insieme».
Come vi siete conosciuti?
Federico: «Dodici anni fa anni fa un amico in comune ha proposto di darci lezione di musica elettronica, eravamo tutti e due agli inizi. Abbiamo creato le prime basi e le prime canzoni, chiamavamo i nostri amici a cantare. Ovviamente queste canzoni sono bruttissime e chiuse in cassaforte (ride, ndr). Facevamo queste lezioni nella cantina dei miei nonni, poi quello studio è diventato il nostro studio, lo abbiamo migliorato anno dopo anno, fino a quando abbiamo creato la prima canzone da discoteca che è stata suonata da quasi tutti i dj più forti al mondo. E da lì è partito il progetto di Merk&Kremont.
Il nome lo avevate già?
Federico: «Il nome lo avevamo già pronto perché suonavamo prima singolarmente ognuno per i fatti suoi. Io ero Merk, soprannome che avevo quando giocavo a tennis».
Giordano: «Io l’ho rubato al mio bisnonno, che era artista, suonava i cucchiai, si chiamava Max Kremont. Chi mettere prima e dopo ce lo siamo giocati a ping pong».
La musica era un sogno chiaro da sempre?
Giordano: «La passione della musica la devo a mio padre che mi portava a lezioni di pianoforte. Avevo sei anni e ho sempre voluto fare il musicista. Il fatto che mi sia dedicato alla musica elettronica è perché in adolescenza era la musica che più mi piaceva. Ma in ogni caso sarei finito a lavorare in questo mondo. Vengo da una famiglia abbastanza particolare, mio padre è un comico, mio fratello un cantante lirico. Abbiamo nel Dna l’essere particolari e l’intraprendere carriere esotiche, non canoniche».
Federico: «Mia sorella è tatuatrice. La mia famiglia mi ha sempre appoggiato. Siamo stati entrambi fortunati a poter inseguire il sogno».
Quando vi siete accorti che il sogno stava diventando realtà?
Federico: «Stavamo entrambi studiando ingegneria del suono. Io a Milano, Giordano a Londra. Come ogni anno, guardavamo i live streaming dei Festival più grandi al mondo, gli stessi dove poi abbiamo suonato anni dopo anche noi. Eravamo collegati e all’improvviso sentiamo che un dj mette la nostra canzone. Ci siamo chiamati nello stesso momento, quasi piangendo. Non potevamo crederci».
Giordano: «Abbiamo capito che qualcosa poteva nascere».
In questi dieci anni quali sono i ricordi che più vi hanno segnato?
Federico: «Gli eventi cardine del nostro percorso sono stati suonare all’Ultra, il festival dove è stata suonata la prima volta una nostra canzone, il coronamento del sogno da dj che avevamo sempre avuto. Poi al Tomorrowland, tra i più importanti a livello di show. Grazie al nostro lavoro abbiamo girato il mondo, siamo stati in tutti i continenti, abbiamo suonato in America più volte ed è stato incredibile e surreale scoprire di avere dei fan anche in Giappone. Non ce lo saremmo mai aspettati».
All’estero i producer sono figure più considerate?
Federico: «Sicuramente in America, dove hanno rispetto e fama pari a quella degli artisti. Ma in Italia non ci possiamo lamentare, negli ultimi anni la figura del produttore sta emergendo. In tanti altri paesi non è così valorizzato. E poi dipende, se si è produttore e basta o se si è anche dj, come David Guetta per esempio. Noi siamo più vicini a lui come figura, rispetto a un produttore che sta in studio e basta».
Fuori dallo studio siete saliti anche sul palco dell’Ariston quest’anno, nella serata dei duetti.
Federico: «È stato molto strano ma allo stesso tempo bello. Sanremo è qualcosa che ti sembra di conoscere da quando sei nato, è una settimana che guardi in tv da quando sei piccolo. Devo ammettere che sono stato più in imbarazzo alle prove che poi sul palco durante la serata».
Giordano: «Volevamo provare a vivere quell’esperienza. Abbiamo visto molta frenesia, tanta ansia da parte degli artisti, li abbiamo visti molto emozionati. Il nostro ruolo era quello di far ballare e divertire, quindi eravamo avvantaggiati, senza la pressione di dover cantare bene. È comunque un’esperienza unica».
Voi per cosa vi emozionate?
Federico: «Una delle emozioni che abbiamo provato all’inizio e che portiamo avanti il più possibile è scrivere canzoni e vedere che la gente le canta e le balla. Vedere il pubblico cantare i tuoi pezzi è emozionante. E anche sentire in radio la propria canzone, sembra banale, ma io ne vado molto fiero».
E il tour invece?
Giordano: «Il nostro tour vuol dire tanti viaggi, tanti spostamenti. La parte bella è la possibilità di portare le canzoni in giro e vedere come reagiscono le persone in tanti luoghi diversi, di fronte alle diverse canzoni. È una grandissima opportunità che abbiamo. Si guarda ai risultati sulle piattaforme, agli ascolti in radio, ma il riscontro vero è sempre quello del pubblico e ogni volta è un’esperienza unica e diversa. L’opportunità di vederle le persone di fronte alla nostra musica è unica».
La reazione della gente vi ispira per la scrittura dei brani?
Federico: «Sempre. Dalla reazione della gente nascono nuove canzoni. Quando siamo in tour abbiamo l’opportunità di sentire anche altri artisti durante la stessa serata. Vedere cosa fanno gli altri ispira».
Nelle nuove canzoni chi vorreste con voi?
Federico: «Tra i sogni nel cassetto c’è Tiziano Ferro. Abbiamo prodotto per lui il suo ultimo singolo "Destinazione Mare" e appena abbiamo iniziato a lavorare con lui gli ho mandato un messaggio, con lo screenshot di una mia intervista del 2016, dove dicevo che tra i miei sogni c’erano lui e Jamiroquai. Ha riso, gli ha fatto piacere».
Anima pop quindi?
Giordano: «C’è un’anima che ha più sfumature. Siamo amanti dell’r&b e del funky. Siamo amanti della musica dove si può ballare».













