Se non vinci, sei tra i perdenti. Se non ti fai notare sei mediocre. Se non raggiungi il successo c'è solo il fallimento. Che cosa lasciamo nella terra di mezzo tra questi due estremi, costantemente posti come aut aut? Pare che non lo sappiamo nemmeno più. Molte emozioni, sicuramente: gioia, rabbia, soddisfazione amore per se stessi, orgoglio, speranza, gratitudine. Quelle che emergono dall'intervista a Benedetta Pilato, diciannovenne arrivata quarta alla finale dei 100 rana alle Olimpiadi di Parigi. Da lei ci si aspettava, evidentemente, solo il dolore e la frustrazione di chi è costretto a far parte della categoria degli sconfitti; così, quando Pilato si è sottratta a questa classificazione, mostrando una reazione ben diversa, il sistema è andato in cortocircuito.
«Io sono troppo contenta, un anno fa non ero nemmeno in grado di farla questa gara», ha detto l'atleta parlando di quello che, in effetti, è stato il suo secondo miglior tempo di sempre portandola a un centesimo di secondo dalla medaglia di bronzo. «Ci ho provato fino alla fine, mi dispiace», ha aggiunto, «Queste sono lacrime di gioia: è stato il giorno più bello della mia vita». Le sue emozioni non sono parse legittime a chi aveva intorno, secondo la regola per cui puoi gioire solo se arrivi nel punto più alto, altrimenti ti stai accontentando o forse sei troppo tenera con te stessa. «Non so se ci fa o ci è», è stato il commento di Elisa Di Francisca, campionessa olimpica di fioretto tra i commentatori delle Olimpiadi di Parigi sulla Rai. «Non c’ho capito niente», ha aggiunto, «Ma lei c’è rimasta male, obiettivamente è rimasta male, è impossibile, non può essere contenta. Se non voleva andare sul podio e allora che c’è andata a fare? Rabbrividisco».
Dopo la polemica, Di Francisca ha detto di aver parlato «in buona fede»: «Spiegazioni devo darne solo ai diretti interessati, quindi ho parlato al telefono con Benedetta, le ho spiegato le mie ragioni che possono essere travisate, perché le persone non tutte la pensano allo stesso modo. Le ho detto 'se ho urtato la tua sensibilità in qualche modo ti chiedo scusa». Di Francisca, però, un favore ce l'ha fatto: ha smascherato l'ipocrisia di una società che predica la tutela della salute mentale e il valore dell'impegno, ma che non è affatto pronta ad accettare che una diciannovenne possa essere soddisfatta di un quarto posto alle Olimpiadi. Nella società della performance chi non punta sempre più in alto va punito: ma come? Io se perdo soffro e tu ti concedi di essere felice? È dovuta intervenire Federica Pellegriniper "spiegare" quanto accaduto. «A volte un quarto posto, anche se per poco, è il nostro sogno più grande! Perché?! Perché Benny alla prima Olimpiade uscì in batteria e ieri sera si presentava con il settimo tempo!!», ha scritto su Instagram la campionessa, «Le medaglie piacciono a tutti, ma (e questo I’ho capito solo alla mia ultima Olimpiade) a volte conta molto di più il viaggio!! Le medaglie pesanti arriveranno, Benny ha solo 19 anni! Lasciamola sognare ciò che vuole».











